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GUIDA PRATICA IMPOSTA DI BOLLO
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MessaggioInviato: Lun 10 Dic 2012 - 2:56 pm    Oggetto: GUIDA PRATICA IMPOSTA DI BOLLO Rispondi citando

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Speciale imposta di bollo





D.P.R. 26.10.1972 n. 642 Disciplina dell'imposta di bollo.

Allegato A
TARIFFA (Parte I)
Atti, documenti e registri soggetti all'imposta di bollo fin dall'origine (tariffa allegata al D. M. 20 agosto 1992, che contiene anche le modifiche introdotte da ultimo dal comma 10 dell'art. 1-bis, D.L. 12 luglio 2004, n. 168 nel testo integrato dalla relativa legge di conversione).

Art. 1

1. Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali e certificati, estratti di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all'originale rilasciati dagli stessi: per ogni foglio: € 14,62

Art. 4

1. Atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei consorzi e associazioni, delle comuni, loro comunità montane e delle unità sanitarie locali, nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all'originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta: per ogni foglio: € 14,62

Allegato B
TABELLA
Atti, documenti e registri esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto

Art. 3. (Così sostituito dall'art. 28, D.P.R. 30 dicembre 1982, n. 955)

Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare, esclusi gli atti di cui agli articoli 34 e 36 della tariffa e comprese le istanze e denunce di parte dirette a promuovere l'esercizio dell'azione penale e relative certificazioni. Documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall'imputato o incolpato.

Art. 12. (Così sostituito dall'art. 28, D.P.R. 30 dicembre 1982, n. 955)

Atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla Corte costituzionale.
Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie:
1) in materia di assicurazioni sociali obbligatorie ed assegni familiari;
2) individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego;
3) in materia di pensioni dirette o di riversibilità;
4) in materia di equo canone delle locazioni degli immobili urbani.
Atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti agli uffici del lavoro e della massima occupazione o previsti da contratti o da accordi collettivi di lavoro.
Atti e documenti relativi all'esecuzione immobiliare nei procedimenti di cui ai numeri 1), 2) e 3) del secondo comma e dei provvedimenti di cui al terzo comma del presente articolo.
Atti e provvedimenti dei procedimenti innanzi al conciliatore, compreso il mandato speciale a farsi rappresentare ed escluse le sentenze

D.P.R. 30.05. 2002 n. 115 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia.
Art. 18 “Non applicabilità dell'imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato”:

1. Agli atti e provvedimenti del processo penale non si applica l'imposta di bollo. L'imposta di bollo non si applica altresì agli atti e provvedimenti del processo civile, compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, e del processo amministrativo, soggetti al contributo unificato. L'imposta di bollo non si applica, inoltre, alle copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti, purché richieste dalle parti processuali. Atti e provvedimenti del processo sono tutti gli atti processuali, inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali.
2. La disciplina sull'imposta di bollo è invariata per le istanze e domande sotto qualsiasi forma presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano atti antecedenti, necessari o funzionali ai processi di cui al comma 1.




Circolare n. 70/E, 14 agosto 2002, Direzione Centrale Normativa e Contenzioso

Il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, approvato con D.P.R. del 30 maggio 2002 n. 115 (pubblicato nel supplemento ordinario alla “Gazzetta ufficiale” n. 139 del 15 giugno 2002 - serie generale), d’ora in poi Testo unico, ha inciso anche sulla disciplina dell’imposta di bollo.
Il comma 1 dell’articolo 299 (Abrogazioni di norme primarie) ha abrogato, tra l’altro, l’articolo 9 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, - modificato dal decreto legge 11 marzo 2002, n. 28, convertito dalla legge 10 maggio 2002, n. 91- che aveva istituito il contributo unificato per le spese degli atti giudiziari. Le relative disposizioni sono state tuttavia riproposte con talune integrazioni e modifiche nel citato del Testo unico; in particolare, quelle che interessano l’imposta sul bollo, sono riportate all’articolo 18 dello stesso Testo unico (Non applicabilità dell’imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato).
Tale articolo, che ha modificato e riscritto la norma originaria in funzione del riordino complessivo della materia delle spese di Giustizia (cfr. relazione illustrativa dell’art. 18 del Testo unico), recita: “Agli atti e ai provvedimenti del processo penale non si applica l’imposta di bollo.
L’imposta di bollo non si applica, altresì, agli atti e provvedimenti del processo civile compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, e del processo amministrativo, soggetti al contributo unificato [omissis]”.
Un’interpretazione logico-sistematica permette di evidenziare – considerato anche il mandato legislativo assegnato dalla legge 8 marzo 1999, n. 50, articolo 7, come modificato dall’articolo 1, comma 6, lettere d) ed e), della legge 24 novembre 2000, n. 340 (riordino e armonizzazione delle norme legislative ed anche delle disposizioni sostanziali) - i presupposti per l’applicazione del contributo unificato e della conseguente esenzione dall’imposta di bollo (cfr. relazione del Testo unico punti 3 e 5 della premessa).
Considerate le difficoltà di prospettare la disciplina dell’imposta di bollo con riferimento a ciascuna tipologia di atto giudiziario, con la presente si vuole individuare e definire, attraverso un’interpretazione sistematica, alcuni principi di carattere generale che permettano l’identificazione e la classificazione di singoli casi ai fini della corretta applicazione del contributo unificato e dell’imposta di bollo.
Si suggerisce, in via preliminare, di affiancare la lettura di queste istruzioni con le circolari n. 3 e 4 rispettivamente del 13 maggio e 28 giugno 2002 del Ministero della Giustizia e la relazione al Testo Unico sulle spese di Giustizia - pubblicate, tra l’altro, sul sito internet del Ministero della Giustizia www.giustizia.it. - nonché con le indicazioni già fornite da questa Agenzia con circolare 21/E del 27 febbraio 2002 e risoluzione n. 161/E del 30 maggio 2002.

1. Presupposto oggettivo per l’esenzione ai fini dell’imposta di bollo
L’ambito più generale entro cui opera il contributo unificato è quello del ‘procedimento giurisdizionale’. Tale assunto è confermato dal combinato disposto dell’articolo 9 del Testo unico che precisa: “è dovuto il contributo unificato di iscrizione a ruolo, per ciascun grado di giudizio nel processo civile, compresa la procedura concorsuale, e di volontaria giurisdizione, e nel processo amministrativo, (…) salvo le esenzioni previste dall’articolo 10” e dalla definizione di processo inserita nell’articolo 3, comma 1, lettera o) del Testo unico “‘processo’ è qualunque procedimento contenzioso o non contenzioso di natura giurisdizionale” (cfr. anche relazione Testo unico, premesse generali, punto 1).
Il legislatore, non facendo distinzione tra i termini ‘procedimento’ e ‘processo’, ha inteso, quindi, subordinare tutti gli atti e i provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali al contributo unificato, escludendoli allo stesso tempo dall’imposta di bollo.
L’elencazione tassativa dei processi e delle procedure per i quali è dovuto il contributo unificato di iscrizione a ruolo, lascia intendere l’esclusione di tutti gli altri.
In particolare, il contributo unificato non si applica al processo tributario come è stato già chiarito con la citata circolare n. 21/E del 27 febbraio 2002, emanata prima dell’entrata in vigore del Testo unico.
Più esattamente, nella predetta circolare si precisava che la speciale giurisdizione tributaria, disciplinata dal decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, non è assoggettata al contributo unificato, sia perché il processo tributario non è elencato fra quelli soggetti al contributo unificato, sia perché nel processo tributario non era dovuta la preesistente tassa di iscrizione a ruolo, ora assorbita nel contributo unificato.
Questa esclusione ovviamente è riferita solo ai gradi di giudizio che si svolgono dinanzi alle commissioni tributarie, come è ora espressamente confermato dall’art. 261 del Testo unico (Spese processuali nel processo tributario dinanzi alla Corte di cassazione): “Al ricorso per cassazione e a relativo processo si applica la disciplina prevista dal presente testo unico per il processo unico per il processo civile ”. In proposito nella relazione illustrativa si specifica che: “la fase del ricorso per cassazione avverso le sentenze della commissione tributaria regionale è costruita nell’ordinamento come quella per i procedimento civile.
Il procedimento tributario, quindi, si svolge dinnanzi ad un giudice speciale con regole particolari nelle prime due fasi e si unifica con il procedimento ordinario civile per la fase di legittimità. Questo vale anche per le spese, come dimostra il riscontro nella prassi. Infatti, i diritti di cancelleria - inesistenti nel procedimento tributario innanzi alle commissioni tributarie provinciali e regionali - sono esatti nella fase dinanzi alla cassazione. I diritti di copia - che hanno una disciplina particolare nel procedimento tributario innanzi alle commissioni tributarie provinciali e regionali - sono esatti secondo le regole generali nella fase dinanzi alla cassazione. La conseguenza è che il contributo
unificato - previsto per il procedimento civile ed amministrativo – si applica anche per il ricorso in cassazione avverso la sentenza della commissione tributaria regionale”.
In proposito, si precisa che, ovviamente, le disposizioni sull’imposta di bollo relative al processo tributario rimangono invariate (cfr. parte VIII del Testo unico - Disposizioni speciali per il processo amministrativo, contabile e tributario, art. 260).
2. Relazione tra l’imposta di bollo e il contributo unificato. L’imposta di bollo in materia di atti giudiziari acquisisce una natura residuale, perché rimane generalmente dovuta quando non opera il contributo unificato.
Occorre precisare, però, che l’esclusione dal pagamento del contributo unificato non comporta sempre il pagamento dell’imposta di bollo. In determinati casi, di seguito meglio individuati, alcuni atti e provvedimenti sono stati ritenuti dal legislatore - per le loro specifiche finalità - esenti da ogni imposizione, sia ai fini dell’imposta di bollo che del contributo unificato.
L’articolo 10 dello stesso Testo unico prevede l’esenzione ai fini del contributo unificato, e, di riflesso, anche ai fini dell’imposta di bollo, per:
“1.[…] il processo già esente […] dall’imposta di bollo o da ogni spesa tassa o diritto di qualsiasi specie e natura nonché il processo di rettificazione di stato civile, il processo in materia tavolare, il processo esecutivo per consegna e rilascio, il processo di cui all’articolo 3 della legge 24 marzo 2001, n. 89 [equa riparazione].
2. […] il processo, anche esecutivo, di opposizione e cautelare, in materia di assegni per il mantenimento della prole […]
3.[…] i processi di cui al libro IV [dei procedimenti speciali], titolo II [Dei procedimenti in materia di famiglia e di stato delle persone] capi I [della separazione personale dei coniugi], II [dell’interdizione e dell’inabilitazione], I [disposizioni relative all’assenza e alla dichiarazione di morte presunta], IV [disposizioni relative ai minori, agli interdetti e agli inabilitati] e V [dei rapporti patrimoniali tra i coniugi], del codice di procedura civile.
4. […] il processo di valore inferiore a euro 1.033 e il processo esecutivo mobiliare di valore inferiore a euro 2.500.
5. […] il processo cautelare attivato in corso di causa e […] il processo di regolamento di competenza e di giurisdizione”. Si rammenta che analogo trattamento di esenzione, ai fini sia del contributo sia del bollo, è previsto anche per il processo penale, al quale l’articolo 18 riserva una disciplina speciale, diversa dal processo civile e amministrativo (cfr. la diversa dizione dell’abrogato articolo 9 della legge 488/99). In questo caso, l’articolo 18 riprende ed aggiorna la disposizione del D.P.R. 642 del 1972 (cfr. relazione art. 18 Testo unico), con la conseguenza che anche agli atti e ai provvedimenti del processo penale non si applica l’imposta di bollo, né il contributo unificato.
3. Gli atti antecedenti, necessari o funzionali al procedimento giurisdizionale
Al criterio generale, secondo cui l’ambito delle disposizioni fiscali è delimitato dal “procedimento giurisdizionale”, fanno da corollario alcune eccezioni. Come si evince dall’articolo 18 del Testo unico – che ha ripreso il disposto dell’articolo 9 della legge 488/99 (modificato dal D. l. 11/03/2002, n. 28, convertito dalla L. 10/05/2002, n. 91) - tra gli atti e provvedimenti del processo cui si applica il contributo unificato devono essere “inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali”.
Per una migliore comprensione di queste tre qualificazioni degli atti occorre preliminarmente evidenziare il significato della nozione di “procedimento”.
Tale termine, per la teoria generale processualistica sta a significare: “una determinata sequenza di norme, nonché degli atti da esse disciplinati e delle posizioni soggettive da essa estraibili, in vista del – e compreso il - compimento di un atto finale” (cfr. E. FAZZALARI, voce “Procedimento e processo (teoria generale)”, in Enciclopedia del diritto, Milano, 1986, pag. 820).
Per converso, il procedimento non ricomprende in sé gli atti e i provvedimenti ‘non procedimentali’, ovvero, fini a se stessi o posti in essere per un fine altro da quello dei procedimenti stessi o, comunque, non coordinati in funzione del compimento di un atto finale. Sono soggetti, pertanto, all’imposta di bollo - in quanto non rientranti nei procedimenti giurisdizionali - ad esempio: gli atti di notorietà, la trascrizione della vendita di automobili con riserva di proprietà, la pubblicità dei testamenti e i procedimenti di iscrizione all’albo dei consulenti tecnici (cfr. circolare n. 3, del Ministero della Giustizia del 13 maggio 2002).
A questo punto è possibile comprendere come ‘quelli antecedenti necessari o funzionali’ al procedimento giurisdizionale, pur diversi dagli atti procedimentali nel senso (stretto) prima richiamato, si caratterizzano per essere logicamente rapportati ai medesimi.
Analizzandoli singolarmente possono essere ritenuti:
• ‘antecedenti’ a quelli del procedimento giurisdizionale: gli atti che precedono in senso logico il procedimento stesso; l’antecedenza, però, non deve essere interpretata nel senso puramente cronologico, quanto, piuttosto, nel suo rapporto di funzionalità o di necessarietà con il procedimento giurisdizionale;
• ‘necessari’: gli atti e provvedimenti indispensabili (conditio sine qua non) per l’esistenza di quelli strettamente procedimentali, anche se non hanno la stessa natura di questi ultimi perché non fanno parte del procedimento giurisdizionale (criterio della necessità);
• ‘funzionali’: gli atti e provvedimenti posti in essere in dipendenza o al fine di ottenere un atto o provvedimento del procedimento giurisdizionale, ovvero, più genericamente, in vista degli stessi, anche se la loro esistenza non è condizione necessaria di procedibilità (criterio teleologico).
A titolo di esempio, nel procedimento di esecuzione, si può qualificare ‘necessario’ l’atto di precetto e ‘funzionale’ la procura alle liti (cfr. risoluzione n. 121/E del 13 maggio 2002).
4. Presupposti soggettivi dell’esenzione
Ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo deve ricorrere non solo il presupposto oggettivo appena esaminato, legato alla tipologia degli atti (atti processuali), ma è necessario anche che il soggetto beneficiario dell’esenzione rivesta la qualità di parte processuale (presupposto soggettivo).
Tanto si desume dal disposto dell’articolo 18, comma 1, secondo periodo (che riprende sostanzialmente il disposto dell’abrogato articolo 9, L. 488/1999) e comma 2, del Testo unico, secondo cui: “Le copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti di cui al presente comma richieste dalle parti del procedimento si intendono esenti dall’imposta di bollo. La disciplina dell’imposta di bollo è invariata per le istanze e domande sotto qualsiasi forma presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano antecedenti, necessari o funzionali ai processi di cui al comma 1” (cfr art. 18, c. 2, Testo unico).
I terzi, in genere, scontano ordinariamente l’imposta di bollo sulle istanze, domande e copie degli atti e dei provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali perché non sono, a differenza delle parti, elementi costitutivi del rapporto processuale.
Il legislatore, infatti, indicando nella parte processuale il “presupposto soggettivo” dell’esenzione, ha inteso indirettamente confermare il “presupposto oggettivo” del “procedimento giurisdizionale” come ambito e limite del contributo unificato.
5. Disposizioni transitorie (omissis)

Agenzia delle entrate, Direzione generale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale - 26 maggio 2004

Ai sensi del combinato disposto artt. 1 e 4 della Tariffa, parte prima, del DPR n. 642/1972, i certificati anagrafici rilasciati dal Comune sono soggetti all’imposta di bollo. L’art. 20 della citata Tariffa prevede l’assoggettamento all’imposta di bollo sia degli atti e provvedimenti giurisdizionali civili e amministrativi che degli atti e provvedimenti dei procedimenti arbitrali.
Il D.P.R. n. 115 del 30.5.2002 recante disposizioni in materia di spese di giustizia, dispone all’art. 9 la debenza del contributo unificato di iscrizione a ruolo per ciascun grado di giudizio nel processo civile ed amministrativo.
L’art. 18 del citato decreto dispone che in detti procedimenti giurisdizionali l’imposta di bollo non si applica agli atti e provvedimenti se gli stessi risultano soggetti al contributo unificato. Inoltre è stato specificato che tra gli atti e provvedimenti del processo sono da ricomprendere anche tutti gli atti ad esso antecedenti, necessari e funzionali.
Per le istanze e domande presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano antecedenti, necessari o funzionali al processo, l’imposta di bollo risulta dovuta.
L’Agenzia con la circ. n. 70/E del 14.8.2002, oltre ad avere già fornito l’interpretazione da attribuire ai termini “antecedenti, necessari o funzionali” ai fini del procedimento giurisdizionale, al punto 4 – presupposti soggettivi dell’esenzione - ha specificato che “ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo deve ricorrere non sono il presupposto oggettivo legato alla tipologia degli atti processuali, ma è necessario anche che il soggetto beneficiario dell’esenzione rivesta la qualità di parte processuale (presupposto soggettivo)”.
Tanto premesso, per la fattispecie in esame, la scrivente ritiene che non sussistano al riguardo presupposti per l’applicazione della disposizione indicata all’art. 18 del D.P.R. 115/2002 in quanto la normativa in materia di notificazione richiede già di per sé come specificato dall’art. 163 del c.p.c. l’indicazione nominativa dei soggetti processuali (attore e convenuto), nonché il luogo dove gli stessi hanno la residenza, il domicilio o la dimora. Ne consegue quindi che la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo.


AGENZIA ENTRATE Torino, 23 giugno 2010
Direzione Regionale del Piemonte
Settore Servizi e Consulenza
Ufficio Fiscalità generale

OGGETTO: Interpello 901-167/2010-ART.11, legge 27 luglio 2000, n. 212.
COMUNE DI PIANEZZA
Istanza presentata il 12/04/2010

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’art. 1 del D.P.R. n. 642 del 1972, è stato esposto il seguente

Q U E S I T O

Il comune istante chiede chiarimenti circa il trattamento tributario, ai fini dell’imposta di bollo, delle richieste di certificazione anagrafica presentate da società di recupero crediti.
In particolare, viene rappresentato che le società richiedenti i certificati anagrafici talvolta indicano nell’istanza il possesso di un’autorizzazione di pubblica sicurezza richiedendo, pertanto, la certificazione di residenza ai sensi dell’art. 3 della Tabella B di cui al D.P.R. 642 del 1972.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L’istante ritiene che le società di recupero crediti di cui si tratta non possano chiedere i certificati in esenzione dal momento che, in genere, sono prestatori d’opera per conto di altri soggetti (banche, studi legali) non processualmente legittimati ad esercitare l’azione penale nei confronti dei cittadini dei quali richiedono i certificati. Non troverebbe, pertanto, applicazione né l’esenzione di cui all’art. 3 del D.P.R. 642 del 1972, né quella di cui all’art. 12 della Tabella allegata allo stesso Decreto.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Ai sensi del combinato di cui agli artt. 1 del D.P.R. 642 del 1972 e 4 della Tariffa parte prima di cui allo stesso Decreto il rilascio di certificati anagrafici da parte del Comune è soggetto all’imposta di bollo.
L’art.1 del D.P.R. citato, infatti, prevede che oggetto dell’imposta siano tutti “gli atti, documenti e i registri indicati nell’annessa Tariffa”.
In particolare, i certificati anagrafici sono ricompresi tra gli atti soggetti all’imposta fin dall’origine indicati nell’art. 4 della Tariffa pt. I di cui al D.P.R. suindicato, vale a dire tra gli “atti e provvedimenti degli organi della amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province,
dei comuni, loro consorzi e associazioni, delle comunità montane e delle unità sanitarie locali,
nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in
estratto o in copia dichiarata conforme all’originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta”.
L’Amministrazione finanziaria si è più volte pronunciata affermando sempre l’assoggettabilità fin dall’origine all’imposta di bollo delle certificazioni anagrafiche (in tal senso si vedano le seguenti Risoluzioni: prot. n.300612 del 9/12/1983, prot. n.301694 del 21/11/1986, prot.n.352014 del 19/10/1987, prot. n.352119 del 9/12/1987, prot. n. 811 del 22/4/1994, prot. n.851 del 22/4/1994 prot. n. 27 del 17/12/1994, prot. n. 135 del 5/6/1995, prot. n. 208 del 15/7/1995).
Alla regola generale sull’assolvimento dell’imposta di bollo fa, tuttavia, eccezione l’ipotesi in cui si ricada in una delle esenzioni tassativamente indicate dallo stesso Decreto o da Leggi speciali.
In tal senso si è recentemente espressa l’Amministrazione Finanziaria con la Circolare n. 25 del 29.03.2010 ribadendo che “i certificati in discorso possono essere rilasciati senza il pagamento dell’imposta di bollo se destinati a uno degli usi indicati nella tabella allegato B, annessa al citato D.P.R. n. 642 del 1972, recante l’elencazione degli atti e documenti esenti in modo assoluto dall’imposta, o nei casi previsti da leggi speciali”.
In particolare, l’art. 3 della Tabella allegata al già citato Decreto prevede l’esenzione in modo assoluto di “Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare, esclusi gli atti di cui agli artt. 34 e 36 della tariffa e comprese le istanze e denunce di parte dirette a promuovere l’esercizio dell’azione penale e relative certificazioni. Documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall’imputato o incolpato”.
Inoltre, sempre nella Tabella ma all’art. 12 è prevista l’esenzione in modo assoluto di “Atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla Corte costituzionale. Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie:
1) in materia di assicurazioni sociali obbligatorie ed assegni familiari;
2) individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego;
3) in materia di pensioni dirette o di reversibilità;
4) in materia di equo canone delle locazioni degli immobili urbani.
Atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti agli uffici del lavoro e della massima occupazione o previsti da contratti o da accordi collettivi di lavoro. Atti e documenti relativi all’esecuzione immobiliare nei procedimenti di cui ai nn. 1), 2) e 3) del secondo comma e dei provvedimenti di cui al terzo comma del presente articolo. Atti e provvedimenti dei procedimenti
innanzi al conciliatore, compreso il mandato speciale a farsi rappresentare ed escluse le sentenze”.
Tanto premesso, si ritiene che i certificati anagrafici richiesti dalle società di recupero credito siano da assoggettare all’imposta di bollo in quanto non vi sono specifiche disposizioni normative che ne consentano il rilascio in esenzione.
IL DIRETTORE REGIONALE Vincenzo PALITTA





Titolo: Imposta di bollo su certificati di residenza ad uso notifica atti giudiziari.
Argomento: CONSULTAZIONE ANAGRAFICA
Data: 01/06/2006

Domanda: Imposta di bollo su certificati di residenza ad uso notifica atti giudiziari. Viste le frequenti richieste di certificati suddetti da parte di avvocati o procuratori, che spesso ne danno per scontato il rilascio in esenzione da bollo, citando l'art. 18 del D.P.R. 115/2002 (e talvolta neppure...) chiedo cortesemente conferma o rettifica delle informazioni in mio possesso che nello specifico, riguardano il fatto che sull'argomento ci sono due pronunce del Ministero delle finanze, volte rispettivamente alla determinazione di quali effettivamente siano gli atti processuali "antecedenti, necessari o funzionali", e se o meno siano esentabili: la circolare ag. entrate, Direzione. centrale normativa e contenzioso, n. 70 del 14.08.2002 e la risoluzione dell'Agenzia delle entrate, dir. reg. Piemonte, uff. fisc. gen., n. 04/27442 del 26.05.2004, che testualmente recita "..ne consegue, quindi, che la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo, per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo".

Risposta: OGGETTO: Imposta di bollo su certificati di residenza ad uso notifica atti giudiziari.

Il D.P.R. 30-5-2002 n. 115 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”, ed in particolare l’art. 18 “Non applicabilità dell'imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato”, dispone testualmente:
3. “Agli atti e provvedimenti del processo penale non si applica l'imposta di bollo. L'imposta di bollo non si applica altresì agli atti e provvedimenti del processo civile, compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, e del processo amministrativo, soggetti al contributo unificato. L'imposta di bollo non si applica, inoltre, alle copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti, purché richieste dalle parti processuali. Atti e provvedimenti del processo sono tutti gli atti processuali, inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali.
4. La disciplina sull'imposta di bollo è invariata per le istanze e domande sotto qualsiasi forma presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano atti antecedenti, necessari o funzionali ai processi di cui al comma 1”.
Il punto focale dell’analisi interpretativa di tale norma verte sulla possibilità o meno di considerare “antecedente, necessario o funzionale” ai processi il certificato anagrafico richiesto al fine di individuare la residenza del convenuto e permettere la notificazione allo stesso dell’atto di citazione e degli altri atti giudiziari che a lui devono obbligatoriamente essere resi noti.
Il Ministero delle Finanze è intervenuto con Circolare dell’Agenzia delle Entrate, Direzione centrale normativa e contenzioso, del 14 agosto 2002, n. 70 con la quale sono state dettate le linee e i criteri di analisi utili ad una corretta interpretazione della norma in oggetto.
Successivamente, la direzione regionale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale, del 26 maggio 2004, n. 04/27442, ha ritenuto che “la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo”.. In conclusione, i certificati anagrafici richiesti da avvocati e procuratori per uso notifica atti giudiziari, devono essere rilasciati in bollo.
Sull’argomento, si richiamano anche le Risoluzioni n. 450223 del 29.11.1989 e n. 159 del 22.7.1996 in materia di certificati anagrafici richiesti dalle banche al fine di istruire o concedere mutui a medio e lungo termine, considerati “atti prodromici” rispetto alle effettive operazioni relative a tali finanziamenti.
Il Ministero ha ritenuto che l’esenzione,la quale pure si applica agli atti delle operazioni di mutuo ai sensi degli articoli 15 e 16 del DPR 29 settembre 1973, n. 601, non si applica ai certificati anagrafici richiesti per la stessa finalità, ma “prodromici” e quindi soggetti alla regola generale del pagamento dell’imposta di bollo.





Sentenza n. 9 del 14.02.2006 della Commissione Provinciale di Venezia – sez. 01

COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI VENEZIA - SEZ. 01

La contribuente ricorre avverso la richiesta del Comune di Fiesso d’Artico di assolvimento dell’imposta di bollo per il rilascio di un certificato anagrafico volto alla conoscenza della residenza di un destinatario di un atto processuale civile. Chiede conseguentemente l’annullamento della richiesta del Comune e la condanna dello stesso alla restituzione delle somme illegittimamente pretese.

La ricorrente, che aveva necessità di conoscere la residenza di una sua debitrice, alla quale voleva notificare atto di precetto, chiedeva all’Ufficio Anagrafe del Comune il rilascio del certificato in esenzione dell’imposta di bollo in applicazione dell’art. 18 DPR 115/2002, in quanto atto del processo civile.

Si costituisce il Comune sostenendo la legittimità del suo operato, confortato da innumerevoli pronuncie e pareri di esperti, e chiede il rigetto del ricorso con condanna alle spese.

Ciò posto la Commissione osserva: in via preliminare va censurato il tono, il vocabolario ed il tenore usato dal professionista rappresentante della ricorrente. Il vocabolario usato ed il frasario è profondamente irriguardoso sia nei confronti dell’Ente impositore che degli studiosi della materia che hanno fornito autorevoli indicazioni e pareri ai quali il Comune correttamente si è uniformato.

Voler far passare la richiesta di un certificato anagrafico, per la successiva emissione di un atto di precetto, come atto di un processo civile è una tesi assolutamente non condivisibile.

La Commissione pone a carico della parte soccombente le spese del presente giudizio che quantifica in Euro 500,00.

P. Q. M.

La Commissione respinge i ricorsi riuniti. Pone a carico della parte soccombente le spese del presente giudizio che liquida in complessivi Euro 500,00.

Venezia lì, 14/02/2006

IL RELATORE IL PRESIDENTE

Sentenza n. 2/29/07 del 15.01.2007 della Commissione Regionale di Venezia sez. 29

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE DI VENEZIA

SEZIONE 29
R.G. APPELLO N. 1040/06

FATTO

Il contribuendo ebbe a ricorrere avanti Commissione Tributaria di I° contro il pagamento dell’imposta di bollo per il rilascio di un certificato anagrafico per la conoscenza della residenza di un soggetto per il quale doveva procedersi a notificare un atto di precetto.
La Commissione Tributaria di 1° respingeva il ricorso ritenendo non condivisibile la tesi del contribuente e richiamava in motivazione i pareri addotti dal Comune di Fiesso d’Artico in sede di costituzione avanti alla Commissione Tributaria.
Contro tale decisione insiste il contribuente ritenendo che il rilascio di detto certificato sia da ritenersi esente ai sensi dell’art. 9 della legge 23.12.99 n. 488 Tabella 1, trattandosi di atto antecedente, necessario e funzionale al procedimento civile.

OSSERVA QUESTA COMMISSIONE

Per l’atto di precetto non è previsto nel Codice Civile l’allegazione del certificato anagrafico, rilevandosi come obbligo la corretta notifica al domicilio del debitore. Trattasi pertanto non di atto funzionale allo svolgimento del processo così come previsto in senso stretto dalle previsioni processuali per l’esercizio del precetto.
Pare pertanto corretta la consolidata indicazione ministeriale che ne esclude l’esenzione dall’imposta di bollo.
Esistono altresì giusti motivi per compensare le spese.

P.Q.M.

Respinge l’appello e conferma l’impugnata sentenza




I dubbi interpretativi legati alle richieste di studi legali sono iniziati, soprattutto, a seguito dell’entrata in vigore del D.P.R. 30-5-2002 n. 115 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, ed in particolare delle disposizioni dell’art. 18 “Non applicabilità dell'imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato”, già ripetutamente richiamato.
Il punto focale dell’analisi interpretativa verte, come appare evidente, sulla possibilità o meno di considerare “antecedente, necessario o funzionale” ai processi il certificato anagrafico richiesto al fine di individuare la residenza del convenuto e permettere la notificazione allo stesso dell’atto di citazione e degli altri atti giudiziari che a lui devono obbligatoriamente essere resi noti.

La questione, nelle sue linee generali è stata affrontata dal Ministero delle finanze con la Circolare dell’Agenzia delle entrate, Direzione centrale normativa e contenzioso, n. 70 del 14 agosto 2002.
La circolare compie un’analisi completa ed esauriente della nuova normativa introdotta dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, approvato proprio con il citato DPR (la circolare è riportata integralmente nella parte “normativa”).
La conclusione dell’Agenzia delle entrate si può così riassumere:
- l’imposta di bollo è stata abolita per i procedimenti giurisdizionali per i quali è stato istituito il “contributo unificato”;
- l’imposta di bollo, è stata ugualmente abolita per tutti quei procedimenti giurisdizionali non soggetti al pagamento del contributo unificato, per i quali sussista una norma che esenta espressamente da tale imposta; per esempio, la circolare cita, fra gli altri, anche l’art. 10 dello stesso testo unico (DPR n. 115/2002) che prevede l’esenzione dall’imposta di bollo anche per gli atti del “processo di rettificazione di stato civile, il processo in materia tavolare, il processo esecutivo per consegna e rilascio, il processo di cui all'articolo 3, della legge 24 marzo, n. 89”, nonostante il fatto che tali procedimenti giurisdizionali siano esenti anche dal pagamento del contributo unificato.
La circolare ministeriale precisa poi che tale esenzione riguarda SOLO gli atti processuali e quelli antecedenti, necessari o funzionali al procedimento giurisdizionale che si caratterizzano per essere logicamente rapportati ai medesimi.
La questione fondamentale, a questo punto, sia per gli atti giurisdizionali soggetti al pagamento del contributo unificato, che assorbe anche l’imposta di bollo, sia per gli atti giurisdizionali non soggetti al contributo unificato (art. 10 del citato DPR n. 115/2002), ma ugualmente esenti da imposta di bollo, è quella di stabilire se i certificati anagrafici richiesti ai fini del compimento di atti processuali siano da considerarsi “antecedenti, necessari o funzionali” al procedimento giurisdizionale stesso. La risposta è negativa, come confermato anche da una risoluzione dell’Agenzia delle entrate, Direzione regionale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale, del 26 maggio 2004, n. 04/27442 (anch’essa sopra riportata) della quale è sufficiente riportare le parole conclusive: “Ne consegue, quindi, che la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo”.
Tuttavia, più ancora delle pronunce dell’Agenzia delle entrate, occorre sottolineare come il principio sia stato definitivamente sancito dalla sentenza n. 2/29/07 del 15.1.2007 della Commissione Tributaria Regionale di Venezia, sez. 29, che conferma la sentenza della Commissione Provinciale n. 9 del 14.2.2006.
Le Sentenze in questione respingono il ricorso di un avvocato avverso la richiesta del comune di assolvimento dell’imposta di bollo per il rilascio di un certificato anagrafico finalizzato alla conoscenza della residenza del destinatario di un atto processuale. In pratica, il ricorrente aveva necessità di conoscere la residenza di un suo debitore, al quale voleva notificare un atto di precetto; a tal fine aveva chiesto all’ufficio anagrafe del comune il rilascio del certificato di residenza, in esenzione dall’imposta di bollo in applicazione dell’art. 18 d.P.R. n. 115/2002.
Il comune, a sua volta, si era costituito, sostenendo la legittimità del suo operato, confortato, in particolare, dal parere espresso dall’Anusca.
La Commissione Tributaria afferma che “la richiesta di un certificato anagrafico, per la successiva emissione di un atto di precetto, come atto di un processo civile, è una tesi assolutamente non condivisibile”.

La questione deve quindi essere considerata chiusa: gli ufficiali d’anagrafe non possono rilasciare agli studi legali certificati anagrafici per uso notifica atti giudiziari, senza l’assolvimento dell’imposta di bollo.

Per quanto riguarda, in particolare l’esenzione dall’imposta di bollo prevista dall’art. 3 – Tabella Allegato B – al d.P.R. n. 642/1972, l’unica possibile ipotesi in cui un certificato anagrafico potrebbe rientrare nell’esenzione dall’imposta di bollo sembrerebbe essere il caso in cui il certificato sia destinato ad essere “prodotto in un procedimento in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare da parte del pubblico ministero o dell'imputato o incolpato” (si veda l’ultima parte dell’art. 3). Non risulta, tuttavia, che debba essere “prodotto” alcun certificato anagrafico nei procedimenti di cui sopra; di norma, i certificati anagrafici sono richiesti dagli studi legali ai fini della notifica di atti giudiziari e, per questo uso, come detto, è prevista l’imposta di bollo.





• Richiesta del certificato effettuata direttamente presso lo sportello anagrafico: il richiedente dovrà essere in possesso della prescritta marca da bollo dell’importo di euro 14,62 o pagare il relativo importo, nel caso in cui il comune abbia attivato il pagamento dell’imposta in modo virtuale, oltre, ovviamente, ai diritti di segreteria.
• Richiesta del certificato effettuata tramite servizio postale o fax: la richiesta di certificati anagrafici da parte di studi legali o agenzie di recupero crediti viene inviata, in prevalenza, tramite servizio postale o fax; in questi casi o il richiedente provvede all’assolvimento dell’imposta di bollo (oltre ai diritti di segreteria), oppure l’ufficiale d’anagrafe dovrà inviare la richiesta del pagamento di quanto dovuto con l’avviso che, in mancanza, opporrà un rifiuto scritto e motivato al rilascio del certificato richiesto.
• Segnalazione all’Agenzia delle entrate: Nel caso in cui si abbia il fondato sospetto di trovarsi di fronte ad una evasione fiscale, a seguito della richiesta di un certificato anagrafico per un uso dichiarato difforme da quello che si può effettivamente presumere, qualora, da elementi intrinseci all'atto, possa emergere in maniera incondizionata che l'invocata norma d'esenzione è inconferente od erronea, l’ufficiale d’anagrafe può inoltrare formale segnalazione all’Agenzia delle entrate per gli eventuali controlli che l’Agenzia stessa ritenga di effettuare.






IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE


COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le STUDIO LEGALE……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 18 del D.P.R. 30.05.2002 n. 115; tuttavia, l’uso da Voi indicato non sembra corretto e pertinente. È stato chiarito dall’Agenzia delle entrate (cfr. Agenzia delle entrate, Direzione generale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale - 26 maggio 2004, n. 04/27442) che “la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo”. Ciò significa, in pratica, che non può rientrare fra gli atti “antecedenti, necessari o funzionali” ai processi, il certificato anagrafico richiesto al fine di individuare la residenza del convenuto e permettere la notificazione allo stesso dell’atto di citazione e degli altri atti giudiziari che a lui devono obbligatoriamente essere resi noti.
- Per il rilascio del certificato richiesto è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………



IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE



COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le STUDIO LEGALE……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 12 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72 e successive modificazioni; tuttavia, l’uso da Voi indicato non sembra corretto e pertinente, in quanto ben difficilmente un certificato anagrafico può rientrare nella casistica prevista dall’art. 12 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72 e successive modificazioni. Infatti, come ha avuto modo di precisare in varie circostanze l’Agenzia delle entrate del Ministero delle Finanze, i certificati anagrafici sono “atti prodromici” ai documenti, atti e provvedimenti dei procedimenti amministrativi o giurisdizionali. In particolare, secondo il parere dell’Agenzia delle entrate n. 140/E del 21.6.2007 riguardante nello specifico i procedimenti aventi ad oggetto le controversie individuali di lavoro, l'esenzione disposta dall’art. 12 tab. all. B riguarda i “provvedimenti” relativi alle cause per controversie individuali di lavoro e i “documenti” relativi alle stesse controversie (per es. le sentenze, le ordinanze e le relative copie, oltre alle domande per ottenerle).
Nessun cenno si fa in questo parere, né in altri, circa le eventuali certificazioni anagrafiche richieste, di norma, per provvedere alla notifica all’indirizzo anagrafico corretto della citazione o di altri atti giudiziari o per individuare comunque l’indirizzo del cittadino interessato.
- Per il rilascio del certificato richiesto è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………






IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE

Prot. n. del


COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le STUDIO LEGALE……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 3 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72; tuttavia, l’uso da Voi indicato non sembra corretto e pertinente, in quanto ben difficilmente un certificato anagrafico può rientrare nella casistica prevista dall’art. 3 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72 e successive modificazioni. Infatti, come ha avuto modo di precisare in varie circostanze l’Agenzia delle entrate del Ministero delle Finanze, i certificati anagrafici sono atti prodromici ai documenti, atti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali elencati dal citato art. 3. L’unico caso in cui un certificato anagrafico “potrebbe” risultare esente dall’imposta di bollo è quello previsto dall’ultima parte dell’art. 3 da Voi citato e cioè qualora si trattasse di “documento prodotto nel procedimento penale dall’imputato o incolpato”.
Si chiede pertanto di precisare meglio l’utilizzo del certificato richiesto che, come detto, è esente dal bollo solo se utilizzato per essere “prodotto nel procedimento penale” e non certo se utilizzato per finalità diverse, quali ad esempio: recupero crediti, notifica atti giudiziari, ingiunzioni, ecc.
Di fronte a dubbi sulla spettanza dell'esenzione (seppure richiesta formalmente dalla parte), si ritiene che l'ente emittente, solidalmente obbligato al pagamento, sia comunque tenuto all'applicazione dell'imposta di bollo qualora, da elementi intrinseci all'atto, possa emergere in maniera incondizionata che l'invocata norma d'esenzione è inconferente od erronea.
- A meno che non venga precisato meglio l’uso del certificato richiesto, per il rilascio del medesimo è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………









Speciale imposta di bollo





D.P.R. 26.10.1972 n. 642 Disciplina dell’imposta di bollo.

Allegato A - TARIFFA (Parte I)
Atti, documenti e registri soggetti all'imposta di bollo fin dall’origine (tariffa allegata al D.M. 20 agosto 1992, che contiene anche le modifiche introdotte da ultimo dal comma 10 dell'art. 1-bis, D.L. 12 luglio 2004, n. 168 nel testo integrato dalla relativa legge di conversione).

Art. 1
1. Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali e certificati, estratti di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all’originale rilasciati dagli stessi: per ogni foglio: € 14,62

Art. 4
1. Atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei consorzi e associazioni, delle comuni, loro comunità montane e delle unità sanitarie locali, nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all’originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta: per ogni foglio: € 14,62

Allegato B - TABELLA
Atti, documenti e registri esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto.

Art. 5
Atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo, dichiarazioni, denunzie, atti, documenti e copie presentati ai competenti uffici ai fini dell’applicazione delle leggi tributarie, con esclusione di ricorsi, opposizioni ed altri atti difensivi del contribuente.
Verbali, decisioni e relative copie delle commissioni tributarie nonché copie dei ricorsi, delle memorie, delle istanze e degli altri atti del procedimento depositati presso di esse.
Repertori, libri, registri ed elenchi prescritti dalle leggi tributarie ad esclusione dei repertori tenuti dai notai.
Atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo, per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extratributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extratributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell’opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione.
Istanze di rimborso e di sospensione del pagamento di qualsiasi tributo, nonché documenti allegati alle istanze medesime.
Delegazioni di pagamento e atti di delega di cui all'art. 3 della legge 21 dicembre 1978, n. 843.

L. 8.6.1962 n. 604
Modificazioni allo stato giuridico e all'ordinamento della carriera dei segretari comunali e provinciali. Tabella D – Norme speciali.
Punto 7. Nessun diritto è dovuto per la scritturazione di attestati di povertà, per la legalizzazione di firme, per le copie degli atti contrattuali da mandarsi alle autorità superiori per il visto, per gli atti richiesti d’ufficio nell'interesse dello Stato e dei servizi pubblici, per i certificati di pensioni inferiori a lire centomila annue, per i verbali di conciliazione delle contravvenzioni a regolamenti municipali e alle leggi diverse, per i certificati rilasciati in carta non bollata per povertà dei richiedenti ed in generale in tutti quei casi nei quali le leggi ed i regolamenti dispongono che il rilascio debba farsi senza spesa.

D. Lgs. 13.4.1999 n. 112
Riordino del servizio nazionale della riscossione, in attuazione della delega prevista dalla L. 28 settembre 1998, n. 337.

Art. 18. Accesso dei concessionari agli uffici pubblici.
1. Ai soli fini della riscossione mediante ruolo, i concessionari sono autorizzati ad accedere agli uffici pubblici, anche in via telematica, con facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati, nonché di ottenere, in carta libera, le relative certificazioni.
2. Ai medesimi fini i concessionari sono altresì autorizzati ad accedere alle informazioni disponibili presso il sistema informativo del Ministero delle finanze e presso i sistemi informativi degli altri soggetti creditori, salve le esigenze di riservatezza e segreto opponibili in base a disposizioni di legge o di regolamento.
3. Con decreto del Ministero delle finanze, sentito il garante per la protezione dei dati personali, sono stabiliti i casi, i limiti e le modalità di esercizio delle facoltà indicate nei commi 1 e 2 e le cautele a tutela della riservatezza dei debitori



DIPARTIMENTO DELLE ENTRATE - DIREZIONE CENTRALE PER LA RISCOSSIONE. Prot. 1/2/54126 del 5 giugno 1998.
Le certificazioni richieste dai Concessionari del Servizio riscossione tributi rientrano nell’esercizio di una attività di diritto pubblico e ad esse è applicabile l’esenzione (dal diritto di segreteria) prevista al punto 7 delle Norme speciali, relative alla tabella D) allegata alla L. n. 604 dell’8.6.1962.
Tale conclusione è in linea non solo con l’intero sistema normativo in materia di riscossione ed, in particolare, con le disposizioni che dichiarano esenti, sia da imposte che da diritti di qualsiasi specie, atti e certificati necessari per la riscossione, ma anche con il fatto che, in vari momenti del procedimento di esecuzione, i Comuni sono chiamati a collaborare con i concessionari gratuitamente (artt. 67 e 73 D.P.R. 602/73).
N.B. il riferimento agli artt. 67 e 73 del D.P.R. n. 602/73 non è più pertinente in quanto si tratta di norme integralmente sostituite prima dall'art. 16 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, e successivamente modificate da altre disposizioni normative.

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AGENZIA DELLE ENTRATE - RISOLUZIONE 25 febbraio 2005, n. 28
Mandato al difensore esterno da parte del concessionario del servizio riscossione tributi - imposta di bollo
La Commissione Tributaria Provinciale di …... chiede chiarimenti sul trattamento, ai fini dell’imposta di bollo, del mandato difensivo apposto a margine degli atti (controdeduzioni) depositati in commissione tributaria dal difensore di fiducia esterno di X s.p.a. (concessionario servizio riscossione).
In particolare, chiede “...se i mandati dei Servizi Riscossione Tributi ai rispettivi difensori devono intendersi strumentali alla attività difensiva degli uffici - e come tali esenti dall'imposta di bollo - oppure meri atti di conferimento d’incarico a soggetti esterni agli Uffici medesimi, legittimati ad agire in nome e per conto di questi ultimi in sede di contenzioso - e come tali assoggettati all'imposta di bollo”.
Al riguardo, si osserva che l’articolo 5, comma 3, della tabella allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 (disciplina dell’imposta di bollo) esenta in modo assoluto dal pagamento dell’imposta di bollo gli “Atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo, per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extratributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extratributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell'opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”.
Sulla portata del suddetto articolo 5, con risoluzione del 19 febbraio 2002, n. 49/E, e, precedentemente, con circolare del 2 gennaio 1976, n. 1, l’Amministrazione Finanziaria aveva affermato che “... l'esenzione dall'imposta di bollo prevista dall'articolo 5 della tabella riguardi anche gli atti posti in essere dal concessionario...” precisando altresì che tra questi rientrano, “...gli atti difensivi e di costituzione in giudizio del concessionario...”.
Pertanto, affinché un atto del Concessionario del servizio riscossione tributi sia esente dall’imposta di bollo deve essere oggettivamente correlato al procedimento di riscossione dei tributi e delle entrate elencate nel sopra citato articolo 5.
L'obbligo di stare in giudizio mediante procuratore per i concessionari è stabilito dall'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, che stabilisce: “le parti, diverse dall’ufficio del Ministero delle finanze - rectius, delle Agenzie fiscali - o dall’ente locale nei cui confronti è stato proposto il ricorso, devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato”.
Ai sensi dell'articolo 10 del suddetto decreto “sono parti nel processo dinanzi alle commissioni tributarie oltre al ricorrente, l’ufficio del Ministero delle finanze o l’ente locale o il concessionario del servizio di riscossione che ha emanato l’atto impugnato o non ha emanato l’atto richiesto ovvero, se l’ufficio è un centro di servizio, l’ufficio delle entrate del Ministero delle finanze al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso”.
In virtù di tali norme, il Concessionario del servizio di riscossione, a differenza dell’Amministrazione Finanziaria, è obbligato ad avvalersi dell'assistenza tecnica da parte di uno dei soggetti indicati nel comma 2 del medesimo articolo 12 (cfr. circolare del 23 aprile 1996, n. 98 del Ministero delle Finanze).
Da quanto esposto emerge una evidente correlazione tra il mandato difensivo, conferito a margine degli atti o con atto separato, e gli atti del procedimento di riscossione dei tributi. Del resto, l’articolo 5, al comma 1, della tabella allegata al d.P.R. n. 642 del 1972 espressamente prevede l’esclusione dall’esenzione “...di ricorsi, opposizioni ed altri atti difensivi del contribuente”, mentre nulla dispone con riferimento agli stessi atti emessi dall’Ufficio impositore o dal concessionario per la riscossione.
In sintesi, non è soggetta all'imposta di bollo la procura rilasciata dal Concessionario del servizio riscossione tributi ad un difensore esterno in relazione ad un atto difensivo relativo e alla riscossione dei tributi.
Ovviamente, la predetta esenzione non opera quando il Concessionario sia presente in giudizio in qualità di contribuente (cfr. risoluzione dell'Agenzia delle Entrate del 1 febbraio 2002, n. 34).

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AGENZIA ENTRATE – DIREZIONE REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA – SETTORE SERVIZI E CONSULENZA – UFFICIO FISCALITÀ GENERALE. Bologna 22/12/2010
OGGETTO: Interpello 909-615/2010 – Art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212.
COMUNE DI MODENA - Istanza presentata il 09/12/2010

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione del DPR n. 642 del 1972 , è stato esposto il seguente
QUESITO

II Comune di Modena (di seguito, Comune), tramite il Sindaco, Avvocato Giorgio Pighi, ha prodotto il seguente, testuale interpello:
“All’Ufficio anagrafe di questo Comune ditte di recupero crediti richiedono certificati anagrafici di residenza e di stato di famiglia in esenzione dall’imposta di bollo citando gli articoli 3, 5 e 12 della tabella allegato B) del DPR 642 del 1972.
Altre volte chiedono l’esenzione in base all’articolo 18 del D.Lgs. 112/99.
Tali ditte esibiscono contratti di appalto in base ai quali sono state incaricate da enti pubblici o da gestori privati di pubblico servizio della riscossione di sanzioni amministrative o di recupero degli importi non riscossi relativi alla fornitura di servizi di pubblica utilità (acqua, energia elettrica, rifiuti).
E’ il caso della SIRFIN srl di Roma incaricata da ATCM spa, azienda di trasporto di Modena, della Società MARAN di Torino, incaricata dal Comune del Capoluogo piemontese, della società SORIT spa di Ravenna incaricata dall’Azienda Ambientale di pubblico servizio di Livorno, di Esaconsulting di Roma che riscuote per conto di Hera spa”.
II Comune chiede se le richieste siano legittime.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

II Comune, testualmente, “ritiene che i certificati richiesti non rientrino nelle poste di esenzione degli articoli 3, 5 e 12 della tabella allegato B) del DPR 642 del 1972 sopra richiamati, come espresso già in altri interpelli (Vs. interpello n. 186/2008, interpello Agenzia Entrate Piemonte n. 901-167/2010). Né può essere citata l'esenzione prevista dall'articolo 18 del D.Lgs. 112/99 in quanto tali enti non sembra abbiano la qualifica soggettiva di concessionari della riscossione”. Pertanto, “ritiene che l’uso effettivo di tale certificazione non sia pertinente con gli articoli agevolativi citati”.

PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

Questa Direzione concorda con la soluzione prospettata dal Comune.
E’ utile una breve disamina normativa.
I “certificati rilasciati da pubblici, ufficiali” e gli “atti dei comuni” sono di regola soggetti ad imposta di bollo ai sensi degli articoli 1, comma 1 e 4, comma 1, Tariffa, allegato A, parte prima, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972.
Sono fatte salve esplicite esenzioni, disciplinate dalla legge.
Esaminiamo le norme invocate dalle Ditte di recupero crediti in sede di rilascio del certificato anagrafico.
L'articolo 3, Tabella, allegato B, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972 esenta in modo assoluto da imposta di bollo gli “atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare”, le “istanze e denunce diparte dirette a promuovere l’esercizio dell’azione penale e relative certificazioni” ed i “documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall’imputato o incolpato”.
L’articolo 5 della stessa Tabella, a sua volta, esenta dall’imposta di bollo in modo assoluto, tra l’altro, gli “atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo”, nonché gli “atti e copie relativi al procedimento anche esecutivo per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extra tributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extra tributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell'opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”.
Ancora, il successivo articolo 12 riconosce la medesima esenzione agli “atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla Corte Costituzionale”; agli “atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie” “individuali di lavoro”, “in materia di assicurazioni sociali”, “in materia di pensioni” (compresi gli “atti e documenti relativi all'esecuzione immobiliare” in tali procedimenti) ed “in materia di equo canone”; gli “atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti agli uffici del lavoro e della massima occupazione" (compresi gli “atti e documenti relativi all'esecuzione immobiliare” in tali procedimenti); gli “atti e provvedimenti dei procedimenti innanzi al conciliatore” “escluse le sentenze”.
Infine, l’articolo 18, comma 1, D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112 dispone che “ai soli fini della riscossione mediante ruolo, i concessionari sono autorizzati ad accedere, gratuitamente ed anche in via telematica, a tutti i dati rilevanti a tali fini, anche se detenuti, da uffici pubblici, con facoltà” “di ottenere, in carta libera, le relative certificazioni”.
Alla luce della normativa richiamata, si appalesano, preliminarmente, del tutto oscuri i richiami agli ar
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MessaggioInviato: Lun 10 Dic 2012 - 3:00 pm    Oggetto: Rispondi citando

NELL'INVIO PRECEDENTE MANCAVANO ALCUNE PAGINE.

ECCO IL MATERIALE COMPLETO:






Speciale imposta di bollo





D.P.R. 26.10.1972 n. 642 Disciplina dell'imposta di bollo.

Allegato A
TARIFFA (Parte I)
Atti, documenti e registri soggetti all'imposta di bollo fin dall'origine (tariffa allegata al D. M. 20 agosto 1992, che contiene anche le modifiche introdotte da ultimo dal comma 10 dell'art. 1-bis, D.L. 12 luglio 2004, n. 168 nel testo integrato dalla relativa legge di conversione).

Art. 1

1. Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali e certificati, estratti di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all'originale rilasciati dagli stessi: per ogni foglio: € 14,62

Art. 4

1. Atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei consorzi e associazioni, delle comuni, loro comunità montane e delle unità sanitarie locali, nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all'originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta: per ogni foglio: € 14,62

Allegato B
TABELLA
Atti, documenti e registri esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto

Art. 3. (Così sostituito dall'art. 28, D.P.R. 30 dicembre 1982, n. 955)

Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare, esclusi gli atti di cui agli articoli 34 e 36 della tariffa e comprese le istanze e denunce di parte dirette a promuovere l'esercizio dell'azione penale e relative certificazioni. Documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall'imputato o incolpato.

Art. 12. (Così sostituito dall'art. 28, D.P.R. 30 dicembre 1982, n. 955)

Atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla Corte costituzionale.
Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie:
1) in materia di assicurazioni sociali obbligatorie ed assegni familiari;
2) individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego;
3) in materia di pensioni dirette o di riversibilità;
4) in materia di equo canone delle locazioni degli immobili urbani.
Atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti agli uffici del lavoro e della massima occupazione o previsti da contratti o da accordi collettivi di lavoro.
Atti e documenti relativi all'esecuzione immobiliare nei procedimenti di cui ai numeri 1), 2) e 3) del secondo comma e dei provvedimenti di cui al terzo comma del presente articolo.
Atti e provvedimenti dei procedimenti innanzi al conciliatore, compreso il mandato speciale a farsi rappresentare ed escluse le sentenze

D.P.R. 30.05. 2002 n. 115 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia.
Art. 18 “Non applicabilità dell'imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato”:

1. Agli atti e provvedimenti del processo penale non si applica l'imposta di bollo. L'imposta di bollo non si applica altresì agli atti e provvedimenti del processo civile, compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, e del processo amministrativo, soggetti al contributo unificato. L'imposta di bollo non si applica, inoltre, alle copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti, purché richieste dalle parti processuali. Atti e provvedimenti del processo sono tutti gli atti processuali, inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali.
2. La disciplina sull'imposta di bollo è invariata per le istanze e domande sotto qualsiasi forma presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano atti antecedenti, necessari o funzionali ai processi di cui al comma 1.




Circolare n. 70/E, 14 agosto 2002, Direzione Centrale Normativa e Contenzioso

Il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, approvato con D.P.R. del 30 maggio 2002 n. 115 (pubblicato nel supplemento ordinario alla “Gazzetta ufficiale” n. 139 del 15 giugno 2002 - serie generale), d’ora in poi Testo unico, ha inciso anche sulla disciplina dell’imposta di bollo.
Il comma 1 dell’articolo 299 (Abrogazioni di norme primarie) ha abrogato, tra l’altro, l’articolo 9 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, - modificato dal decreto legge 11 marzo 2002, n. 28, convertito dalla legge 10 maggio 2002, n. 91- che aveva istituito il contributo unificato per le spese degli atti giudiziari. Le relative disposizioni sono state tuttavia riproposte con talune integrazioni e modifiche nel citato del Testo unico; in particolare, quelle che interessano l’imposta sul bollo, sono riportate all’articolo 18 dello stesso Testo unico (Non applicabilità dell’imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato).
Tale articolo, che ha modificato e riscritto la norma originaria in funzione del riordino complessivo della materia delle spese di Giustizia (cfr. relazione illustrativa dell’art. 18 del Testo unico), recita: “Agli atti e ai provvedimenti del processo penale non si applica l’imposta di bollo.
L’imposta di bollo non si applica, altresì, agli atti e provvedimenti del processo civile compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, e del processo amministrativo, soggetti al contributo unificato [omissis]”.
Un’interpretazione logico-sistematica permette di evidenziare – considerato anche il mandato legislativo assegnato dalla legge 8 marzo 1999, n. 50, articolo 7, come modificato dall’articolo 1, comma 6, lettere d) ed e), della legge 24 novembre 2000, n. 340 (riordino e armonizzazione delle norme legislative ed anche delle disposizioni sostanziali) - i presupposti per l’applicazione del contributo unificato e della conseguente esenzione dall’imposta di bollo (cfr. relazione del Testo unico punti 3 e 5 della premessa).
Considerate le difficoltà di prospettare la disciplina dell’imposta di bollo con riferimento a ciascuna tipologia di atto giudiziario, con la presente si vuole individuare e definire, attraverso un’interpretazione sistematica, alcuni principi di carattere generale che permettano l’identificazione e la classificazione di singoli casi ai fini della corretta applicazione del contributo unificato e dell’imposta di bollo.
Si suggerisce, in via preliminare, di affiancare la lettura di queste istruzioni con le circolari n. 3 e 4 rispettivamente del 13 maggio e 28 giugno 2002 del Ministero della Giustizia e la relazione al Testo Unico sulle spese di Giustizia - pubblicate, tra l’altro, sul sito internet del Ministero della Giustizia www.giustizia.it. - nonché con le indicazioni già fornite da questa Agenzia con circolare 21/E del 27 febbraio 2002 e risoluzione n. 161/E del 30 maggio 2002.

1. Presupposto oggettivo per l’esenzione ai fini dell’imposta di bollo
L’ambito più generale entro cui opera il contributo unificato è quello del ‘procedimento giurisdizionale’. Tale assunto è confermato dal combinato disposto dell’articolo 9 del Testo unico che precisa: “è dovuto il contributo unificato di iscrizione a ruolo, per ciascun grado di giudizio nel processo civile, compresa la procedura concorsuale, e di volontaria giurisdizione, e nel processo amministrativo, (…) salvo le esenzioni previste dall’articolo 10” e dalla definizione di processo inserita nell’articolo 3, comma 1, lettera o) del Testo unico “‘processo’ è qualunque procedimento contenzioso o non contenzioso di natura giurisdizionale” (cfr. anche relazione Testo unico, premesse generali, punto 1).
Il legislatore, non facendo distinzione tra i termini ‘procedimento’ e ‘processo’, ha inteso, quindi, subordinare tutti gli atti e i provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali al contributo unificato, escludendoli allo stesso tempo dall’imposta di bollo.
L’elencazione tassativa dei processi e delle procedure per i quali è dovuto il contributo unificato di iscrizione a ruolo, lascia intendere l’esclusione di tutti gli altri.
In particolare, il contributo unificato non si applica al processo tributario come è stato già chiarito con la citata circolare n. 21/E del 27 febbraio 2002, emanata prima dell’entrata in vigore del Testo unico.
Più esattamente, nella predetta circolare si precisava che la speciale giurisdizione tributaria, disciplinata dal decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, non è assoggettata al contributo unificato, sia perché il processo tributario non è elencato fra quelli soggetti al contributo unificato, sia perché nel processo tributario non era dovuta la preesistente tassa di iscrizione a ruolo, ora assorbita nel contributo unificato.
Questa esclusione ovviamente è riferita solo ai gradi di giudizio che si svolgono dinanzi alle commissioni tributarie, come è ora espressamente confermato dall’art. 261 del Testo unico (Spese processuali nel processo tributario dinanzi alla Corte di cassazione): “Al ricorso per cassazione e a relativo processo si applica la disciplina prevista dal presente testo unico per il processo unico per il processo civile ”. In proposito nella relazione illustrativa si specifica che: “la fase del ricorso per cassazione avverso le sentenze della commissione tributaria regionale è costruita nell’ordinamento come quella per i procedimento civile.
Il procedimento tributario, quindi, si svolge dinnanzi ad un giudice speciale con regole particolari nelle prime due fasi e si unifica con il procedimento ordinario civile per la fase di legittimità. Questo vale anche per le spese, come dimostra il riscontro nella prassi. Infatti, i diritti di cancelleria - inesistenti nel procedimento tributario innanzi alle commissioni tributarie provinciali e regionali - sono esatti nella fase dinanzi alla cassazione. I diritti di copia - che hanno una disciplina particolare nel procedimento tributario innanzi alle commissioni tributarie provinciali e regionali - sono esatti secondo le regole generali nella fase dinanzi alla cassazione. La conseguenza è che il contributo
unificato - previsto per il procedimento civile ed amministrativo – si applica anche per il ricorso in cassazione avverso la sentenza della commissione tributaria regionale”.
In proposito, si precisa che, ovviamente, le disposizioni sull’imposta di bollo relative al processo tributario rimangono invariate (cfr. parte VIII del Testo unico - Disposizioni speciali per il processo amministrativo, contabile e tributario, art. 260).
2. Relazione tra l’imposta di bollo e il contributo unificato. L’imposta di bollo in materia di atti giudiziari acquisisce una natura residuale, perché rimane generalmente dovuta quando non opera il contributo unificato.
Occorre precisare, però, che l’esclusione dal pagamento del contributo unificato non comporta sempre il pagamento dell’imposta di bollo. In determinati casi, di seguito meglio individuati, alcuni atti e provvedimenti sono stati ritenuti dal legislatore - per le loro specifiche finalità - esenti da ogni imposizione, sia ai fini dell’imposta di bollo che del contributo unificato.
L’articolo 10 dello stesso Testo unico prevede l’esenzione ai fini del contributo unificato, e, di riflesso, anche ai fini dell’imposta di bollo, per:
“1.[…] il processo già esente […] dall’imposta di bollo o da ogni spesa tassa o diritto di qualsiasi specie e natura nonché il processo di rettificazione di stato civile, il processo in materia tavolare, il processo esecutivo per consegna e rilascio, il processo di cui all’articolo 3 della legge 24 marzo 2001, n. 89 [equa riparazione].
2. […] il processo, anche esecutivo, di opposizione e cautelare, in materia di assegni per il mantenimento della prole […]
3.[…] i processi di cui al libro IV [dei procedimenti speciali], titolo II [Dei procedimenti in materia di famiglia e di stato delle persone] capi I [della separazione personale dei coniugi], II [dell’interdizione e dell’inabilitazione], I [disposizioni relative all’assenza e alla dichiarazione di morte presunta], IV [disposizioni relative ai minori, agli interdetti e agli inabilitati] e V [dei rapporti patrimoniali tra i coniugi], del codice di procedura civile.
4. […] il processo di valore inferiore a euro 1.033 e il processo esecutivo mobiliare di valore inferiore a euro 2.500.
5. […] il processo cautelare attivato in corso di causa e […] il processo di regolamento di competenza e di giurisdizione”. Si rammenta che analogo trattamento di esenzione, ai fini sia del contributo sia del bollo, è previsto anche per il processo penale, al quale l’articolo 18 riserva una disciplina speciale, diversa dal processo civile e amministrativo (cfr. la diversa dizione dell’abrogato articolo 9 della legge 488/99). In questo caso, l’articolo 18 riprende ed aggiorna la disposizione del D.P.R. 642 del 1972 (cfr. relazione art. 18 Testo unico), con la conseguenza che anche agli atti e ai provvedimenti del processo penale non si applica l’imposta di bollo, né il contributo unificato.
3. Gli atti antecedenti, necessari o funzionali al procedimento giurisdizionale
Al criterio generale, secondo cui l’ambito delle disposizioni fiscali è delimitato dal “procedimento giurisdizionale”, fanno da corollario alcune eccezioni. Come si evince dall’articolo 18 del Testo unico – che ha ripreso il disposto dell’articolo 9 della legge 488/99 (modificato dal D. l. 11/03/2002, n. 28, convertito dalla L. 10/05/2002, n. 91) - tra gli atti e provvedimenti del processo cui si applica il contributo unificato devono essere “inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali”.
Per una migliore comprensione di queste tre qualificazioni degli atti occorre preliminarmente evidenziare il significato della nozione di “procedimento”.
Tale termine, per la teoria generale processualistica sta a significare: “una determinata sequenza di norme, nonché degli atti da esse disciplinati e delle posizioni soggettive da essa estraibili, in vista del – e compreso il - compimento di un atto finale” (cfr. E. FAZZALARI, voce “Procedimento e processo (teoria generale)”, in Enciclopedia del diritto, Milano, 1986, pag. 820).
Per converso, il procedimento non ricomprende in sé gli atti e i provvedimenti ‘non procedimentali’, ovvero, fini a se stessi o posti in essere per un fine altro da quello dei procedimenti stessi o, comunque, non coordinati in funzione del compimento di un atto finale. Sono soggetti, pertanto, all’imposta di bollo - in quanto non rientranti nei procedimenti giurisdizionali - ad esempio: gli atti di notorietà, la trascrizione della vendita di automobili con riserva di proprietà, la pubblicità dei testamenti e i procedimenti di iscrizione all’albo dei consulenti tecnici (cfr. circolare n. 3, del Ministero della Giustizia del 13 maggio 2002).
A questo punto è possibile comprendere come ‘quelli antecedenti necessari o funzionali’ al procedimento giurisdizionale, pur diversi dagli atti procedimentali nel senso (stretto) prima richiamato, si caratterizzano per essere logicamente rapportati ai medesimi.
Analizzandoli singolarmente possono essere ritenuti:
• ‘antecedenti’ a quelli del procedimento giurisdizionale: gli atti che precedono in senso logico il procedimento stesso; l’antecedenza, però, non deve essere interpretata nel senso puramente cronologico, quanto, piuttosto, nel suo rapporto di funzionalità o di necessarietà con il procedimento giurisdizionale;
• ‘necessari’: gli atti e provvedimenti indispensabili (conditio sine qua non) per l’esistenza di quelli strettamente procedimentali, anche se non hanno la stessa natura di questi ultimi perché non fanno parte del procedimento giurisdizionale (criterio della necessità);
• ‘funzionali’: gli atti e provvedimenti posti in essere in dipendenza o al fine di ottenere un atto o provvedimento del procedimento giurisdizionale, ovvero, più genericamente, in vista degli stessi, anche se la loro esistenza non è condizione necessaria di procedibilità (criterio teleologico).
A titolo di esempio, nel procedimento di esecuzione, si può qualificare ‘necessario’ l’atto di precetto e ‘funzionale’ la procura alle liti (cfr. risoluzione n. 121/E del 13 maggio 2002).
4. Presupposti soggettivi dell’esenzione
Ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo deve ricorrere non solo il presupposto oggettivo appena esaminato, legato alla tipologia degli atti (atti processuali), ma è necessario anche che il soggetto beneficiario dell’esenzione rivesta la qualità di parte processuale (presupposto soggettivo).
Tanto si desume dal disposto dell’articolo 18, comma 1, secondo periodo (che riprende sostanzialmente il disposto dell’abrogato articolo 9, L. 488/1999) e comma 2, del Testo unico, secondo cui: “Le copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti di cui al presente comma richieste dalle parti del procedimento si intendono esenti dall’imposta di bollo. La disciplina dell’imposta di bollo è invariata per le istanze e domande sotto qualsiasi forma presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano antecedenti, necessari o funzionali ai processi di cui al comma 1” (cfr art. 18, c. 2, Testo unico).
I terzi, in genere, scontano ordinariamente l’imposta di bollo sulle istanze, domande e copie degli atti e dei provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali perché non sono, a differenza delle parti, elementi costitutivi del rapporto processuale.
Il legislatore, infatti, indicando nella parte processuale il “presupposto soggettivo” dell’esenzione, ha inteso indirettamente confermare il “presupposto oggettivo” del “procedimento giurisdizionale” come ambito e limite del contributo unificato.
5. Disposizioni transitorie (omissis)

Agenzia delle entrate, Direzione generale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale - 26 maggio 2004

Ai sensi del combinato disposto artt. 1 e 4 della Tariffa, parte prima, del DPR n. 642/1972, i certificati anagrafici rilasciati dal Comune sono soggetti all’imposta di bollo. L’art. 20 della citata Tariffa prevede l’assoggettamento all’imposta di bollo sia degli atti e provvedimenti giurisdizionali civili e amministrativi che degli atti e provvedimenti dei procedimenti arbitrali.
Il D.P.R. n. 115 del 30.5.2002 recante disposizioni in materia di spese di giustizia, dispone all’art. 9 la debenza del contributo unificato di iscrizione a ruolo per ciascun grado di giudizio nel processo civile ed amministrativo.
L’art. 18 del citato decreto dispone che in detti procedimenti giurisdizionali l’imposta di bollo non si applica agli atti e provvedimenti se gli stessi risultano soggetti al contributo unificato. Inoltre è stato specificato che tra gli atti e provvedimenti del processo sono da ricomprendere anche tutti gli atti ad esso antecedenti, necessari e funzionali.
Per le istanze e domande presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano antecedenti, necessari o funzionali al processo, l’imposta di bollo risulta dovuta.
L’Agenzia con la circ. n. 70/E del 14.8.2002, oltre ad avere già fornito l’interpretazione da attribuire ai termini “antecedenti, necessari o funzionali” ai fini del procedimento giurisdizionale, al punto 4 – presupposti soggettivi dell’esenzione - ha specificato che “ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo deve ricorrere non sono il presupposto oggettivo legato alla tipologia degli atti processuali, ma è necessario anche che il soggetto beneficiario dell’esenzione rivesta la qualità di parte processuale (presupposto soggettivo)”.
Tanto premesso, per la fattispecie in esame, la scrivente ritiene che non sussistano al riguardo presupposti per l’applicazione della disposizione indicata all’art. 18 del D.P.R. 115/2002 in quanto la normativa in materia di notificazione richiede già di per sé come specificato dall’art. 163 del c.p.c. l’indicazione nominativa dei soggetti processuali (attore e convenuto), nonché il luogo dove gli stessi hanno la residenza, il domicilio o la dimora. Ne consegue quindi che la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo.


AGENZIA ENTRATE Torino, 23 giugno 2010
Direzione Regionale del Piemonte
Settore Servizi e Consulenza
Ufficio Fiscalità generale

OGGETTO: Interpello 901-167/2010-ART.11, legge 27 luglio 2000, n. 212.
COMUNE DI PIANEZZA
Istanza presentata il 12/04/2010

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’art. 1 del D.P.R. n. 642 del 1972, è stato esposto il seguente

Q U E S I T O

Il comune istante chiede chiarimenti circa il trattamento tributario, ai fini dell’imposta di bollo, delle richieste di certificazione anagrafica presentate da società di recupero crediti.
In particolare, viene rappresentato che le società richiedenti i certificati anagrafici talvolta indicano nell’istanza il possesso di un’autorizzazione di pubblica sicurezza richiedendo, pertanto, la certificazione di residenza ai sensi dell’art. 3 della Tabella B di cui al D.P.R. 642 del 1972.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L’istante ritiene che le società di recupero crediti di cui si tratta non possano chiedere i certificati in esenzione dal momento che, in genere, sono prestatori d’opera per conto di altri soggetti (banche, studi legali) non processualmente legittimati ad esercitare l’azione penale nei confronti dei cittadini dei quali richiedono i certificati. Non troverebbe, pertanto, applicazione né l’esenzione di cui all’art. 3 del D.P.R. 642 del 1972, né quella di cui all’art. 12 della Tabella allegata allo stesso Decreto.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Ai sensi del combinato di cui agli artt. 1 del D.P.R. 642 del 1972 e 4 della Tariffa parte prima di cui allo stesso Decreto il rilascio di certificati anagrafici da parte del Comune è soggetto all’imposta di bollo.
L’art.1 del D.P.R. citato, infatti, prevede che oggetto dell’imposta siano tutti “gli atti, documenti e i registri indicati nell’annessa Tariffa”.
In particolare, i certificati anagrafici sono ricompresi tra gli atti soggetti all’imposta fin dall’origine indicati nell’art. 4 della Tariffa pt. I di cui al D.P.R. suindicato, vale a dire tra gli “atti e provvedimenti degli organi della amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province,
dei comuni, loro consorzi e associazioni, delle comunità montane e delle unità sanitarie locali,
nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in
estratto o in copia dichiarata conforme all’originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta”.
L’Amministrazione finanziaria si è più volte pronunciata affermando sempre l’assoggettabilità fin dall’origine all’imposta di bollo delle certificazioni anagrafiche (in tal senso si vedano le seguenti Risoluzioni: prot. n.300612 del 9/12/1983, prot. n.301694 del 21/11/1986, prot.n.352014 del 19/10/1987, prot. n.352119 del 9/12/1987, prot. n. 811 del 22/4/1994, prot. n.851 del 22/4/1994 prot. n. 27 del 17/12/1994, prot. n. 135 del 5/6/1995, prot. n. 208 del 15/7/1995).
Alla regola generale sull’assolvimento dell’imposta di bollo fa, tuttavia, eccezione l’ipotesi in cui si ricada in una delle esenzioni tassativamente indicate dallo stesso Decreto o da Leggi speciali.
In tal senso si è recentemente espressa l’Amministrazione Finanziaria con la Circolare n. 25 del 29.03.2010 ribadendo che “i certificati in discorso possono essere rilasciati senza il pagamento dell’imposta di bollo se destinati a uno degli usi indicati nella tabella allegato B, annessa al citato D.P.R. n. 642 del 1972, recante l’elencazione degli atti e documenti esenti in modo assoluto dall’imposta, o nei casi previsti da leggi speciali”.
In particolare, l’art. 3 della Tabella allegata al già citato Decreto prevede l’esenzione in modo assoluto di “Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare, esclusi gli atti di cui agli artt. 34 e 36 della tariffa e comprese le istanze e denunce di parte dirette a promuovere l’esercizio dell’azione penale e relative certificazioni. Documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall’imputato o incolpato”.
Inoltre, sempre nella Tabella ma all’art. 12 è prevista l’esenzione in modo assoluto di “Atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla Corte costituzionale. Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie:
1) in materia di assicurazioni sociali obbligatorie ed assegni familiari;
2) individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego;
3) in materia di pensioni dirette o di reversibilità;
4) in materia di equo canone delle locazioni degli immobili urbani.
Atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti agli uffici del lavoro e della massima occupazione o previsti da contratti o da accordi collettivi di lavoro. Atti e documenti relativi all’esecuzione immobiliare nei procedimenti di cui ai nn. 1), 2) e 3) del secondo comma e dei provvedimenti di cui al terzo comma del presente articolo. Atti e provvedimenti dei procedimenti
innanzi al conciliatore, compreso il mandato speciale a farsi rappresentare ed escluse le sentenze”.
Tanto premesso, si ritiene che i certificati anagrafici richiesti dalle società di recupero credito siano da assoggettare all’imposta di bollo in quanto non vi sono specifiche disposizioni normative che ne consentano il rilascio in esenzione.
IL DIRETTORE REGIONALE Vincenzo PALITTA





Titolo: Imposta di bollo su certificati di residenza ad uso notifica atti giudiziari.
Argomento: CONSULTAZIONE ANAGRAFICA
Data: 01/06/2006

Domanda: Imposta di bollo su certificati di residenza ad uso notifica atti giudiziari. Viste le frequenti richieste di certificati suddetti da parte di avvocati o procuratori, che spesso ne danno per scontato il rilascio in esenzione da bollo, citando l'art. 18 del D.P.R. 115/2002 (e talvolta neppure...) chiedo cortesemente conferma o rettifica delle informazioni in mio possesso che nello specifico, riguardano il fatto che sull'argomento ci sono due pronunce del Ministero delle finanze, volte rispettivamente alla determinazione di quali effettivamente siano gli atti processuali "antecedenti, necessari o funzionali", e se o meno siano esentabili: la circolare ag. entrate, Direzione. centrale normativa e contenzioso, n. 70 del 14.08.2002 e la risoluzione dell'Agenzia delle entrate, dir. reg. Piemonte, uff. fisc. gen., n. 04/27442 del 26.05.2004, che testualmente recita "..ne consegue, quindi, che la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo, per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo".

Risposta: OGGETTO: Imposta di bollo su certificati di residenza ad uso notifica atti giudiziari.

Il D.P.R. 30-5-2002 n. 115 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”, ed in particolare l’art. 18 “Non applicabilità dell'imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato”, dispone testualmente:
3. “Agli atti e provvedimenti del processo penale non si applica l'imposta di bollo. L'imposta di bollo non si applica altresì agli atti e provvedimenti del processo civile, compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, e del processo amministrativo, soggetti al contributo unificato. L'imposta di bollo non si applica, inoltre, alle copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti, purché richieste dalle parti processuali. Atti e provvedimenti del processo sono tutti gli atti processuali, inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali.
4. La disciplina sull'imposta di bollo è invariata per le istanze e domande sotto qualsiasi forma presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano atti antecedenti, necessari o funzionali ai processi di cui al comma 1”.
Il punto focale dell’analisi interpretativa di tale norma verte sulla possibilità o meno di considerare “antecedente, necessario o funzionale” ai processi il certificato anagrafico richiesto al fine di individuare la residenza del convenuto e permettere la notificazione allo stesso dell’atto di citazione e degli altri atti giudiziari che a lui devono obbligatoriamente essere resi noti.
Il Ministero delle Finanze è intervenuto con Circolare dell’Agenzia delle Entrate, Direzione centrale normativa e contenzioso, del 14 agosto 2002, n. 70 con la quale sono state dettate le linee e i criteri di analisi utili ad una corretta interpretazione della norma in oggetto.
Successivamente, la direzione regionale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale, del 26 maggio 2004, n. 04/27442, ha ritenuto che “la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo”.. In conclusione, i certificati anagrafici richiesti da avvocati e procuratori per uso notifica atti giudiziari, devono essere rilasciati in bollo.
Sull’argomento, si richiamano anche le Risoluzioni n. 450223 del 29.11.1989 e n. 159 del 22.7.1996 in materia di certificati anagrafici richiesti dalle banche al fine di istruire o concedere mutui a medio e lungo termine, considerati “atti prodromici” rispetto alle effettive operazioni relative a tali finanziamenti.
Il Ministero ha ritenuto che l’esenzione,la quale pure si applica agli atti delle operazioni di mutuo ai sensi degli articoli 15 e 16 del DPR 29 settembre 1973, n. 601, non si applica ai certificati anagrafici richiesti per la stessa finalità, ma “prodromici” e quindi soggetti alla regola generale del pagamento dell’imposta di bollo.





Sentenza n. 9 del 14.02.2006 della Commissione Provinciale di Venezia – sez. 01

COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI VENEZIA - SEZ. 01

La contribuente ricorre avverso la richiesta del Comune di Fiesso d’Artico di assolvimento dell’imposta di bollo per il rilascio di un certificato anagrafico volto alla conoscenza della residenza di un destinatario di un atto processuale civile. Chiede conseguentemente l’annullamento della richiesta del Comune e la condanna dello stesso alla restituzione delle somme illegittimamente pretese.

La ricorrente, che aveva necessità di conoscere la residenza di una sua debitrice, alla quale voleva notificare atto di precetto, chiedeva all’Ufficio Anagrafe del Comune il rilascio del certificato in esenzione dell’imposta di bollo in applicazione dell’art. 18 DPR 115/2002, in quanto atto del processo civile.

Si costituisce il Comune sostenendo la legittimità del suo operato, confortato da innumerevoli pronuncie e pareri di esperti, e chiede il rigetto del ricorso con condanna alle spese.

Ciò posto la Commissione osserva: in via preliminare va censurato il tono, il vocabolario ed il tenore usato dal professionista rappresentante della ricorrente. Il vocabolario usato ed il frasario è profondamente irriguardoso sia nei confronti dell’Ente impositore che degli studiosi della materia che hanno fornito autorevoli indicazioni e pareri ai quali il Comune correttamente si è uniformato.

Voler far passare la richiesta di un certificato anagrafico, per la successiva emissione di un atto di precetto, come atto di un processo civile è una tesi assolutamente non condivisibile.

La Commissione pone a carico della parte soccombente le spese del presente giudizio che quantifica in Euro 500,00.

P. Q. M.

La Commissione respinge i ricorsi riuniti. Pone a carico della parte soccombente le spese del presente giudizio che liquida in complessivi Euro 500,00.

Venezia lì, 14/02/2006

IL RELATORE IL PRESIDENTE

Sentenza n. 2/29/07 del 15.01.2007 della Commissione Regionale di Venezia sez. 29

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE DI VENEZIA

SEZIONE 29
R.G. APPELLO N. 1040/06

FATTO

Il contribuendo ebbe a ricorrere avanti Commissione Tributaria di I° contro il pagamento dell’imposta di bollo per il rilascio di un certificato anagrafico per la conoscenza della residenza di un soggetto per il quale doveva procedersi a notificare un atto di precetto.
La Commissione Tributaria di 1° respingeva il ricorso ritenendo non condivisibile la tesi del contribuente e richiamava in motivazione i pareri addotti dal Comune di Fiesso d’Artico in sede di costituzione avanti alla Commissione Tributaria.
Contro tale decisione insiste il contribuente ritenendo che il rilascio di detto certificato sia da ritenersi esente ai sensi dell’art. 9 della legge 23.12.99 n. 488 Tabella 1, trattandosi di atto antecedente, necessario e funzionale al procedimento civile.

OSSERVA QUESTA COMMISSIONE

Per l’atto di precetto non è previsto nel Codice Civile l’allegazione del certificato anagrafico, rilevandosi come obbligo la corretta notifica al domicilio del debitore. Trattasi pertanto non di atto funzionale allo svolgimento del processo così come previsto in senso stretto dalle previsioni processuali per l’esercizio del precetto.
Pare pertanto corretta la consolidata indicazione ministeriale che ne esclude l’esenzione dall’imposta di bollo.
Esistono altresì giusti motivi per compensare le spese.

P.Q.M.

Respinge l’appello e conferma l’impugnata sentenza




I dubbi interpretativi legati alle richieste di studi legali sono iniziati, soprattutto, a seguito dell’entrata in vigore del D.P.R. 30-5-2002 n. 115 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, ed in particolare delle disposizioni dell’art. 18 “Non applicabilità dell'imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato”, già ripetutamente richiamato.
Il punto focale dell’analisi interpretativa verte, come appare evidente, sulla possibilità o meno di considerare “antecedente, necessario o funzionale” ai processi il certificato anagrafico richiesto al fine di individuare la residenza del convenuto e permettere la notificazione allo stesso dell’atto di citazione e degli altri atti giudiziari che a lui devono obbligatoriamente essere resi noti.

La questione, nelle sue linee generali è stata affrontata dal Ministero delle finanze con la Circolare dell’Agenzia delle entrate, Direzione centrale normativa e contenzioso, n. 70 del 14 agosto 2002.
La circolare compie un’analisi completa ed esauriente della nuova normativa introdotta dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, approvato proprio con il citato DPR (la circolare è riportata integralmente nella parte “normativa”).
La conclusione dell’Agenzia delle entrate si può così riassumere:
- l’imposta di bollo è stata abolita per i procedimenti giurisdizionali per i quali è stato istituito il “contributo unificato”;
- l’imposta di bollo, è stata ugualmente abolita per tutti quei procedimenti giurisdizionali non soggetti al pagamento del contributo unificato, per i quali sussista una norma che esenta espressamente da tale imposta; per esempio, la circolare cita, fra gli altri, anche l’art. 10 dello stesso testo unico (DPR n. 115/2002) che prevede l’esenzione dall’imposta di bollo anche per gli atti del “processo di rettificazione di stato civile, il processo in materia tavolare, il processo esecutivo per consegna e rilascio, il processo di cui all'articolo 3, della legge 24 marzo, n. 89”, nonostante il fatto che tali procedimenti giurisdizionali siano esenti anche dal pagamento del contributo unificato.
La circolare ministeriale precisa poi che tale esenzione riguarda SOLO gli atti processuali e quelli antecedenti, necessari o funzionali al procedimento giurisdizionale che si caratterizzano per essere logicamente rapportati ai medesimi.
La questione fondamentale, a questo punto, sia per gli atti giurisdizionali soggetti al pagamento del contributo unificato, che assorbe anche l’imposta di bollo, sia per gli atti giurisdizionali non soggetti al contributo unificato (art. 10 del citato DPR n. 115/2002), ma ugualmente esenti da imposta di bollo, è quella di stabilire se i certificati anagrafici richiesti ai fini del compimento di atti processuali siano da considerarsi “antecedenti, necessari o funzionali” al procedimento giurisdizionale stesso. La risposta è negativa, come confermato anche da una risoluzione dell’Agenzia delle entrate, Direzione regionale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale, del 26 maggio 2004, n. 04/27442 (anch’essa sopra riportata) della quale è sufficiente riportare le parole conclusive: “Ne consegue, quindi, che la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo”.
Tuttavia, più ancora delle pronunce dell’Agenzia delle entrate, occorre sottolineare come il principio sia stato definitivamente sancito dalla sentenza n. 2/29/07 del 15.1.2007 della Commissione Tributaria Regionale di Venezia, sez. 29, che conferma la sentenza della Commissione Provinciale n. 9 del 14.2.2006.
Le Sentenze in questione respingono il ricorso di un avvocato avverso la richiesta del comune di assolvimento dell’imposta di bollo per il rilascio di un certificato anagrafico finalizzato alla conoscenza della residenza del destinatario di un atto processuale. In pratica, il ricorrente aveva necessità di conoscere la residenza di un suo debitore, al quale voleva notificare un atto di precetto; a tal fine aveva chiesto all’ufficio anagrafe del comune il rilascio del certificato di residenza, in esenzione dall’imposta di bollo in applicazione dell’art. 18 d.P.R. n. 115/2002.
Il comune, a sua volta, si era costituito, sostenendo la legittimità del suo operato, confortato, in particolare, dal parere espresso dall’Anusca.
La Commissione Tributaria afferma che “la richiesta di un certificato anagrafico, per la successiva emissione di un atto di precetto, come atto di un processo civile, è una tesi assolutamente non condivisibile”.

La questione deve quindi essere considerata chiusa: gli ufficiali d’anagrafe non possono rilasciare agli studi legali certificati anagrafici per uso notifica atti giudiziari, senza l’assolvimento dell’imposta di bollo.

Per quanto riguarda, in particolare l’esenzione dall’imposta di bollo prevista dall’art. 3 – Tabella Allegato B – al d.P.R. n. 642/1972, l’unica possibile ipotesi in cui un certificato anagrafico potrebbe rientrare nell’esenzione dall’imposta di bollo sembrerebbe essere il caso in cui il certificato sia destinato ad essere “prodotto in un procedimento in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare da parte del pubblico ministero o dell'imputato o incolpato” (si veda l’ultima parte dell’art. 3). Non risulta, tuttavia, che debba essere “prodotto” alcun certificato anagrafico nei procedimenti di cui sopra; di norma, i certificati anagrafici sono richiesti dagli studi legali ai fini della notifica di atti giudiziari e, per questo uso, come detto, è prevista l’imposta di bollo.





• Richiesta del certificato effettuata direttamente presso lo sportello anagrafico: il richiedente dovrà essere in possesso della prescritta marca da bollo dell’importo di euro 14,62 o pagare il relativo importo, nel caso in cui il comune abbia attivato il pagamento dell’imposta in modo virtuale, oltre, ovviamente, ai diritti di segreteria.
• Richiesta del certificato effettuata tramite servizio postale o fax: la richiesta di certificati anagrafici da parte di studi legali o agenzie di recupero crediti viene inviata, in prevalenza, tramite servizio postale o fax; in questi casi o il richiedente provvede all’assolvimento dell’imposta di bollo (oltre ai diritti di segreteria), oppure l’ufficiale d’anagrafe dovrà inviare la richiesta del pagamento di quanto dovuto con l’avviso che, in mancanza, opporrà un rifiuto scritto e motivato al rilascio del certificato richiesto.
• Segnalazione all’Agenzia delle entrate: Nel caso in cui si abbia il fondato sospetto di trovarsi di fronte ad una evasione fiscale, a seguito della richiesta di un certificato anagrafico per un uso dichiarato difforme da quello che si può effettivamente presumere, qualora, da elementi intrinseci all'atto, possa emergere in maniera incondizionata che l'invocata norma d'esenzione è inconferente od erronea, l’ufficiale d’anagrafe può inoltrare formale segnalazione all’Agenzia delle entrate per gli eventuali controlli che l’Agenzia stessa ritenga di effettuare.






IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE


COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le STUDIO LEGALE……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 18 del D.P.R. 30.05.2002 n. 115; tuttavia, l’uso da Voi indicato non sembra corretto e pertinente. È stato chiarito dall’Agenzia delle entrate (cfr. Agenzia delle entrate, Direzione generale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale - 26 maggio 2004, n. 04/27442) che “la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo”. Ciò significa, in pratica, che non può rientrare fra gli atti “antecedenti, necessari o funzionali” ai processi, il certificato anagrafico richiesto al fine di individuare la residenza del convenuto e permettere la notificazione allo stesso dell’atto di citazione e degli altri atti giudiziari che a lui devono obbligatoriamente essere resi noti.
- Per il rilascio del certificato richiesto è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………



IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE



COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le STUDIO LEGALE……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 12 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72 e successive modificazioni; tuttavia, l’uso da Voi indicato non sembra corretto e pertinente, in quanto ben difficilmente un certificato anagrafico può rientrare nella casistica prevista dall’art. 12 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72 e successive modificazioni. Infatti, come ha avuto modo di precisare in varie circostanze l’Agenzia delle entrate del Ministero delle Finanze, i certificati anagrafici sono “atti prodromici” ai documenti, atti e provvedimenti dei procedimenti amministrativi o giurisdizionali. In particolare, secondo il parere dell’Agenzia delle entrate n. 140/E del 21.6.2007 riguardante nello specifico i procedimenti aventi ad oggetto le controversie individuali di lavoro, l'esenzione disposta dall’art. 12 tab. all. B riguarda i “provvedimenti” relativi alle cause per controversie individuali di lavoro e i “documenti” relativi alle stesse controversie (per es. le sentenze, le ordinanze e le relative copie, oltre alle domande per ottenerle).
Nessun cenno si fa in questo parere, né in altri, circa le eventuali certificazioni anagrafiche richieste, di norma, per provvedere alla notifica all’indirizzo anagrafico corretto della citazione o di altri atti giudiziari o per individuare comunque l’indirizzo del cittadino interessato.
- Per il rilascio del certificato richiesto è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………






IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE

Prot. n. del


COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le STUDIO LEGALE……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 3 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72; tuttavia, l’uso da Voi indicato non sembra corretto e pertinente, in quanto ben difficilmente un certificato anagrafico può rientrare nella casistica prevista dall’art. 3 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72 e successive modificazioni. Infatti, come ha avuto modo di precisare in varie circostanze l’Agenzia delle entrate del Ministero delle Finanze, i certificati anagrafici sono atti prodromici ai documenti, atti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali elencati dal citato art. 3. L’unico caso in cui un certificato anagrafico “potrebbe” risultare esente dall’imposta di bollo è quello previsto dall’ultima parte dell’art. 3 da Voi citato e cioè qualora si trattasse di “documento prodotto nel procedimento penale dall’imputato o incolpato”.
Si chiede pertanto di precisare meglio l’utilizzo del certificato richiesto che, come detto, è esente dal bollo solo se utilizzato per essere “prodotto nel procedimento penale” e non certo se utilizzato per finalità diverse, quali ad esempio: recupero crediti, notifica atti giudiziari, ingiunzioni, ecc.
Di fronte a dubbi sulla spettanza dell'esenzione (seppure richiesta formalmente dalla parte), si ritiene che l'ente emittente, solidalmente obbligato al pagamento, sia comunque tenuto all'applicazione dell'imposta di bollo qualora, da elementi intrinseci all'atto, possa emergere in maniera incondizionata che l'invocata norma d'esenzione è inconferente od erronea.
- A meno che non venga precisato meglio l’uso del certificato richiesto, per il rilascio del medesimo è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………









Speciale imposta di bollo





D.P.R. 26.10.1972 n. 642 Disciplina dell’imposta di bollo.

Allegato A - TARIFFA (Parte I)
Atti, documenti e registri soggetti all'imposta di bollo fin dall’origine (tariffa allegata al D.M. 20 agosto 1992, che contiene anche le modifiche introdotte da ultimo dal comma 10 dell'art. 1-bis, D.L. 12 luglio 2004, n. 168 nel testo integrato dalla relativa legge di conversione).

Art. 1
1. Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali e certificati, estratti di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all’originale rilasciati dagli stessi: per ogni foglio: € 14,62

Art. 4
1. Atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei consorzi e associazioni, delle comuni, loro comunità montane e delle unità sanitarie locali, nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all’originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta: per ogni foglio: € 14,62

Allegato B - TABELLA
Atti, documenti e registri esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto.

Art. 5
Atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo, dichiarazioni, denunzie, atti, documenti e copie presentati ai competenti uffici ai fini dell’applicazione delle leggi tributarie, con esclusione di ricorsi, opposizioni ed altri atti difensivi del contribuente.
Verbali, decisioni e relative copie delle commissioni tributarie nonché copie dei ricorsi, delle memorie, delle istanze e degli altri atti del procedimento depositati presso di esse.
Repertori, libri, registri ed elenchi prescritti dalle leggi tributarie ad esclusione dei repertori tenuti dai notai.
Atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo, per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extratributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extratributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell’opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione.
Istanze di rimborso e di sospensione del pagamento di qualsiasi tributo, nonché documenti allegati alle istanze medesime.
Delegazioni di pagamento e atti di delega di cui all'art. 3 della legge 21 dicembre 1978, n. 843.

L. 8.6.1962 n. 604
Modificazioni allo stato giuridico e all'ordinamento della carriera dei segretari comunali e provinciali. Tabella D – Norme speciali.
Punto 7. Nessun diritto è dovuto per la scritturazione di attestati di povertà, per la legalizzazione di firme, per le copie degli atti contrattuali da mandarsi alle autorità superiori per il visto, per gli atti richiesti d’ufficio nell'interesse dello Stato e dei servizi pubblici, per i certificati di pensioni inferiori a lire centomila annue, per i verbali di conciliazione delle contravvenzioni a regolamenti municipali e alle leggi diverse, per i certificati rilasciati in carta non bollata per povertà dei richiedenti ed in generale in tutti quei casi nei quali le leggi ed i regolamenti dispongono che il rilascio debba farsi senza spesa.

D. Lgs. 13.4.1999 n. 112
Riordino del servizio nazionale della riscossione, in attuazione della delega prevista dalla L. 28 settembre 1998, n. 337.

Art. 18. Accesso dei concessionari agli uffici pubblici.
1. Ai soli fini della riscossione mediante ruolo, i concessionari sono autorizzati ad accedere agli uffici pubblici, anche in via telematica, con facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati, nonché di ottenere, in carta libera, le relative certificazioni.
2. Ai medesimi fini i concessionari sono altresì autorizzati ad accedere alle informazioni disponibili presso il sistema informativo del Ministero delle finanze e presso i sistemi informativi degli altri soggetti creditori, salve le esigenze di riservatezza e segreto opponibili in base a disposizioni di legge o di regolamento.
3. Con decreto del Ministero delle finanze, sentito il garante per la protezione dei dati personali, sono stabiliti i casi, i limiti e le modalità di esercizio delle facoltà indicate nei commi 1 e 2 e le cautele a tutela della riservatezza dei debitori



DIPARTIMENTO DELLE ENTRATE - DIREZIONE CENTRALE PER LA RISCOSSIONE. Prot. 1/2/54126 del 5 giugno 1998.
Le certificazioni richieste dai Concessionari del Servizio riscossione tributi rientrano nell’esercizio di una attività di diritto pubblico e ad esse è applicabile l’esenzione (dal diritto di segreteria) prevista al punto 7 delle Norme speciali, relative alla tabella D) allegata alla L. n. 604 dell’8.6.1962.
Tale conclusione è in linea non solo con l’intero sistema normativo in materia di riscossione ed, in particolare, con le disposizioni che dichiarano esenti, sia da imposte che da diritti di qualsiasi specie, atti e certificati necessari per la riscossione, ma anche con il fatto che, in vari momenti del procedimento di esecuzione, i Comuni sono chiamati a collaborare con i concessionari gratuitamente (artt. 67 e 73 D.P.R. 602/73).
N.B. il riferimento agli artt. 67 e 73 del D.P.R. n. 602/73 non è più pertinente in quanto si tratta di norme integralmente sostituite prima dall'art. 16 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, e successivamente modificate da altre disposizioni normative.

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AGENZIA DELLE ENTRATE - RISOLUZIONE 25 febbraio 2005, n. 28
Mandato al difensore esterno da parte del concessionario del servizio riscossione tributi - imposta di bollo
La Commissione Tributaria Provinciale di …... chiede chiarimenti sul trattamento, ai fini dell’imposta di bollo, del mandato difensivo apposto a margine degli atti (controdeduzioni) depositati in commissione tributaria dal difensore di fiducia esterno di X s.p.a. (concessionario servizio riscossione).
In particolare, chiede “...se i mandati dei Servizi Riscossione Tributi ai rispettivi difensori devono intendersi strumentali alla attività difensiva degli uffici - e come tali esenti dall'imposta di bollo - oppure meri atti di conferimento d’incarico a soggetti esterni agli Uffici medesimi, legittimati ad agire in nome e per conto di questi ultimi in sede di contenzioso - e come tali assoggettati all'imposta di bollo”.
Al riguardo, si osserva che l’articolo 5, comma 3, della tabella allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 (disciplina dell’imposta di bollo) esenta in modo assoluto dal pagamento dell’imposta di bollo gli “Atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo, per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extratributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extratributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell'opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”.
Sulla portata del suddetto articolo 5, con risoluzione del 19 febbraio 2002, n. 49/E, e, precedentemente, con circolare del 2 gennaio 1976, n. 1, l’Amministrazione Finanziaria aveva affermato che “... l'esenzione dall'imposta di bollo prevista dall'articolo 5 della tabella riguardi anche gli atti posti in essere dal concessionario...” precisando altresì che tra questi rientrano, “...gli atti difensivi e di costituzione in giudizio del concessionario...”.
Pertanto, affinché un atto del Concessionario del servizio riscossione tributi sia esente dall’imposta di bollo deve essere oggettivamente correlato al procedimento di riscossione dei tributi e delle entrate elencate nel sopra citato articolo 5.
L'obbligo di stare in giudizio mediante procuratore per i concessionari è stabilito dall'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, che stabilisce: “le parti, diverse dall’ufficio del Ministero delle finanze - rectius, delle Agenzie fiscali - o dall’ente locale nei cui confronti è stato proposto il ricorso, devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato”.
Ai sensi dell'articolo 10 del suddetto decreto “sono parti nel processo dinanzi alle commissioni tributarie oltre al ricorrente, l’ufficio del Ministero delle finanze o l’ente locale o il concessionario del servizio di riscossione che ha emanato l’atto impugnato o non ha emanato l’atto richiesto ovvero, se l’ufficio è un centro di servizio, l’ufficio delle entrate del Ministero delle finanze al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso”.
In virtù di tali norme, il Concessionario del servizio di riscossione, a differenza dell’Amministrazione Finanziaria, è obbligato ad avvalersi dell'assistenza tecnica da parte di uno dei soggetti indicati nel comma 2 del medesimo articolo 12 (cfr. circolare del 23 aprile 1996, n. 98 del Ministero delle Finanze).
Da quanto esposto emerge una evidente correlazione tra il mandato difensivo, conferito a margine degli atti o con atto separato, e gli atti del procedimento di riscossione dei tributi. Del resto, l’articolo 5, al comma 1, della tabella allegata al d.P.R. n. 642 del 1972 espressamente prevede l’esclusione dall’esenzione “...di ricorsi, opposizioni ed altri atti difensivi del contribuente”, mentre nulla dispone con riferimento agli stessi atti emessi dall’Ufficio impositore o dal concessionario per la riscossione.
In sintesi, non è soggetta all'imposta di bollo la procura rilasciata dal Concessionario del servizio riscossione tributi ad un difensore esterno in relazione ad un atto difensivo relativo e alla riscossione dei tributi.
Ovviamente, la predetta esenzione non opera quando il Concessionario sia presente in giudizio in qualità di contribuente (cfr. risoluzione dell'Agenzia delle Entrate del 1 febbraio 2002, n. 34).

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AGENZIA ENTRATE – DIREZIONE REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA – SETTORE SERVIZI E CONSULENZA – UFFICIO FISCALITÀ GENERALE. Bologna 22/12/2010
OGGETTO: Interpello 909-615/2010 – Art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212.
COMUNE DI MODENA - Istanza presentata il 09/12/2010

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione del DPR n. 642 del 1972 , è stato esposto il seguente
QUESITO

II Comune di Modena (di seguito, Comune), tramite il Sindaco, Avvocato Giorgio Pighi, ha prodotto il seguente, testuale interpello:
“All’Ufficio anagrafe di questo Comune ditte di recupero crediti richiedono certificati anagrafici di residenza e di stato di famiglia in esenzione dall’imposta di bollo citando gli articoli 3, 5 e 12 della tabella allegato B) del DPR 642 del 1972.
Altre volte chiedono l’esenzione in base all’articolo 18 del D.Lgs. 112/99.
Tali ditte esibiscono contratti di appalto in base ai quali sono state incaricate da enti pubblici o da gestori privati di pubblico servizio della riscossione di sanzioni amministrative o di recupero degli importi non riscossi relativi alla fornitura di servizi di pubblica utilità (acqua, energia elettrica, rifiuti).
E’ il caso della SIRFIN srl di Roma incaricata da ATCM spa, azienda di trasporto di Modena, della Società MARAN di Torino, incaricata dal Comune del Capoluogo piemontese, della società SORIT spa di Ravenna incaricata dall’Azienda Ambientale di pubblico servizio di Livorno, di Esaconsulting di Roma che riscuote per conto di Hera spa”.
II Comune chiede se le richieste siano legittime.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

II Comune, testualmente, “ritiene che i certificati richiesti non rientrino nelle poste di esenzione degli articoli 3, 5 e 12 della tabella allegato B) del DPR 642 del 1972 sopra richiamati, come espresso già in altri interpelli (Vs. interpello n. 186/2008, interpello Agenzia Entrate Piemonte n. 901-167/2010). Né può essere citata l'esenzione prevista dall'articolo 18 del D.Lgs. 112/99 in quanto tali enti non sembra abbiano la qualifica soggettiva di concessionari della riscossione”. Pertanto, “ritiene che l’uso effettivo di tale certificazione non sia pertinente con gli articoli agevolativi citati”.

PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

Questa Direzione concorda con la soluzione prospettata dal Comune.
E’ utile una breve disamina normativa.
I “certificati rilasciati da pubblici, ufficiali” e gli “atti dei comuni” sono di regola soggetti ad imposta di bollo ai sensi degli articoli 1, comma 1 e 4, comma 1, Tariffa, allegato A, parte prima, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972.
Sono fatte salve esplicite esenzioni, disciplinate dalla legge.
Esaminiamo le norme invocate dalle Ditte di recupero crediti in sede di rilascio del certificato anagrafico.
L'articolo 3, Tabella, allegato B, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972 esenta in modo assoluto da imposta di bollo gli “atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare”, le “istanze e denunce diparte dirette a promuovere l’esercizio dell’azione penale e relative certificazioni” ed i “documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall’imputato o incolpato”.
L’articolo 5 della stessa Tabella, a sua volta, esenta dall’imposta di bollo in modo assoluto, tra l’altro, gli “atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo”, nonché gli “atti e copie relativi al procedimento anche esecutivo per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extra tributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extra tributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell'opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”.
Ancora, il successivo articolo 12 riconosce la medesima esenzione agli “atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla Corte Costituzionale”; agli “atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie” “individuali di lavoro”, “in materia di assicurazioni sociali”, “in materia di pensioni” (compresi gli “atti e documenti relativi all'esecuzione immobiliare” in tali procedimenti) ed “in materia di equo canone”; gli “atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti agli uffici del lavoro e della massima occupazione" (compresi gli “atti e documenti relativi all'esecuzione immobiliare” in tali procedimenti); gli “atti e provvedimenti dei procedimenti innanzi al conciliatore” “escluse le sentenze”.
Infine, l’articolo 18, comma 1, D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112 dispone che “ai soli fini della riscossione mediante ruolo, i concessionari sono autorizzati ad accedere, gratuitamente ed anche in via telematica, a tutti i dati rilevanti a tali fini, anche se detenuti, da uffici pubblici, con facoltà” “di ottenere, in carta libera, le relative certificazioni”.
Alla luce della normativa richiamata, si appalesano, preliminarmente, del tutto oscuri i richiami agli articoli 3 e 12, Tabella, allegato B, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972.
In relazione ad essi, considerata l’assoluta incoerenza tra le fattispecie ivi elencate e l’attività svolta dai soggetti che in
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MessaggioInviato: Lun 10 Dic 2012 - 3:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

SCUSATE, IL MATERIALE E' TROPPO LUNGO E NON STA TUTTO IN UN POST.

SONO 4 PARTI; LE POSTO SEPARATEMENTE:

PARTE 1

Speciale imposta di bollo





D.P.R. 26.10.1972 n. 642 Disciplina dell'imposta di bollo.

Allegato A
TARIFFA (Parte I)
Atti, documenti e registri soggetti all'imposta di bollo fin dall'origine (tariffa allegata al D. M. 20 agosto 1992, che contiene anche le modifiche introdotte da ultimo dal comma 10 dell'art. 1-bis, D.L. 12 luglio 2004, n. 168 nel testo integrato dalla relativa legge di conversione).

Art. 1

1. Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali e certificati, estratti di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all'originale rilasciati dagli stessi: per ogni foglio: € 14,62

Art. 4

1. Atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei consorzi e associazioni, delle comuni, loro comunità montane e delle unità sanitarie locali, nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all'originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta: per ogni foglio: € 14,62

Allegato B
TABELLA
Atti, documenti e registri esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto

Art. 3. (Così sostituito dall'art. 28, D.P.R. 30 dicembre 1982, n. 955)

Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare, esclusi gli atti di cui agli articoli 34 e 36 della tariffa e comprese le istanze e denunce di parte dirette a promuovere l'esercizio dell'azione penale e relative certificazioni. Documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall'imputato o incolpato.

Art. 12. (Così sostituito dall'art. 28, D.P.R. 30 dicembre 1982, n. 955)

Atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla Corte costituzionale.
Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie:
1) in materia di assicurazioni sociali obbligatorie ed assegni familiari;
2) individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego;
3) in materia di pensioni dirette o di riversibilità;
4) in materia di equo canone delle locazioni degli immobili urbani.
Atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti agli uffici del lavoro e della massima occupazione o previsti da contratti o da accordi collettivi di lavoro.
Atti e documenti relativi all'esecuzione immobiliare nei procedimenti di cui ai numeri 1), 2) e 3) del secondo comma e dei provvedimenti di cui al terzo comma del presente articolo.
Atti e provvedimenti dei procedimenti innanzi al conciliatore, compreso il mandato speciale a farsi rappresentare ed escluse le sentenze

D.P.R. 30.05. 2002 n. 115 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia.
Art. 18 “Non applicabilità dell'imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato”:

1. Agli atti e provvedimenti del processo penale non si applica l'imposta di bollo. L'imposta di bollo non si applica altresì agli atti e provvedimenti del processo civile, compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, e del processo amministrativo, soggetti al contributo unificato. L'imposta di bollo non si applica, inoltre, alle copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti, purché richieste dalle parti processuali. Atti e provvedimenti del processo sono tutti gli atti processuali, inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali.
2. La disciplina sull'imposta di bollo è invariata per le istanze e domande sotto qualsiasi forma presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano atti antecedenti, necessari o funzionali ai processi di cui al comma 1.




Circolare n. 70/E, 14 agosto 2002, Direzione Centrale Normativa e Contenzioso

Il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, approvato con D.P.R. del 30 maggio 2002 n. 115 (pubblicato nel supplemento ordinario alla “Gazzetta ufficiale” n. 139 del 15 giugno 2002 - serie generale), d’ora in poi Testo unico, ha inciso anche sulla disciplina dell’imposta di bollo.
Il comma 1 dell’articolo 299 (Abrogazioni di norme primarie) ha abrogato, tra l’altro, l’articolo 9 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, - modificato dal decreto legge 11 marzo 2002, n. 28, convertito dalla legge 10 maggio 2002, n. 91- che aveva istituito il contributo unificato per le spese degli atti giudiziari. Le relative disposizioni sono state tuttavia riproposte con talune integrazioni e modifiche nel citato del Testo unico; in particolare, quelle che interessano l’imposta sul bollo, sono riportate all’articolo 18 dello stesso Testo unico (Non applicabilità dell’imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato).
Tale articolo, che ha modificato e riscritto la norma originaria in funzione del riordino complessivo della materia delle spese di Giustizia (cfr. relazione illustrativa dell’art. 18 del Testo unico), recita: “Agli atti e ai provvedimenti del processo penale non si applica l’imposta di bollo.
L’imposta di bollo non si applica, altresì, agli atti e provvedimenti del processo civile compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, e del processo amministrativo, soggetti al contributo unificato [omissis]”.
Un’interpretazione logico-sistematica permette di evidenziare – considerato anche il mandato legislativo assegnato dalla legge 8 marzo 1999, n. 50, articolo 7, come modificato dall’articolo 1, comma 6, lettere d) ed e), della legge 24 novembre 2000, n. 340 (riordino e armonizzazione delle norme legislative ed anche delle disposizioni sostanziali) - i presupposti per l’applicazione del contributo unificato e della conseguente esenzione dall’imposta di bollo (cfr. relazione del Testo unico punti 3 e 5 della premessa).
Considerate le difficoltà di prospettare la disciplina dell’imposta di bollo con riferimento a ciascuna tipologia di atto giudiziario, con la presente si vuole individuare e definire, attraverso un’interpretazione sistematica, alcuni principi di carattere generale che permettano l’identificazione e la classificazione di singoli casi ai fini della corretta applicazione del contributo unificato e dell’imposta di bollo.
Si suggerisce, in via preliminare, di affiancare la lettura di queste istruzioni con le circolari n. 3 e 4 rispettivamente del 13 maggio e 28 giugno 2002 del Ministero della Giustizia e la relazione al Testo Unico sulle spese di Giustizia - pubblicate, tra l’altro, sul sito internet del Ministero della Giustizia www.giustizia.it. - nonché con le indicazioni già fornite da questa Agenzia con circolare 21/E del 27 febbraio 2002 e risoluzione n. 161/E del 30 maggio 2002.

1. Presupposto oggettivo per l’esenzione ai fini dell’imposta di bollo
L’ambito più generale entro cui opera il contributo unificato è quello del ‘procedimento giurisdizionale’. Tale assunto è confermato dal combinato disposto dell’articolo 9 del Testo unico che precisa: “è dovuto il contributo unificato di iscrizione a ruolo, per ciascun grado di giudizio nel processo civile, compresa la procedura concorsuale, e di volontaria giurisdizione, e nel processo amministrativo, (…) salvo le esenzioni previste dall’articolo 10” e dalla definizione di processo inserita nell’articolo 3, comma 1, lettera o) del Testo unico “‘processo’ è qualunque procedimento contenzioso o non contenzioso di natura giurisdizionale” (cfr. anche relazione Testo unico, premesse generali, punto 1).
Il legislatore, non facendo distinzione tra i termini ‘procedimento’ e ‘processo’, ha inteso, quindi, subordinare tutti gli atti e i provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali al contributo unificato, escludendoli allo stesso tempo dall’imposta di bollo.
L’elencazione tassativa dei processi e delle procedure per i quali è dovuto il contributo unificato di iscrizione a ruolo, lascia intendere l’esclusione di tutti gli altri.
In particolare, il contributo unificato non si applica al processo tributario come è stato già chiarito con la citata circolare n. 21/E del 27 febbraio 2002, emanata prima dell’entrata in vigore del Testo unico.
Più esattamente, nella predetta circolare si precisava che la speciale giurisdizione tributaria, disciplinata dal decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, non è assoggettata al contributo unificato, sia perché il processo tributario non è elencato fra quelli soggetti al contributo unificato, sia perché nel processo tributario non era dovuta la preesistente tassa di iscrizione a ruolo, ora assorbita nel contributo unificato.
Questa esclusione ovviamente è riferita solo ai gradi di giudizio che si svolgono dinanzi alle commissioni tributarie, come è ora espressamente confermato dall’art. 261 del Testo unico (Spese processuali nel processo tributario dinanzi alla Corte di cassazione): “Al ricorso per cassazione e a relativo processo si applica la disciplina prevista dal presente testo unico per il processo unico per il processo civile ”. In proposito nella relazione illustrativa si specifica che: “la fase del ricorso per cassazione avverso le sentenze della commissione tributaria regionale è costruita nell’ordinamento come quella per i procedimento civile.
Il procedimento tributario, quindi, si svolge dinnanzi ad un giudice speciale con regole particolari nelle prime due fasi e si unifica con il procedimento ordinario civile per la fase di legittimità. Questo vale anche per le spese, come dimostra il riscontro nella prassi. Infatti, i diritti di cancelleria - inesistenti nel procedimento tributario innanzi alle commissioni tributarie provinciali e regionali - sono esatti nella fase dinanzi alla cassazione. I diritti di copia - che hanno una disciplina particolare nel procedimento tributario innanzi alle commissioni tributarie provinciali e regionali - sono esatti secondo le regole generali nella fase dinanzi alla cassazione. La conseguenza è che il contributo
unificato - previsto per il procedimento civile ed amministrativo – si applica anche per il ricorso in cassazione avverso la sentenza della commissione tributaria regionale”.
In proposito, si precisa che, ovviamente, le disposizioni sull’imposta di bollo relative al processo tributario rimangono invariate (cfr. parte VIII del Testo unico - Disposizioni speciali per il processo amministrativo, contabile e tributario, art. 260).
2. Relazione tra l’imposta di bollo e il contributo unificato. L’imposta di bollo in materia di atti giudiziari acquisisce una natura residuale, perché rimane generalmente dovuta quando non opera il contributo unificato.
Occorre precisare, però, che l’esclusione dal pagamento del contributo unificato non comporta sempre il pagamento dell’imposta di bollo. In determinati casi, di seguito meglio individuati, alcuni atti e provvedimenti sono stati ritenuti dal legislatore - per le loro specifiche finalità - esenti da ogni imposizione, sia ai fini dell’imposta di bollo che del contributo unificato.
L’articolo 10 dello stesso Testo unico prevede l’esenzione ai fini del contributo unificato, e, di riflesso, anche ai fini dell’imposta di bollo, per:
“1.[…] il processo già esente […] dall’imposta di bollo o da ogni spesa tassa o diritto di qualsiasi specie e natura nonché il processo di rettificazione di stato civile, il processo in materia tavolare, il processo esecutivo per consegna e rilascio, il processo di cui all’articolo 3 della legge 24 marzo 2001, n. 89 [equa riparazione].
2. […] il processo, anche esecutivo, di opposizione e cautelare, in materia di assegni per il mantenimento della prole […]
3.[…] i processi di cui al libro IV [dei procedimenti speciali], titolo II [Dei procedimenti in materia di famiglia e di stato delle persone] capi I [della separazione personale dei coniugi], II [dell’interdizione e dell’inabilitazione], I [disposizioni relative all’assenza e alla dichiarazione di morte presunta], IV [disposizioni relative ai minori, agli interdetti e agli inabilitati] e V [dei rapporti patrimoniali tra i coniugi], del codice di procedura civile.
4. […] il processo di valore inferiore a euro 1.033 e il processo esecutivo mobiliare di valore inferiore a euro 2.500.
5. […] il processo cautelare attivato in corso di causa e […] il processo di regolamento di competenza e di giurisdizione”. Si rammenta che analogo trattamento di esenzione, ai fini sia del contributo sia del bollo, è previsto anche per il processo penale, al quale l’articolo 18 riserva una disciplina speciale, diversa dal processo civile e amministrativo (cfr. la diversa dizione dell’abrogato articolo 9 della legge 488/99). In questo caso, l’articolo 18 riprende ed aggiorna la disposizione del D.P.R. 642 del 1972 (cfr. relazione art. 18 Testo unico), con la conseguenza che anche agli atti e ai provvedimenti del processo penale non si applica l’imposta di bollo, né il contributo unificato.
3. Gli atti antecedenti, necessari o funzionali al procedimento giurisdizionale
Al criterio generale, secondo cui l’ambito delle disposizioni fiscali è delimitato dal “procedimento giurisdizionale”, fanno da corollario alcune eccezioni. Come si evince dall’articolo 18 del Testo unico – che ha ripreso il disposto dell’articolo 9 della legge 488/99 (modificato dal D. l. 11/03/2002, n. 28, convertito dalla L. 10/05/2002, n. 91) - tra gli atti e provvedimenti del processo cui si applica il contributo unificato devono essere “inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali”.
Per una migliore comprensione di queste tre qualificazioni degli atti occorre preliminarmente evidenziare il significato della nozione di “procedimento”.
Tale termine, per la teoria generale processualistica sta a significare: “una determinata sequenza di norme, nonché degli atti da esse disciplinati e delle posizioni soggettive da essa estraibili, in vista del – e compreso il - compimento di un atto finale” (cfr. E. FAZZALARI, voce “Procedimento e processo (teoria generale)”, in Enciclopedia del diritto, Milano, 1986, pag. 820).
Per converso, il procedimento non ricomprende in sé gli atti e i provvedimenti ‘non procedimentali’, ovvero, fini a se stessi o posti in essere per un fine altro da quello dei procedimenti stessi o, comunque, non coordinati in funzione del compimento di un atto finale. Sono soggetti, pertanto, all’imposta di bollo - in quanto non rientranti nei procedimenti giurisdizionali - ad esempio: gli atti di notorietà, la trascrizione della vendita di automobili con riserva di proprietà, la pubblicità dei testamenti e i procedimenti di iscrizione all’albo dei consulenti tecnici (cfr. circolare n. 3, del Ministero della Giustizia del 13 maggio 2002).
A questo punto è possibile comprendere come ‘quelli antecedenti necessari o funzionali’ al procedimento giurisdizionale, pur diversi dagli atti procedimentali nel senso (stretto) prima richiamato, si caratterizzano per essere logicamente rapportati ai medesimi.
Analizzandoli singolarmente possono essere ritenuti:
• ‘antecedenti’ a quelli del procedimento giurisdizionale: gli atti che precedono in senso logico il procedimento stesso; l’antecedenza, però, non deve essere interpretata nel senso puramente cronologico, quanto, piuttosto, nel suo rapporto di funzionalità o di necessarietà con il procedimento giurisdizionale;
• ‘necessari’: gli atti e provvedimenti indispensabili (conditio sine qua non) per l’esistenza di quelli strettamente procedimentali, anche se non hanno la stessa natura di questi ultimi perché non fanno parte del procedimento giurisdizionale (criterio della necessità);
• ‘funzionali’: gli atti e provvedimenti posti in essere in dipendenza o al fine di ottenere un atto o provvedimento del procedimento giurisdizionale, ovvero, più genericamente, in vista degli stessi, anche se la loro esistenza non è condizione necessaria di procedibilità (criterio teleologico).
A titolo di esempio, nel procedimento di esecuzione, si può qualificare ‘necessario’ l’atto di precetto e ‘funzionale’ la procura alle liti (cfr. risoluzione n. 121/E del 13 maggio 2002).
4. Presupposti soggettivi dell’esenzione
Ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo deve ricorrere non solo il presupposto oggettivo appena esaminato, legato alla tipologia degli atti (atti processuali), ma è necessario anche che il soggetto beneficiario dell’esenzione rivesta la qualità di parte processuale (presupposto soggettivo).
Tanto si desume dal disposto dell’articolo 18, comma 1, secondo periodo (che riprende sostanzialmente il disposto dell’abrogato articolo 9, L. 488/1999) e comma 2, del Testo unico, secondo cui: “Le copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti di cui al presente comma richieste dalle parti del procedimento si intendono esenti dall’imposta di bollo. La disciplina dell’imposta di bollo è invariata per le istanze e domande sotto qualsiasi forma presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano antecedenti, necessari o funzionali ai processi di cui al comma 1” (cfr art. 18, c. 2, Testo unico).
I terzi, in genere, scontano ordinariamente l’imposta di bollo sulle istanze, domande e copie degli atti e dei provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali perché non sono, a differenza delle parti, elementi costitutivi del rapporto processuale.
Il legislatore, infatti, indicando nella parte processuale il “presupposto soggettivo” dell’esenzione, ha inteso indirettamente confermare il “presupposto oggettivo” del “procedimento giurisdizionale” come ambito e limite del contributo unificato.
5. Disposizioni transitorie (omissis)

Agenzia delle entrate, Direzione generale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale - 26 maggio 2004

Ai sensi del combinato disposto artt. 1 e 4 della Tariffa, parte prima, del DPR n. 642/1972, i certificati anagrafici rilasciati dal Comune sono soggetti all’imposta di bollo. L’art. 20 della citata Tariffa prevede l’assoggettamento all’imposta di bollo sia degli atti e provvedimenti giurisdizionali civili e amministrativi che degli atti e provvedimenti dei procedimenti arbitrali.
Il D.P.R. n. 115 del 30.5.2002 recante disposizioni in materia di spese di giustizia, dispone all’art. 9 la debenza del contributo unificato di iscrizione a ruolo per ciascun grado di giudizio nel processo civile ed amministrativo.
L’art. 18 del citato decreto dispone che in detti procedimenti giurisdizionali l’imposta di bollo non si applica agli atti e provvedimenti se gli stessi risultano soggetti al contributo unificato. Inoltre è stato specificato che tra gli atti e provvedimenti del processo sono da ricomprendere anche tutti gli atti ad esso antecedenti, necessari e funzionali.
Per le istanze e domande presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano antecedenti, necessari o funzionali al processo, l’imposta di bollo risulta dovuta.
L’Agenzia con la circ. n. 70/E del 14.8.2002, oltre ad avere già fornito l’interpretazione da attribuire ai termini “antecedenti, necessari o funzionali” ai fini del procedimento giurisdizionale, al punto 4 – presupposti soggettivi dell’esenzione - ha specificato che “ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo deve ricorrere non sono il presupposto oggettivo legato alla tipologia degli atti processuali, ma è necessario anche che il soggetto beneficiario dell’esenzione rivesta la qualità di parte processuale (presupposto soggettivo)”.
Tanto premesso, per la fattispecie in esame, la scrivente ritiene che non sussistano al riguardo presupposti per l’applicazione della disposizione indicata all’art. 18 del D.P.R. 115/2002 in quanto la normativa in materia di notificazione richiede già di per sé come specificato dall’art. 163 del c.p.c. l’indicazione nominativa dei soggetti processuali (attore e convenuto), nonché il luogo dove gli stessi hanno la residenza, il domicilio o la dimora. Ne consegue quindi che la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo.


AGENZIA ENTRATE Torino, 23 giugno 2010
Direzione Regionale del Piemonte
Settore Servizi e Consulenza
Ufficio Fiscalità generale

OGGETTO: Interpello 901-167/2010-ART.11, legge 27 luglio 2000, n. 212.
COMUNE DI PIANEZZA
Istanza presentata il 12/04/2010

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’art. 1 del D.P.R. n. 642 del 1972, è stato esposto il seguente

Q U E S I T O

Il comune istante chiede chiarimenti circa il trattamento tributario, ai fini dell’imposta di bollo, delle richieste di certificazione anagrafica presentate da società di recupero crediti.
In particolare, viene rappresentato che le società richiedenti i certificati anagrafici talvolta indicano nell’istanza il possesso di un’autorizzazione di pubblica sicurezza richiedendo, pertanto, la certificazione di residenza ai sensi dell’art. 3 della Tabella B di cui al D.P.R. 642 del 1972.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L’istante ritiene che le società di recupero crediti di cui si tratta non possano chiedere i certificati in esenzione dal momento che, in genere, sono prestatori d’opera per conto di altri soggetti (banche, studi legali) non processualmente legittimati ad esercitare l’azione penale nei confronti dei cittadini dei quali richiedono i certificati. Non troverebbe, pertanto, applicazione né l’esenzione di cui all’art. 3 del D.P.R. 642 del 1972, né quella di cui all’art. 12 della Tabella allegata allo stesso Decreto.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Ai sensi del combinato di cui agli artt. 1 del D.P.R. 642 del 1972 e 4 della Tariffa parte prima di cui allo stesso Decreto il rilascio di certificati anagrafici da parte del Comune è soggetto all’imposta di bollo.
L’art.1 del D.P.R. citato, infatti, prevede che oggetto dell’imposta siano tutti “gli atti, documenti e i registri indicati nell’annessa Tariffa”.
In particolare, i certificati anagrafici sono ricompresi tra gli atti soggetti all’imposta fin dall’origine indicati nell’art. 4 della Tariffa pt. I di cui al D.P.R. suindicato, vale a dire tra gli “atti e provvedimenti degli organi della amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province,
dei comuni, loro consorzi e associazioni, delle comunità montane e delle unità sanitarie locali,
nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in
estratto o in copia dichiarata conforme all’originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta”.
L’Amministrazione finanziaria si è più volte pronunciata affermando sempre l’assoggettabilità fin dall’origine all’imposta di bollo delle certificazioni anagrafiche (in tal senso si vedano le seguenti Risoluzioni: prot. n.300612 del 9/12/1983, prot. n.301694 del 21/11/1986, prot.n.352014 del 19/10/1987, prot. n.352119 del 9/12/1987, prot. n. 811 del 22/4/1994, prot. n.851 del 22/4/1994 prot. n. 27 del 17/12/1994, prot. n. 135 del 5/6/1995, prot. n. 208 del 15/7/1995).
Alla regola generale sull’assolvimento dell’imposta di bollo fa, tuttavia, eccezione l’ipotesi in cui si ricada in una delle esenzioni tassativamente indicate dallo stesso Decreto o da Leggi speciali.
In tal senso si è recentemente espressa l’Amministrazione Finanziaria con la Circolare n. 25 del 29.03.2010 ribadendo che “i certificati in discorso possono essere rilasciati senza il pagamento dell’imposta di bollo se destinati a uno degli usi indicati nella tabella allegato B, annessa al citato D.P.R. n. 642 del 1972, recante l’elencazione degli atti e documenti esenti in modo assoluto dall’imposta, o nei casi previsti da leggi speciali”.
In particolare, l’art. 3 della Tabella allegata al già citato Decreto prevede l’esenzione in modo assoluto di “Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare, esclusi gli atti di cui agli artt. 34 e 36 della tariffa e comprese le istanze e denunce di parte dirette a promuovere l’esercizio dell’azione penale e relative certificazioni. Documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall’imputato o incolpato”.
Inoltre, sempre nella Tabella ma all’art. 12 è prevista l’esenzione in modo assoluto di “Atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla Corte costituzionale. Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie:
1) in materia di assicurazioni sociali obbligatorie ed assegni familiari;
2) individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego;
3) in materia di pensioni dirette o di reversibilità;
4) in materia di equo canone delle locazioni degli immobili urbani.
Atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti agli uffici del lavoro e della massima occupazione o previsti da contratti o da accordi collettivi di lavoro. Atti e documenti relativi all’esecuzione immobiliare nei procedimenti di cui ai nn. 1), 2) e 3) del secondo comma e dei provvedimenti di cui al terzo comma del presente articolo. Atti e provvedimenti dei procedimenti
innanzi al conciliatore, compreso il mandato speciale a farsi rappresentare ed escluse le sentenze”.
Tanto premesso, si ritiene che i certificati anagrafici richiesti dalle società di recupero credito siano da assoggettare all’imposta di bollo in quanto non vi sono specifiche disposizioni normative che ne consentano il rilascio in esenzione.
IL DIRETTORE REGIONALE Vincenzo PALITTA





Titolo: Imposta di bollo su certificati di residenza ad uso notifica atti giudiziari.
Argomento: CONSULTAZIONE ANAGRAFICA
Data: 01/06/2006

Domanda: Imposta di bollo su certificati di residenza ad uso notifica atti giudiziari. Viste le frequenti richieste di certificati suddetti da parte di avvocati o procuratori, che spesso ne danno per scontato il rilascio in esenzione da bollo, citando l'art. 18 del D.P.R. 115/2002 (e talvolta neppure...) chiedo cortesemente conferma o rettifica delle informazioni in mio possesso che nello specifico, riguardano il fatto che sull'argomento ci sono due pronunce del Ministero delle finanze, volte rispettivamente alla determinazione di quali effettivamente siano gli atti processuali "antecedenti, necessari o funzionali", e se o meno siano esentabili: la circolare ag. entrate, Direzione. centrale normativa e contenzioso, n. 70 del 14.08.2002 e la risoluzione dell'Agenzia delle entrate, dir. reg. Piemonte, uff. fisc. gen., n. 04/27442 del 26.05.2004, che testualmente recita "..ne consegue, quindi, che la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo, per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo".

Risposta: OGGETTO: Imposta di bollo su certificati di residenza ad uso notifica atti giudiziari.

Il D.P.R. 30-5-2002 n. 115 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”, ed in particolare l’art. 18 “Non applicabilità dell'imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato”, dispone testualmente:
3. “Agli atti e provvedimenti del processo penale non si applica l'imposta di bollo. L'imposta di bollo non si applica altresì agli atti e provvedimenti del processo civile, compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, e del processo amministrativo, soggetti al contributo unificato. L'imposta di bollo non si applica, inoltre, alle copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti, purché richieste dalle parti processuali. Atti e provvedimenti del processo sono tutti gli atti processuali, inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali.
4. La disciplina sull'imposta di bollo è invariata per le istanze e domande sotto qualsiasi forma presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano atti antecedenti, necessari o funzionali ai processi di cui al comma 1”.
Il punto focale dell’analisi interpretativa di tale norma verte sulla possibilità o meno di considerare “antecedente, necessario o funzionale” ai processi il certificato anagrafico richiesto al fine di individuare la residenza del convenuto e permettere la notificazione allo stesso dell’atto di citazione e degli altri atti giudiziari che a lui devono obbligatoriamente essere resi noti.
Il Ministero delle Finanze è intervenuto con Circolare dell’Agenzia delle Entrate, Direzione centrale normativa e contenzioso, del 14 agosto 2002, n. 70 con la quale sono state dettate le linee e i criteri di analisi utili ad una corretta interpretazione della norma in oggetto.
Successivamente, la direzione regionale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale, del 26 maggio 2004, n. 04/27442, ha ritenuto che “la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo”.. In conclusione, i certificati anagrafici richiesti da avvocati e procuratori per uso notifica atti giudiziari, devono essere rilasciati in bollo.
Sull’argomento, si richiamano anche le Risoluzioni n. 450223 del 29.11.1989 e n. 159 del 22.7.1996 in materia di certificati anagrafici richiesti dalle banche al fine di istruire o concedere mutui a medio e lungo termine, considerati “atti prodromici” rispetto alle effettive operazioni relative a tali finanziamenti.
Il Ministero ha ritenuto che l’esenzione,la quale pure si applica agli atti delle operazioni di mutuo ai sensi degli articoli 15 e 16 del DPR 29 settembre 1973, n. 601, non si applica ai certificati anagrafici richiesti per la stessa finalità, ma “prodromici” e quindi soggetti alla regola generale del pagamento dell’imposta di bollo.





Sentenza n. 9 del 14.02.2006 della Commissione Provinciale di Venezia – sez. 01

COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI VENEZIA - SEZ. 01

La contribuente ricorre avverso la richiesta del Comune di Fiesso d’Artico di assolvimento dell’imposta di bollo per il rilascio di un certificato anagrafico volto alla conoscenza della residenza di un destinatario di un atto processuale civile. Chiede conseguentemente l’annullamento della richiesta del Comune e la condanna dello stesso alla restituzione delle somme illegittimamente pretese.

La ricorrente, che aveva necessità di conoscere la residenza di una sua debitrice, alla quale voleva notificare atto di precetto, chiedeva all’Ufficio Anagrafe del Comune il rilascio del certificato in esenzione dell’imposta di bollo in applicazione dell’art. 18 DPR 115/2002, in quanto atto del processo civile.

Si costituisce il Comune sostenendo la legittimità del suo operato, confortato da innumerevoli pronuncie e pareri di esperti, e chiede il rigetto del ricorso con condanna alle spese.

Ciò posto la Commissione osserva: in via preliminare va censurato il tono, il vocabolario ed il tenore usato dal professionista rappresentante della ricorrente. Il vocabolario usato ed il frasario è profondamente irriguardoso sia nei confronti dell’Ente impositore che degli studiosi della materia che hanno fornito autorevoli indicazioni e pareri ai quali il Comune correttamente si è uniformato.

Voler far passare la richiesta di un certificato anagrafico, per la successiva emissione di un atto di precetto, come atto di un processo civile è una tesi assolutamente non condivisibile.

La Commissione pone a carico della parte soccombente le spese del presente giudizio che quantifica in Euro 500,00.

P. Q. M.

La Commissione respinge i ricorsi riuniti. Pone a carico della parte soccombente le spese del presente giudizio che liquida in complessivi Euro 500,00.

Venezia lì, 14/02/2006

IL RELATORE IL PRESIDENTE

Sentenza n. 2/29/07 del 15.01.2007 della Commissione Regionale di Venezia sez. 29

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE DI VENEZIA

SEZIONE 29
R.G. APPELLO N. 1040/06

FATTO

Il contribuendo ebbe a ricorrere avanti Commissione Tributaria di I° contro il pagamento dell’imposta di bollo per il rilascio di un certificato anagrafico per la conoscenza della residenza di un soggetto per il quale doveva procedersi a notificare un atto di precetto.
La Commissione Tributaria di 1° respingeva il ricorso ritenendo non condivisibile la tesi del contribuente e richiamava in motivazione i pareri addotti dal Comune di Fiesso d’Artico in sede di costituzione avanti alla Commissione Tributaria.
Contro tale decisione insiste il contribuente ritenendo che il rilascio di detto certificato sia da ritenersi esente ai sensi dell’art. 9 della legge 23.12.99 n. 488 Tabella 1, trattandosi di atto antecedente, necessario e funzionale al procedimento civile.

OSSERVA QUESTA COMMISSIONE

Per l’atto di precetto non è previsto nel Codice Civile l’allegazione del certificato anagrafico, rilevandosi come obbligo la corretta notifica al domicilio del debitore. Trattasi pertanto non di atto funzionale allo svolgimento del processo così come previsto in senso stretto dalle previsioni processuali per l’esercizio del precetto.
Pare pertanto corretta la consolidata indicazione ministeriale che ne esclude l’esenzione dall’imposta di bollo.
Esistono altresì giusti motivi per compensare le spese.

P.Q.M.

Respinge l’appello e conferma l’impugnata sentenza




I dubbi interpretativi legati alle richieste di studi legali sono iniziati, soprattutto, a seguito dell’entrata in vigore del D.P.R. 30-5-2002 n. 115 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, ed in particolare delle disposizioni dell’art. 18 “Non applicabilità dell'imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato”, già ripetutamente richiamato.
Il punto focale dell’analisi interpretativa verte, come appare evidente, sulla possibilità o meno di considerare “antecedente, necessario o funzionale” ai processi il certificato anagrafico richiesto al fine di individuare la residenza del convenuto e permettere la notificazione allo stesso dell’atto di citazione e degli altri atti giudiziari che a lui devono obbligatoriamente essere resi noti.

La questione, nelle sue linee generali è stata affrontata dal Ministero delle finanze con la Circolare dell’Agenzia delle entrate, Direzione centrale normativa e contenzioso, n. 70 del 14 agosto 2002.
La circolare compie un’analisi completa ed esauriente della nuova normativa introdotta dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, approvato proprio con il citato DPR (la circolare è riportata integralmente nella parte “normativa”).
La conclusione dell’Agenzia delle entrate si può così riassumere:
- l’imposta di bollo è stata abolita per i procedimenti giurisdizionali per i quali è stato istituito il “contributo unificato”;
- l’imposta di bollo, è stata ugualmente abolita per tutti quei procedimenti giurisdizionali non soggetti al pagamento del contributo unificato, per i quali sussista una norma che esenta espressamente da tale imposta; per esempio, la circolare cita, fra gli altri, anche l’art. 10 dello stesso testo unico (DPR n. 115/2002) che prevede l’esenzione dall’imposta di bollo anche per gli atti del “processo di rettificazione di stato civile, il processo in materia tavolare, il processo esecutivo per consegna e rilascio, il processo di cui all'articolo 3, della legge 24 marzo, n. 89”, nonostante il fatto che tali procedimenti giurisdizionali siano esenti anche dal pagamento del contributo unificato.
La circolare ministeriale precisa poi che tale esenzione riguarda SOLO gli atti processuali e quelli antecedenti, necessari o funzionali al procedimento giurisdizionale che si caratterizzano per essere logicamente rapportati ai medesimi.
La questione fondamentale, a questo punto, sia per gli atti giurisdizionali soggetti al pagamento del contributo unificato, che assorbe anche l’imposta di bollo, sia per gli atti giurisdizionali non soggetti al contributo unificato (art. 10 del citato DPR n. 115/2002), ma ugualmente esenti da imposta di bollo, è quella di stabilire se i certificati anagrafici richiesti ai fini del compimento di atti processuali siano da considerarsi “antecedenti, necessari o funzionali” al procedimento giurisdizionale stesso. La risposta è negativa, come confermato anche da una risoluzione dell’Agenzia delle entrate, Direzione regionale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale, del 26 maggio 2004, n. 04/27442 (anch’essa sopra riportata) della quale è sufficiente riportare le parole conclusive: “Ne consegue, quindi, che la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo”.
Tuttavia, più ancora delle pronunce dell’Agenzia delle entrate, occorre sottolineare come il principio sia stato definitivamente sancito dalla sentenza n. 2/29/07 del 15.1.2007 della Commissione Tributaria Regionale di Venezia, sez. 29, che conferma la sentenza della Commissione Provinciale n. 9 del 14.2.2006.
Le Sentenze in questione respingono il ricorso di un avvocato avverso la richiesta del comune di assolvimento dell’imposta di bollo per il rilascio di un certificato anagrafico finalizzato alla conoscenza della residenza del destinatario di un atto processuale. In pratica, il ricorrente aveva necessità di conoscere la residenza di un suo debitore, al quale voleva notificare un atto di precetto; a tal fine aveva chiesto all’ufficio anagrafe del comune il rilascio del certificato di residenza, in esenzione dall’imposta di bollo in applicazione dell’art. 18 d.P.R. n. 115/2002.
Il comune, a sua volta, si era costituito, sostenendo la legittimità del suo operato, confortato, in particolare, dal parere espresso dall’Anusca.
La Commissione Tributaria afferma che “la richiesta di un certificato anagrafico, per la successiva emissione di un atto di precetto, come atto di un processo civile, è una tesi assolutamente non condivisibile”.

La questione deve quindi essere considerata chiusa: gli ufficiali d’anagrafe non possono rilasciare agli studi legali certificati anagrafici per uso notifica atti giudiziari, senza l’assolvimento dell’imposta di bollo.

Per quanto riguarda, in particolare l’esenzione dall’imposta di bollo prevista dall’art. 3 – Tabella Allegato B – al d.P.R. n. 642/1972, l’unica possibile ipotesi in cui un certificato anagrafico potrebbe rientrare nell’esenzione dall’imposta di bollo sembrerebbe essere il caso in cui il certificato sia destinato ad essere “prodotto in un procedimento in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare da parte del pubblico ministero o dell'imputato o incolpato” (si veda l’ultima parte dell’art. 3). Non risulta, tuttavia, che debba essere “prodotto” alcun certificato anagrafico nei procedimenti di cui sopra; di norma, i certificati anagrafici sono richiesti dagli studi legali ai fini della notifica di atti giudiziari e, per questo uso, come detto, è prevista l’imposta di bollo.





• Richiesta del certificato effettuata direttamente presso lo sportello anagrafico: il richiedente dovrà essere in possesso della prescritta marca da bollo dell’importo di euro 14,62 o pagare il relativo importo, nel caso in cui il comune abbia attivato il pagamento dell’imposta in modo virtuale, oltre, ovviamente, ai diritti di segreteria.
• Richiesta del certificato effettuata tramite servizio postale o fax: la richiesta di certificati anagrafici da parte di studi legali o agenzie di recupero crediti viene inviata, in prevalenza, tramite servizio postale o fax; in questi casi o il richiedente provvede all’assolvimento dell’imposta di bollo (oltre ai diritti di segreteria), oppure l’ufficiale d’anagrafe dovrà inviare la richiesta del pagamento di quanto dovuto con l’avviso che, in mancanza, opporrà un rifiuto scritto e motivato al rilascio del certificato richiesto.
• Segnalazione all’Agenzia delle entrate: Nel caso in cui si abbia il fondato sospetto di trovarsi di fronte ad una evasione fiscale, a seguito della richiesta di un certificato anagrafico per un uso dichiarato difforme da quello che si può effettivamente presumere, qualora, da elementi intrinseci all'atto, possa emergere in maniera incondizionata che l'invocata norma d'esenzione è inconferente od erronea, l’ufficiale d’anagrafe può inoltrare formale segnalazione all’Agenzia delle entrate per gli eventuali controlli che l’Agenzia stessa ritenga di effettuare.






IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE


COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le STUDIO LEGALE……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 18 del D.P.R. 30.05.2002 n. 115; tuttavia, l’uso da Voi indicato non sembra corretto e pertinente. È stato chiarito dall’Agenzia delle entrate (cfr. Agenzia delle entrate, Direzione generale del Piemonte, Ufficio fiscalità generale - 26 maggio 2004, n. 04/27442) che “la richiesta dei suddetti certificati anagrafici non risulta funzionale allo svolgimento del processo per cui gli stessi non possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo”. Ciò significa, in pratica, che non può rientrare fra gli atti “antecedenti, necessari o funzionali” ai processi, il certificato anagrafico richiesto al fine di individuare la residenza del convenuto e permettere la notificazione allo stesso dell’atto di citazione e degli altri atti giudiziari che a lui devono obbligatoriamente essere resi noti.
- Per il rilascio del certificato richiesto è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………



IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE



COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le STUDIO LEGALE……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 12 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72 e successive modificazioni; tuttavia, l’uso da Voi indicato non sembra corretto e pertinente, in quanto ben difficilmente un certificato anagrafico può rientrare nella casistica prevista dall’art. 12 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72 e successive modificazioni. Infatti, come ha avuto modo di precisare in varie circostanze l’Agenzia delle entrate del Ministero delle Finanze, i certificati anagrafici sono “atti prodromici” ai documenti, atti e provvedimenti dei procedimenti amministrativi o giurisdizionali. In particolare, secondo il parere dell’Agenzia delle entrate n. 140/E del 21.6.2007 riguardante nello specifico i procedimenti aventi ad oggetto le controversie individuali di lavoro, l'esenzione disposta dall’art. 12 tab. all. B riguarda i “provvedimenti” relativi alle cause per controversie individuali di lavoro e i “documenti” relativi alle stesse controversie (per es. le sentenze, le ordinanze e le relative copie, oltre alle domande per ottenerle).
Nessun cenno si fa in questo parere, né in altri, circa le eventuali certificazioni anagrafiche richieste, di norma, per provvedere alla notifica all’indirizzo anagrafico corretto della citazione o di altri atti giudiziari o per individuare comunque l’indirizzo del cittadino interessato.
- Per il rilascio del certificato richiesto è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………






IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE

Prot. n. del


COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le STUDIO LEGALE……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 3 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72; tuttavia, l’uso da Voi indicato non sembra corretto e pertinente, in quanto ben difficilmente un certificato anagrafico può rientrare nella casistica prevista dall’art. 3 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72 e successive modificazioni. Infatti, come ha avuto modo di precisare in varie circostanze l’Agenzia delle entrate del Ministero delle Finanze, i certificati anagrafici sono atti prodromici ai documenti, atti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali elencati dal citato art. 3. L’unico caso in cui un certificato anagrafico “potrebbe” risultare esente dall’imposta di bollo è quello previsto dall’ultima parte dell’art. 3 da Voi citato e cioè qualora si trattasse di “documento prodotto nel procedimento penale dall’imputato o incolpato”.
Si chiede pertanto di precisare meglio l’utilizzo del certificato richiesto che, come detto, è esente dal bollo solo se utilizzato per essere “prodotto nel procedimento penale” e non certo se utilizzato per finalità diverse, quali ad esempio: recupero crediti, notifica atti giudiziari, ingiunzioni, ecc.
Di fronte a dubbi sulla spettanza dell'esenzione (seppure richiesta formalmente dalla parte), si ritiene che l'ente emittente, solidalmente obbligato al pagamento, sia comunque tenuto all'applicazione dell'imposta di bollo qualora, da elementi intrinseci all'atto, possa emergere in maniera incondizionata che l'invocata norma d'esenzione è inconferente od erronea.
- A meno che non venga precisato meglio l’uso del certificato richiesto, per il rilascio del medesimo è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………
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MessaggioInviato: Lun 10 Dic 2012 - 3:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

PARTE 2

Speciale imposta di bollo





D.P.R. 26.10.1972 n. 642 Disciplina dell’imposta di bollo.

Allegato A - TARIFFA (Parte I)
Atti, documenti e registri soggetti all'imposta di bollo fin dall’origine (tariffa allegata al D.M. 20 agosto 1992, che contiene anche le modifiche introdotte da ultimo dal comma 10 dell'art. 1-bis, D.L. 12 luglio 2004, n. 168 nel testo integrato dalla relativa legge di conversione).

Art. 1
1. Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali e certificati, estratti di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all’originale rilasciati dagli stessi: per ogni foglio: € 14,62

Art. 4
1. Atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei consorzi e associazioni, delle comuni, loro comunità montane e delle unità sanitarie locali, nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all’originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta: per ogni foglio: € 14,62

Allegato B - TABELLA
Atti, documenti e registri esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto.

Art. 5
Atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo, dichiarazioni, denunzie, atti, documenti e copie presentati ai competenti uffici ai fini dell’applicazione delle leggi tributarie, con esclusione di ricorsi, opposizioni ed altri atti difensivi del contribuente.
Verbali, decisioni e relative copie delle commissioni tributarie nonché copie dei ricorsi, delle memorie, delle istanze e degli altri atti del procedimento depositati presso di esse.
Repertori, libri, registri ed elenchi prescritti dalle leggi tributarie ad esclusione dei repertori tenuti dai notai.
Atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo, per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extratributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extratributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell’opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione.
Istanze di rimborso e di sospensione del pagamento di qualsiasi tributo, nonché documenti allegati alle istanze medesime.
Delegazioni di pagamento e atti di delega di cui all'art. 3 della legge 21 dicembre 1978, n. 843.

L. 8.6.1962 n. 604
Modificazioni allo stato giuridico e all'ordinamento della carriera dei segretari comunali e provinciali. Tabella D – Norme speciali.
Punto 7. Nessun diritto è dovuto per la scritturazione di attestati di povertà, per la legalizzazione di firme, per le copie degli atti contrattuali da mandarsi alle autorità superiori per il visto, per gli atti richiesti d’ufficio nell'interesse dello Stato e dei servizi pubblici, per i certificati di pensioni inferiori a lire centomila annue, per i verbali di conciliazione delle contravvenzioni a regolamenti municipali e alle leggi diverse, per i certificati rilasciati in carta non bollata per povertà dei richiedenti ed in generale in tutti quei casi nei quali le leggi ed i regolamenti dispongono che il rilascio debba farsi senza spesa.

D. Lgs. 13.4.1999 n. 112
Riordino del servizio nazionale della riscossione, in attuazione della delega prevista dalla L. 28 settembre 1998, n. 337.

Art. 18. Accesso dei concessionari agli uffici pubblici.
1. Ai soli fini della riscossione mediante ruolo, i concessionari sono autorizzati ad accedere agli uffici pubblici, anche in via telematica, con facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati, nonché di ottenere, in carta libera, le relative certificazioni.
2. Ai medesimi fini i concessionari sono altresì autorizzati ad accedere alle informazioni disponibili presso il sistema informativo del Ministero delle finanze e presso i sistemi informativi degli altri soggetti creditori, salve le esigenze di riservatezza e segreto opponibili in base a disposizioni di legge o di regolamento.
3. Con decreto del Ministero delle finanze, sentito il garante per la protezione dei dati personali, sono stabiliti i casi, i limiti e le modalità di esercizio delle facoltà indicate nei commi 1 e 2 e le cautele a tutela della riservatezza dei debitori



DIPARTIMENTO DELLE ENTRATE - DIREZIONE CENTRALE PER LA RISCOSSIONE. Prot. 1/2/54126 del 5 giugno 1998.
Le certificazioni richieste dai Concessionari del Servizio riscossione tributi rientrano nell’esercizio di una attività di diritto pubblico e ad esse è applicabile l’esenzione (dal diritto di segreteria) prevista al punto 7 delle Norme speciali, relative alla tabella D) allegata alla L. n. 604 dell’8.6.1962.
Tale conclusione è in linea non solo con l’intero sistema normativo in materia di riscossione ed, in particolare, con le disposizioni che dichiarano esenti, sia da imposte che da diritti di qualsiasi specie, atti e certificati necessari per la riscossione, ma anche con il fatto che, in vari momenti del procedimento di esecuzione, i Comuni sono chiamati a collaborare con i concessionari gratuitamente (artt. 67 e 73 D.P.R. 602/73).
N.B. il riferimento agli artt. 67 e 73 del D.P.R. n. 602/73 non è più pertinente in quanto si tratta di norme integralmente sostituite prima dall'art. 16 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, e successivamente modificate da altre disposizioni normative.

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AGENZIA DELLE ENTRATE - RISOLUZIONE 25 febbraio 2005, n. 28
Mandato al difensore esterno da parte del concessionario del servizio riscossione tributi - imposta di bollo
La Commissione Tributaria Provinciale di …... chiede chiarimenti sul trattamento, ai fini dell’imposta di bollo, del mandato difensivo apposto a margine degli atti (controdeduzioni) depositati in commissione tributaria dal difensore di fiducia esterno di X s.p.a. (concessionario servizio riscossione).
In particolare, chiede “...se i mandati dei Servizi Riscossione Tributi ai rispettivi difensori devono intendersi strumentali alla attività difensiva degli uffici - e come tali esenti dall'imposta di bollo - oppure meri atti di conferimento d’incarico a soggetti esterni agli Uffici medesimi, legittimati ad agire in nome e per conto di questi ultimi in sede di contenzioso - e come tali assoggettati all'imposta di bollo”.
Al riguardo, si osserva che l’articolo 5, comma 3, della tabella allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 (disciplina dell’imposta di bollo) esenta in modo assoluto dal pagamento dell’imposta di bollo gli “Atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo, per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extratributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extratributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell'opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”.
Sulla portata del suddetto articolo 5, con risoluzione del 19 febbraio 2002, n. 49/E, e, precedentemente, con circolare del 2 gennaio 1976, n. 1, l’Amministrazione Finanziaria aveva affermato che “... l'esenzione dall'imposta di bollo prevista dall'articolo 5 della tabella riguardi anche gli atti posti in essere dal concessionario...” precisando altresì che tra questi rientrano, “...gli atti difensivi e di costituzione in giudizio del concessionario...”.
Pertanto, affinché un atto del Concessionario del servizio riscossione tributi sia esente dall’imposta di bollo deve essere oggettivamente correlato al procedimento di riscossione dei tributi e delle entrate elencate nel sopra citato articolo 5.
L'obbligo di stare in giudizio mediante procuratore per i concessionari è stabilito dall'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, che stabilisce: “le parti, diverse dall’ufficio del Ministero delle finanze - rectius, delle Agenzie fiscali - o dall’ente locale nei cui confronti è stato proposto il ricorso, devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato”.
Ai sensi dell'articolo 10 del suddetto decreto “sono parti nel processo dinanzi alle commissioni tributarie oltre al ricorrente, l’ufficio del Ministero delle finanze o l’ente locale o il concessionario del servizio di riscossione che ha emanato l’atto impugnato o non ha emanato l’atto richiesto ovvero, se l’ufficio è un centro di servizio, l’ufficio delle entrate del Ministero delle finanze al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso”.
In virtù di tali norme, il Concessionario del servizio di riscossione, a differenza dell’Amministrazione Finanziaria, è obbligato ad avvalersi dell'assistenza tecnica da parte di uno dei soggetti indicati nel comma 2 del medesimo articolo 12 (cfr. circolare del 23 aprile 1996, n. 98 del Ministero delle Finanze).
Da quanto esposto emerge una evidente correlazione tra il mandato difensivo, conferito a margine degli atti o con atto separato, e gli atti del procedimento di riscossione dei tributi. Del resto, l’articolo 5, al comma 1, della tabella allegata al d.P.R. n. 642 del 1972 espressamente prevede l’esclusione dall’esenzione “...di ricorsi, opposizioni ed altri atti difensivi del contribuente”, mentre nulla dispone con riferimento agli stessi atti emessi dall’Ufficio impositore o dal concessionario per la riscossione.
In sintesi, non è soggetta all'imposta di bollo la procura rilasciata dal Concessionario del servizio riscossione tributi ad un difensore esterno in relazione ad un atto difensivo relativo e alla riscossione dei tributi.
Ovviamente, la predetta esenzione non opera quando il Concessionario sia presente in giudizio in qualità di contribuente (cfr. risoluzione dell'Agenzia delle Entrate del 1 febbraio 2002, n. 34).

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AGENZIA ENTRATE – DIREZIONE REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA – SETTORE SERVIZI E CONSULENZA – UFFICIO FISCALITÀ GENERALE. Bologna 22/12/2010
OGGETTO: Interpello 909-615/2010 – Art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212.
COMUNE DI MODENA - Istanza presentata il 09/12/2010

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione del DPR n. 642 del 1972 , è stato esposto il seguente
QUESITO

II Comune di Modena (di seguito, Comune), tramite il Sindaco, Avvocato Giorgio Pighi, ha prodotto il seguente, testuale interpello:
“All’Ufficio anagrafe di questo Comune ditte di recupero crediti richiedono certificati anagrafici di residenza e di stato di famiglia in esenzione dall’imposta di bollo citando gli articoli 3, 5 e 12 della tabella allegato B) del DPR 642 del 1972.
Altre volte chiedono l’esenzione in base all’articolo 18 del D.Lgs. 112/99.
Tali ditte esibiscono contratti di appalto in base ai quali sono state incaricate da enti pubblici o da gestori privati di pubblico servizio della riscossione di sanzioni amministrative o di recupero degli importi non riscossi relativi alla fornitura di servizi di pubblica utilità (acqua, energia elettrica, rifiuti).
E’ il caso della SIRFIN srl di Roma incaricata da ATCM spa, azienda di trasporto di Modena, della Società MARAN di Torino, incaricata dal Comune del Capoluogo piemontese, della società SORIT spa di Ravenna incaricata dall’Azienda Ambientale di pubblico servizio di Livorno, di Esaconsulting di Roma che riscuote per conto di Hera spa”.
II Comune chiede se le richieste siano legittime.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

II Comune, testualmente, “ritiene che i certificati richiesti non rientrino nelle poste di esenzione degli articoli 3, 5 e 12 della tabella allegato B) del DPR 642 del 1972 sopra richiamati, come espresso già in altri interpelli (Vs. interpello n. 186/2008, interpello Agenzia Entrate Piemonte n. 901-167/2010). Né può essere citata l'esenzione prevista dall'articolo 18 del D.Lgs. 112/99 in quanto tali enti non sembra abbiano la qualifica soggettiva di concessionari della riscossione”. Pertanto, “ritiene che l’uso effettivo di tale certificazione non sia pertinente con gli articoli agevolativi citati”.

PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

Questa Direzione concorda con la soluzione prospettata dal Comune.
E’ utile una breve disamina normativa.
I “certificati rilasciati da pubblici, ufficiali” e gli “atti dei comuni” sono di regola soggetti ad imposta di bollo ai sensi degli articoli 1, comma 1 e 4, comma 1, Tariffa, allegato A, parte prima, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972.
Sono fatte salve esplicite esenzioni, disciplinate dalla legge.
Esaminiamo le norme invocate dalle Ditte di recupero crediti in sede di rilascio del certificato anagrafico.
L'articolo 3, Tabella, allegato B, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972 esenta in modo assoluto da imposta di bollo gli “atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare”, le “istanze e denunce diparte dirette a promuovere l’esercizio dell’azione penale e relative certificazioni” ed i “documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall’imputato o incolpato”.
L’articolo 5 della stessa Tabella, a sua volta, esenta dall’imposta di bollo in modo assoluto, tra l’altro, gli “atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo”, nonché gli “atti e copie relativi al procedimento anche esecutivo per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extra tributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extra tributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell'opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”.
Ancora, il successivo articolo 12 riconosce la medesima esenzione agli “atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla Corte Costituzionale”; agli “atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie” “individuali di lavoro”, “in materia di assicurazioni sociali”, “in materia di pensioni” (compresi gli “atti e documenti relativi all'esecuzione immobiliare” in tali procedimenti) ed “in materia di equo canone”; gli “atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti agli uffici del lavoro e della massima occupazione" (compresi gli “atti e documenti relativi all'esecuzione immobiliare” in tali procedimenti); gli “atti e provvedimenti dei procedimenti innanzi al conciliatore” “escluse le sentenze”.
Infine, l’articolo 18, comma 1, D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112 dispone che “ai soli fini della riscossione mediante ruolo, i concessionari sono autorizzati ad accedere, gratuitamente ed anche in via telematica, a tutti i dati rilevanti a tali fini, anche se detenuti, da uffici pubblici, con facoltà” “di ottenere, in carta libera, le relative certificazioni”.
Alla luce della normativa richiamata, si appalesano, preliminarmente, del tutto oscuri i richiami agli articoli 3 e 12, Tabella, allegato B, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972.
In relazione ad essi, considerata l’assoluta incoerenza tra le fattispecie ivi elencate e l’attività svolta dai soggetti che invocano l'esenzione (recupero crediti), questa Direzione non può che negare l’applicabilità del beneficio ivi disciplinato.
Per quanto poi riguarda il richiamo all’articolo 18, D.Lgs. 112/1999, è opportuno ricordare che le fattispecie di esenzione hanno carattere tassativo e non consentono alcuna estensione in via analogica (cfr. articolo 2, comma 1, lettera e, L. 80 del 7 aprile 2003, secondo cui “è vietata l’applicazione analogica delle norme fiscali che stabiliscono” “le esenzioni e le agevolazioni”).
In tale ottica, le ditte di recupero crediti sono escluse dall’ambito soggettivo cui la norma agevolativa è indirizzata, circoscritto ai soli concessionari della riscossione (oggi Agenti della Riscossione) ed ai soli fini della riscossione mediante ruolo.
Una disamina particolare merita, infine, il richiamo all'articolo 5, Tabella, allegato B, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972.
Si concentra l’attenzione sul quarto comma che, testualmente, esenta in modo assoluto dall’imposta di bollo gli “atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo, per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extratributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extratributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell'opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”.
Orbene, anche in questo caso, come già visto nella disamina dell’articolo 18, D.Lgs. 112/1999, ciò che rileva ai fini dell’esenzione è la soggettività di chi riscuote, che deve necessariamente essere un “concessionario del servizio nazionale di riscossione”, oggi Agente di Riscossione (Equitalia Spa).
I soggetti diversi, seppure impegnati a riscuotere somme che oggettivamente rientrano nell’elencazione dell'articolo 5 e pur agendo a vantaggio di uno degli enti ivi tassativamente indicati, non godono dell’esenzione.
In definitiva, nessuna delle norme agevolative richiamate dalle Ditte di recupero crediti è applicabile alle fattispecie oggetto di interpello.
Le certificazioni anagrafiche alle stesse rilasciate sconteranno dunque l’imposta di bollo ai sensi del combinato-disposto articoli 1, commi 1 e 4, comma 1, Tariffa, allegato A, parte prima, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972.

IL DIRETTORE REGIONALE
dott. Antonino Gentile

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Comune di Pignola
Provincia di Potenza
Prot. n. 7749
Lì, 29.10.2010

All’AGENZIA DELLE ENTRATE
DIREZIONE REGIONALE DELLA BASILICATA
Via Dei Mille
85100 POTENZA

Oggetto: Istanza di interpello, art. 11 L. 27 luglio 1000, n. 212 – Ambito di applicazione dell’art. 18 D. Lgs. 13 aprile 1999, n. 112 e succ. modif.

Ai sensi dell’art. 11 L. 27 luglio 2000, n. 212, questa Amministrazione propone interpello al fine di conoscere le determinazioni relative, sussistendo obiettive condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle disposizioni di seguito affrontate, incertezza quanto meno derivante da comportamenti di altri soggetti.
Come ben noto, l’art. 18, comma 1 D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112 e succ. modif., riconosce ai concessionari del servizio nazionale della riscossione la legittimazione ad accedere, gratuitamente ed anche in via telematica, a tutti i dati rilevanti a tali fini, anche se detenuti da uffici pubblici, con facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati, nonché di ottenere, in carta libera, le relative certificazioni, legittimazione volta ai soli fini della riscossione mediante ruolo.
La sopra richiamata norma individua l’ambito e le finalità di tale legittimazione (testualmente: “…..Ai soli fini della riscossione mediante ruolo…..”) e ad oggetto di tale legittimazione, l’accesso ai concessionari della riscossione, a tutti i dati rilevanti a tali fini relativamente agli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati e, conseguentemente, ad ottenere in carta libera, le relative certificazioni.
Dal testo letterale della disposizione, si potrebbe affermare come le certificazioni cui si fa riferimento attengano ai beni dei debitori e coobbligati, ma non si disconosce come, ai fini dell’individuazione dei beni, possa risultare anche necessario che il concessionario della riscossione acceda a dati delle persone debitrici e loro coobbligati.
Una tale legittimazione all’accesso è riconosciuta ai concessionari del servizio nazionale della riscossione, il che consente sia di collocare la comunicazione dei dati personali nell’ambito delle condizioni di ammissibilità considerate dall’art. 19, comma 3 D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e succ. modif., sia di ritenere, sempre nei casi di esercizio di tale accesso, qualificato come diritto del concessionario, la sussistenza di condizioni di non assoggettamento ad imposte, tributi, diritti e simili, stante l’esplicita previsione “in carta libera” riferita al caso di ottenimento delle certificazioni necessarie, che – palesemente – costituisce un’affermazione di esenzione anche nelle ipotesi in cui il rilascio, o spedizione, di certificazione sia soggetto (a titolo esemplificativo) ad imposta di bollo, fin dall’origine, in applicazione delle disposizioni del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 e succ. modif. (nonché, per quanto riguardi il rilascio di certificazioni spedite da uffici comunali, di esenzione dai diritti stabiliti dall’art. 6 Tabella D.L. 6 giugno 1962, n. 604, alla luce della Norma speciale n. 7 di detta Tabella D.).
Restando indiscusso il summenzionato diritto del concessionario, nei termini e limiti della norma, all’accesso de quo, si segnala come il concessionario del servizio nazionale della riscossione (cioè Equitalia S.p.a. ma, specificatamente, società da questa partecipate e controllate) abbia, in sedi locali, affidato, con specifici rapporti contrattuali a titolo oneroso, ad altri soggetti di diritto privato (in genere, si tratta di altre società di capitali) alcune fasi esecutive del procedimento di riscossione mediante ruolo, fasi strumentali a questo procedimento.
Tali ultimi soggetti risultano avere adottato proprie procedure interne volte a far valere, in modo autonomo il diritto riconosciuto ai concessionari del servizio nazionale della riscossione dal sopra ricordato art. 18 D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112 e succ. modif. nel senso di pretendere di esercitare, in prima persona, tale diritto di accesso e nei medesimi termini.
Ora, tali pretese, oltre che configurarsi quali eccedenti rispetto alle obbligazioni contrattuali stipulate da tali soggetti di diritto privato con il concessionario del servizio nazionale della riscossione (a prescindere dall’articolazione territoriale di questo ultimo), eccedenza che già di per sé comporterebbe violazione alle disposizioni del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e succ. modif. e che, in questo contesto, escluderebbe ogni legittimazione al trattamento di dati quanto meno sic et simpliciter, sono frequentemente volte a conseguire, sotto il profilo tributario, le medesime condizioni di esenzione che la norma riconosce al concessionario del servizio nazionale di riscossione.
Ad avviso della scrivente Amministrazione, la sussistenza delle condizioni di esenzione da tributi per il rilascio di certificazione, nei termini e limiti dell’art. 18 D. Lgs. 13 aprile 1999, n. 112 e succ. modif., opera nei confronti del concessionario del servizio nazionale della riscossione, e sempre ai soli fini della riscossione mediante ruolo, ma non è suscettibile di estensione a soggetti terzi, rispetto al concessionario del servizio nazionale della riscossione, sia per il principio che le norme agevolative od esentative in materia tributaria non sono suscettibili di interpretazione analogica od estensiva, ma altresì per il fatto che tale ipotesi di esenzione è, esplicitamente, soggettiva, cioè riferita unicamente al concessionario del servizio nazionale di riscossione, con la conseguenza che non possa operare nei confronti di soggetti diversi.
Conseguentemente, si richiede il parere di codesta Agenzia delle Entrate sulla questione così sollevata.
Nell’occasione, si porgono distinti saluti.

IL SINDACO
Ignazio PETRONE


AGENZIA ENTRATE Potenza, 11 gennaio 2011
Direzione Regionale della Basilicata - Ufficio Consulenza
Oggetto: Interpello 918-60/2010-Art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212.

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’applicazione dell’art. 18, D Lgs. n. 112 del 1999, è stato esposto il seguente
QUESITO

Il Comune istante, ha proposto interpello al fine di conoscere le determinazioni della scrivente relative alla corretta interpretazione della norma di cui all’art. 18 del D.Lgs. 13.04.1999, n. 112 e successive modificazioni, la quale riconosce ai concessionari della riscossione la legittimazione ad accedere, “ai soli fini della riscossione mediante ruolo, gratuitamente ed anche in via telematica, a tutti i dati rilevanti a tali fini, anche se detenuti da uffici pubblici, con facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati, nonché di ottenere, in carta libera, le relative certificazioni”.
L’istante evidenzia che la legittimazione all’accesso riconosciuta ai concessionari, qualificato come diritto del concessionario del servizio nazionale della riscossione, consente di ritenere che sussistono le condizioni di non assoggettamento ad imposte, tributi, diritti e simili, stante l’esplicita previsione “in carta libera” riferita al caso di ottenimento delle certificazioni necessarie, che palesemente costituisce un’affermazione di esenzione anche nelle ipotesi in cui il rilascio, o la spedizione, di certificazione sia soggetto (a titolo esemplificativo) ad imposta di bollo, fin dall’origine, in applicazione delle disposizioni del D.P.R. 26.10.1972, n. 642, nonché, per quanto riguarda i l rilascio di certificazioni spedite da uffici comunali, di esenzione dai diritti stabiliti dall’art. 6 Tabella L. 1962 n. 604, alla luce della Norma speciale n. 7 di detta tabella D.
L’istante, inoltre, segnala come “il concessionario del servizio nazionale della riscossione (cioè Equitalia S.P.A. ma, specificatamente, società, da questa partecipate e controllate) abbia, in sedi locali, affidato, con specifici rapporti contrattuali a titolo oneroso, ad altri soggetti di diritto privato” (in genere, altre società di capitali) alcune fasi esecutive e strumentali del procedimento di riscossione mediante ruolo, i quali risultano aver adottato proprie procedure interne volte a far valere in modo autonomo il diritto all’accesso riconosciuto ai concessionari del servizio nazionale della riscossione dal citato art. 18 D.Lgs. n. 112 nei medesimi termini ed in prima persona, con la pretesa di conseguire, sotto il profilo tributario, le medesime condizioni di esenzione che la disposizione riconosce al concessionario.
Restando indiscussa la sussistenza della facoltà del concessionario, nei termini e nei limiti della norma, all’accesso presso gli uffici pubblici, l’Istante configura, in relazione alla segnalata prassi, la violazione alle disposizioni del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e successive modificazioni, in quanto l’eccedenza rispetto alle obbligazioni contrattuali stipulate con il concessionario del servizio nazionale della riscossione (a prescindere dall’articolazione territoriale di quest’ultimo) escluderebbe ogni legittimazione al trattamento dei dati.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

Ad avviso del Comune istante, la sussistenza delle condizioni di esenzione da tributi per il rilascio di certificazioni, nei termini e limiti dell’art. 18 D.Lgs. 13 aprile 1999, n.112 e successive modificazioni, opera nei confronti del concessionario del servizio nazionale della riscossione e sempre ai soli fini della riscossione mediante ruolo, ma non è suscettibile di estensione a soggetti terzi, rispetto al concessionario del servizio nazionale della riscossione, sia per il principio che le norme agevolative od esentative in materia tributaria non sono suscettibili di interpretazione analogica od estensiva, ma altresì per il fatto che tale ipotesi di esenzione è, esplicitamente soggettiva, cioè riferita unicamente al concessionario del servizio nazionale della riscossione, con la conseguenza che non possa operare nei confronti di soggetti diversi.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Esaminata la questione prospettata dalla parte, si osserva, preliminarmente, che l’istanza presentata dal Comune, pur qualificata come interpello ai sensi dell’art. 11 della Legge 27 luglio 2000, n. 212, concerne l’interpretazione di una disposizione normativa di natura tributaria sulla quale non sussistono obiettive condizioni di incertezza (articolo 1 comma 1, del Decreto Ministeriale 26 aprile 2001, n. 209).
Non sussistendo quelle concrete condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione di disposizioni tributarie che costituisce appunto condizione di ammissibilità dell’interpello, l’istanza di interpello è inammissibile, Si risponde, tuttavia, nel merito ai fine di assicurare la dovuta collaborazione all’amministrazione richiedente.
A tal fine, prima di esaminare il regime tributario previsto dalla suddetta norma per il rilascio delle certificazioni, è necessario premettere alcune osservazioni in merito al servizio nazionale della riscossione mediante ruolo, il quale è organizzato dal Ministero delle finanze in ambiti territoriali affidati con decreto del Ministero medesimo a società per azioni, con capitale pubblico, aventi come oggetto lo svolgimento di tale servizio.
I partecipanti al capitale delle società devono possedere determinati requisiti di professionalità determinati dalla legge ed i trasferimenti, per atto tra vivi, delle azioni delle società concessionarie, nonché le fusioni e le scissioni alle quali prendono parte tali società sono soggette, a pena di inefficacia, alla preventiva autorizzazione del Ministero delle finanze.
Premesso ciò, è evidente che i poteri e le facoltà di cui è titolare la società cui spetta l’esercizio del servizio nazionale di riscossione, caratterizzata necessariamente dai suddetti requisiti e dalle garanzie previste per i trasferimenti delle quote societarie, non possono in alcun modo essere esercitati da società partecipate o controllate da Equitalia S.P.A., i quali rappresentano soggetti terzi assolutamente estranei alla suddetta società a partecipazione pubblica.
A queste premesse si aggiunge, altresì, una ulteriore previsione della disciplina di riordino del servizio nazionale di riscossione, D.Lgs. 13.04.1999, n. 112, la quale stabilisce che uno dei requisiti valutati ai fini dell’affidamento in concessione è costituito, oltre alla capacità finanziaria, anche dalla capacità tecnica ed organizzativa, anche in relazione alle attività affidabili a terzi.
La disciplina prevede, quindi, la possibilità di organizzarsi nel modo più efficiente possibile per garantire l’efficienza e l’efficacia del servizio della riscossione.
A quanto è previsto dalla disciplina sul riordino del servizio nazionale di riscossione, si aggiunge che l’affidamento a privati di operazioni o fasi di supporto relative ai servizi oggetto di concessione che l’ente pubblico gestisce nel loro complesso, deve comunque essere improntata al rispetto della legge.
Questi operatori, della cui collaborazione la società cui spetta l’esercizio del servizio pubblico si avvale, rappresentati, come segnalato dall’Istante, da società partecipate o controllate dalla società incaricata del servizio pubblico, sono semplici esecutori di quote o fasi del servizio pubblico, i quali si occupano di momenti accessori rispetto alla gestione principale del servizio che dunque è solo completata ed integrata, ma non possono vantare a titolo derivativo la titolarità del servizio di riscossione, né i diritti di accesso disciplinati dal citato art. 18, aventi connotati tipicamente pubblicistici.
Se è possibile privatizzare alcune delle fasi strettamente materiali ed accessorie del servizio pubblico di riscossione delle entrate, prive di rilevanza sul piano degli effetti, non è possibile privatizzare quelle fasi e funzioni collegate alla gestione della riscossione delle entrate tributarie che consistono in attività con elevato contenuto autoritativo ed investigativo che, non sono comunque “privatizzabili”, quali, per l’appunto, quelle relative all’esercizio del diritto di accesso che non costituiscono né attività propedeutiche o di supporto, né meramente esecutive.
Il soggetto privato non subentra all’ente pubblico nei diritti e negli obblighi inerenti alla gestione del servizio di riscossione, quindi la titolarità del diritto di accesso, come dell’esenzione tributaria non si può trasferire a soggetti terzi, titolari semplicemente di rapporti contrattuali di diritto privato.
Alla luce di quanto premesso, va letto l’art. 18, comma 1, del D.Lgs. 112/1999, recante il riordino del servizio nazionale della riscossione (in attuazione della delega prevista dalla legge 28 settembre 1998, n. 337), il quale attribuisce ai soli concessionari del servizio nazionale della riscossione la facoltà di accesso ai dati rilevanti a tali fini detenuti da uffici pubblici, legittimamente utilizzabile come strumento informativo di carattere generale a disposizione dei soli concessionari, nell’ambito esclusivo dell’attività di riscossione mediante ruolo esercitata in via ordinaria e, quindi, esclusivamente per le specifiche finalità relative alla proficua attività ordinaria di riscossione mediante ruolo. Pertanto, solo se enti pubblici o titolari di un rapporto di concessione pubblica i privati possono accedere ai dati rilevanti presso gli uffici pubblici alle condizioni e con le modalità previste dal citato articolo 18.
Passando all’esame dell’aspetto fiscale della disciplina in esame, il comma 1 dello stesso articolo, autorizza i concessionari della riscossione ad accedere, “ai soli fini della riscossione mediante ruolo”, a tutti i dati rilevanti ai fini della riscossione mediante ruolo, anche se detenuti da uffici pubblici “gratuitamente”, con facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati, nonché di ottenere, in carta libera le relative certificazioni.
Quindi, la presa visione degli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati nonché l’estrazione di copia degli stessi sono gratuiti, sia se effettuati in modalità di accesso diretto che in modalità telematica.
Al contrario, la possibilità di ottenere le certificazioni relative ai beni dei debitori iscritti a ruolo e i loro coobbligati non è totalmente gratuita essendo prevista in modo espresso la sola esenzione dall’imposta di bollo, come si evince dalla lettera della norma che, prevedendo la facoltà per i concessionari di ottenere le certificazioni “in carta libera”, non stabilisce per le stesse anche la gratuità.
In definitiva, per il rilascio delle certificazioni ai concessionari del servizio nazionale di riscossione, previsto dall’art. 18 D.Lgs. 112, in via generale (per l’accesso a tutti gli uffici pubblici) ed in via ordinaria (nell’ambito dell’attività di riscossione ordinaria), spetta l’esenzione della sola imposta di bollo, con pagamento delle altre tasse e/o diritti previsti dalla legge.
Diversamente nell’ambito della attività di riscossione coattiva, per espressa disposizione dell’art. 47, comma 2 del D.P.R. 29.09.1973, n. 602 le certificazioni oltre ad essere esenti dall’imposta di bollo sono esenti anche da tutte le altre tasse e/o diritti essendo anche gratuite oltre che in carta libera.
Nello specifico, per l’accesso presso gli uffici comunali, vale, con gli opportuni adattamenti all’ordinamento della fiscalità locale, la disposizione di carattere generale di cui al citato art. 18 del D.Lgs. n. 112.
Quest’ultima nel prevedere ai fini della sola riscossione ordinaria mediante ruolo e per i soli concessionari del servizio nazionale della riscossione, la gratuità esclusivamente per gli accessi, diretti e telematici agli archivi amministrativi, finalizzati alla consultazione e alla estrazione di copia, stabilisce espressamente la sola esenzione dall’imposta di bollo per le certificazioni relative ai beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati, stante la esplicita previsione del rilascio “in carta libera” delle certificazioni stesse.
Di conseguenza il rilascio di tali certificazioni comporta l’esenzione dalla sola imposta di bollo mentre sarà dovuto il pagamento dei tributi speciali e/o dei diritti vari previsti dalla normativa relativa alla fiscalità locale, salva la previsione di esplicite esenzioni previste da norme speciali dell’ordinamento comunale e provinciale.
Per quanto sopra esposto, relativamente ai soggetti privati, terzi rispetto all’ente cui spetta l’esercizio nel servizio nazionale di riscossione (Equitalia S.P.A.), che abbiano in affidamento alcune fasi esecutive e/o strumentali del procedimento di riscossione mediante ruolo, si condivide l’interpretazione dell’istante, che ha prospettato l’inapplicabilità delle medesime esenzioni anche a detti soggetti e la loro estraneità al diritto di accesso come disciplinato dall’art. 18 D.Lgs. 112.

IL DIRETTORE REGIONALE
Hildegard Olga UNGERER





Prefettura Ufficio Territoriale del Governo di Genova


Prot. 125/2011/AREA 2 Genova, 27 gennaio 2011
Risp. 08.01.2011 - n. 216
All’Ufficio Anagrafe
del Comune di
ZOAGLI

Oggetto: Equitalia S.p.A. Accesso archivi anagrafici.

In esito alla nota sopradistinta, concernente l’oggetto, si fa presente, in via preliminare, che la riforma del diritto di riscossione, prevista dall’art. 3 del d.l. 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, nella legge 2 dicembre 2005, n. 248, ha ricondotto la relativa gestione e responsabilità della funzione in capo all’Amministrazione finanziaria che la esercita mediante una società pubblica.
Detta società concessionaria, denominata ora Equitalia S.p.A. (già Riscossione S.P.A), è autorizzata, ai sensi dell’art. 18 del d. l.vo n. 112/1999 “ad accedere agli uffici pubblici, anche in via informatica, con facoltà di prendere visione e di estrarre atti riguardanti i beni dei debitori”.
Ciò premesso, si comunica che, ad avviso di quest’Ufficio, esclusivamente alla società suindicata possa essere concesso di accedere agli archivi anagrafici di codesto Comune.
Si precisa, infine, che, con provvedimento 18 settembre 2008, il Garante per la protezione dei dati personali ha rappresentato che, non essendo ancora stato adottato il decreto attuativo di cui al terzo comma del suindicato art. 18, la Equitalia S.p.A. deve disciplinare il reperimento delle informazioni anagrafiche da parte delle società del gruppo (Agenzia delle Entrate e I.N.P.S.) e deve bloccare i collegamenti effettuati in assenza dei necessari presupposti normativi e delle idonee misure di sicurezza.
Inoltre il Garante ha prescritto che, dai sistemi informativi delle società del gruppo, devono essere cancellate le informazioni eccedenti o non pertinenti le finalità perseguite.

IL DIRIGENTE L’AREA 2
Vice Prefetto
(Battista)

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Titolo: Rilascio elenchi a concessionario riscossione tariffa rifiuti.
Argomento: REGOLAMENTO ANAGRAFICO
Data: 26/05/2006

Domanda: il Comune di Noceto (PR) dall'anno 2006 ha affidato il servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani anche relativamente all'applicazione e riscossione della tariffa rifiuti. In data odierna la suddetta società ha richiesto all'Ufficio Anagrafe di fornire " ...i dati personali dei cittadini residenti" come specificato di seguito: 1) ANAGRAFE ISTANTANEA (compresi i deceduti o emigrati negli ultimi 5 anni) Codice Individuale - Cognome e nome - Codice Fiscale - Data di nascita - Codice Famiglia - Relazione di parentela - nominativo del padre e della madre - Via e numero civico - eventuale data di morte, emigrazione, iscrizione A.I.R.E.) 2) ANAGRAFE STORICA - (movimenti avvenuti in un periodo delimitato tra due date parametrizzabili). Stessi dati richiesti per l'istantanea aggiungendo il tipo di movimento e la data di decorrenza). Analogamente al Quesito del 25/05/2005, si richiede se la società, pur gestendo un servizio per conto del Comune, possa richiedere tutto ciò, compresi i dati relativi alla paternità e maternità dei soggetti. Nella stessa richiesta si specifica che quanto richiesto avviene secondo le disposizioni dell'art. 19 del D. Lgs. 196/2003, ma da quanto esposto pare che la richiesta presentata vada ben oltre. In attesa di Vs. riscontro si porgono distinti saluti. l'Ufficiale d'Anagrafe

Risposta: La società che gestisce servizi di pubblica utilità può chiedere all’ufficio anagrafe il rilascio di quei dati che siano indispensabili allo svolgimento delle attività istituzionali. Tali dati possono essere rilasciati sotto forma di elenchi, alle condizioni e con le modalità di cui all’art. 34 del DPR 223/1989; in alternativa può essere consentito il collegamento per via telematica, permettendo esclusivamente la consultazione di quei dati che risultino indispensabili, pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità perseguite dalla società stessa. Per quanto riguarda il rilascio dei citati elenchi, il regolamento anagrafico non contiene indicazioni in merito alla quantità e qualità dei dati rilasciabili. Ad integrazione della disciplina anagrafica devono perciò essere richiamate le disposizioni dettate dal D. Lgs. n. 196/2003 riguardo al trattamento dei dati personali, ulteriormente integrate dalle successive disposizioni impartire dal Garante con provvedimento del 6.10.2005. Alla luce di tali premesse, la richiesta volta al rilascio dei suddetti elenchi dovrà indicare non solo i dati dei quali si chiede il rilascio, ma la specifica motivazione che giustifica tale rilascio. Per quanto riguarda in particolare i dati relativi a paternità e maternità, si richiama il disposto di cui all’art. 2 della legge 31.10.1955, n. 1064 “Disposizioni relative alle generalità in estratti, atti e documenti, e modificazioni all'ordinamento dello stato civile”. Ai sensi della citata norma, l'indicazione della paternità e della maternità sarà omessa in ogni altro atto (oltre agli estratti per riassunto degli atti di stato civile, ai certificati di stato civile, in tutti i documenti di riconoscimento ecc.) dichiarazione, denunzia o documento in cui sia prescritta dalle norme vigenti al momento della approvazione della legge in questione e nei quali la persona sia indicata per fine diverso da quello relativo all'esercizio di doveri o diritti derivanti dallo stato di legittimità o di filiazione. Perciò l’indicazione di tale dato sarà consentita se l’azienda dichiari che quel dato è necessario per l’esercizio di diritti o doveri derivanti dalla condizione di figlio (potrebbe essere necessario per applicare una tariffa agevolata ai figli o simili). Resta inteso che il rilascio degli elenchi non può tradursi in una duplicazione dell’anagrafe.

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Titolo: Decreto Legislativo 112/99 - Rilascio notizie anagrafiche.
Argomento: REGOLAMENTO ANAGRAFICO
Data: 08/06/2005

Domanda: L'E.T.R. - servizio riscossione tributi (Commissario Governativo) ambiti provinciali di: Catanzaro - Cosenza - Crotone - Reggio Calabria - Vibo Valentia – Salerno, con nota dell’08.02.2005 ha richiesto l’archivio anagrafico su supporto informatico ai sensi dell'art. 18 del D.Lgs. 112/99 del 13.04.1999 per reperire l’indirizzo esatto ove notificare ai contribuenti le cartelle esattoriali. Tanto premesso si chiede di conoscere se è possibile rilasciare l’archivio anagrafico su supporto informatico.

Risposta: L’art. 18, comma 1, del Decreto legislativo n. 112/1999, stabilisce che, ai soli fini della riscossione mediante ruolo, i concessionari sono autorizzati ad accedere, anche per via telematica, “…a qualsiasi ufficio e centro dell’Amministrazione Finanziaria, alle conservatorie dei pubblici registri immobiliari…. con facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati, nonché di ottenere, in carta libera, le relative certificazioni”. In relazione a tanto, il Garante ha osservato che “tale diritto si sostanzia nella facoltà di ottenere la visione o di estrarre copia degli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e dei coobbligati, nonché di ottenere, in carta libera, le relative certificazioni. La richiesta di accesso alle predette informazioni deve contenere, a pena di improcedibilità, l’indicazione del numero identificativo del ruolo sulla base del quale la stessa è presentata (D.M. 16.11.2000)”. L’art. 34 del D.P.R. 30.5.1989, n. 223, consente, invece, il rilascio, anche periodico, di elenchi degli iscritti nell’anagrafe della popolazione residente alle amministrazioni pubbliche che ne facciano richiesta per esclusivo uso di pubblica utilità. La successiva legge n. 63 del 17.3.1993, all’art. 2, estende la possibilità di attivazione dei collegamenti telematici con gli uffici anagrafici comunali a tutti gli organismi che esercitano attività di prelievo contributivo e fiscale, che erogano servizi di pubblica utilità o preposti all’informazione statistica pubblica, con l’osservanza dei principi di cui al D.P.C.M. 5.5.1994. In particolare, l’art. 4, comma 3, del D.P.C.M. citato, dispone che “….i dati, oggetto di scambio, devono rispondere alle esigenze degli adempimenti istituzionali dei singoli organismi e vengono definiti con provvedimenti degli organismi interessati…”. Alla luce di tanto si ritiene che la richiesta dell’Ente in questione potrà essere soddisfatta, di volta in volta, con il rilascio di elenchi e di supporti magnetici contenenti i soli dati strettamente necessari allo svolgimento delle attività istituzionalmente affidategli, fermo restando che non è consentito in nessun caso il trasferimento dell’anagrafe presso Enti diversi dal Comune. Da ultimo, si richiama l’attenzione sulla circolare M.I.D.C.S.D. n. 3 (2002) del 25.2.2002.
Il Dirigente dell’Area Anagrafe Castaldo




In via preliminare occorre distinguere nettamente fra il rilascio di certificazioni anagrafiche e il diritto di accesso alla banca dati anagrafica, nei limiti e con le cautele previste dalle vigenti disposizioni.
Le risposte fornite dall’Agenzia delle Entrate di Bologna e di Potenza, rispettivamente in data 22 dicembre 2010 e 11 gennaio 2011, agli interpelli presentati dai comuni di Modena e di Pignola (Pz), riguardano il trattamento tributario applicabile ai certificati anagrafici richiesti da Equitalia o da altri soggetti di diritto privato (società di capitali o simili), diversi dai concessionari del servizio nazionale della riscossione, cui vengono affidate alcune fasi esecutive e strumentali del procedimento di riscossione mediante ruolo; la questione relativa al diritto di accesso agli atti anagrafici da parte delle stesse società e le relative modalità non sono e non possono costituire oggetto dei suddetti interpelli, non rientrando tale materia nella sfera di competenza dell’Agenzia delle entrate, né del Ministero delle finanze.
Il presente commento si limita, pertanto, all’analisi delle pronunce da parte dei soggetti competenti in materia di trattamento fiscale dei certificati anagrafici richiesti dai concessionari della riscossione mediante ruolo e da altri soggetti incaricati della riscossione.
In estrema sintesi, la questione verte sostanzialmente sull’applicabilità dell’art. 18, comma 1, del decreto legislativo 13.04 1999, n. 112 e, in subordine, dell’art. 5, Tabella allegato B al d.P.R. n. 642/1972, e cioè dell’esenzione dall’imposta di bollo, ai certificati anagrafici richiesti da Equitalia, concessionaria nazionale del servizio di riscossione, nonché agli stessi certificati richiesti da soggetti diversi dal concessionario del servizio nazionale della riscossione, seppure impegnati a riscuotere somme che oggettivamente rientrano nell’elencazione dell'articolo 5 e pur agendo a vantaggio di uno degli enti ivi tassativamente indicati.
La risposta, chiara e univoca, data sia dall’Agenzia delle entrate di Bologna sia da quella di Potenza, è molto netta e tale da non ammettere dubbi: l’esenzione dall’imposta di bollo sui certificati anagrafici richiesti ai sensi e per gli effetti dell’art. 18 d.lgs. n. 112/1999 spetta solo ed esclusivamente ad Equitalia, in quanto unica concessionaria nazionale di riscossione.
Al contrario, nei confronti dei soggetti privati, terzi rispetto all’ente cui spetta la gestione del servizio nazionale di riscossione (e cioè Equitalia S.P.A.), che abbiano in affidamento alcune fasi esecutive e/o strumentali del procedimento di riscossione mediante ruolo, non può trovare applicazione l’esenzione dall’imposta di bollo prevista dall’art. 18, sopra citato.
Lo stesso dicasi per quanto riguarda il diritto di accesso (“facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti riguardanti i beni dei debitori iscritti a ruolo e i coobbligati”), anch’esso previsto dall’art. 18 in questione; diritto che, ai sensi di tale disposizione normativa, spetta anch’esso solo ad Equitalia.
Tuttavia, è doveroso osservare che, relativamente al diritto di accesso ai dati anagrafici da parte di soggetti privati (diversi da Equitalia) cui sono state affidate alcune fasi del procedimento di riscossione, poiché essi svolgono un’attività che rientra nella sfera di azione del concessionario nazionale di riscossione, questi soggetti privati non ai sensi dell’art. 18 d.lgs. n. 112/1999, ma in applicazione dell’art. 34 del d.P.R. n. 223/89, letto in combinato disposto con l’art. 1 del d.lgs. n. 165/2001 e con l’art. 22 della legge n. 241/90, oltre che dell’art. 43 del d.P.R. n. 445/2000, possono esercitare il diritto di accesso richiedendo informazioni, anche sotto forma di elenchi anagrafici, (in modalità telematica o cartacea), previa specificazione, nel contesto della richiesta, dei nominativi per i quali viene chiesto l’accesso. Questo consente di rispettare i principi di pertinenza, necessarietà e non eccedenza che trovano applicazione in materia di diritto di accesso.
In conclusione, tutti gli altri enti diversi da Equitalia, compresi i soggetti privati appaltatori con cui Equitalia ha stipulato un contratto di servizio (ad esempio, Poste Italiane), non godono di alcuna esenzione per l’ottenimento dei certificati anagrafici, mentre per il diritto di accesso, nei limiti e con le modalità di legge, occorre fare riferimento non all’art. 18 d.lgs. n. 112/1999, bensì all’interpretazione dell’art. 34 del d.P.R. n. 223/89, oltre che dell’art. 43 del d.P.R. n. 445/2000 che legittima l’acquisizione diretta e, quindi, l’accertamento d’ufficio di dati e informazioni detenuti dall’amministrazione certificante.
Resterebbe da esaminare la questione relativa ai diritti di segreteria. Purtroppo, in questa particolare materia, la questione appare terribilmente complessa!
Il Dipartimento delle entrate, Direzione centrale per la riscossione, prot. 1/2/54126 del 5 giugno 1998, richiamando il punto 7 delle Norme speciali, relative alla tabella D) allegata alla L. n. 604 dell’8.6.1962, ritiene che “le certificazioni richieste dai Concessionari del Servizio riscossione tributi rientrano nell’esercizio di una attività di diritto pubblico e ad esse è applicabile l’esenzione dai diritti di segreteria”. Questa interpretazione appare pienamente condivisibile.
Al contrario, l’Agenzia delle entrate di Potenza nel parere sopra riportato, afferma: “Di conseguenza il rilascio di tali certificazioni comporta l’esenzione dalla sola imposta di bollo mentre sarà dovuto il pagamento dei tributi speciali e/o dei diritti vari previsti dalla normativa relativa alla fiscalità locale, salva la previsione di esplicite esenzioni previste da norme speciali dell’ordinamento comunale e provinciale”. Sembra di poter concludere che il parere del 1998 del Dipartimento delle entrate abbia inquadrato correttamente la questione, richiamando una norma speciale dettata in materia di diritti di segreteria, mentre l’Agenzia delle entrate di Potenza abbia preso in esame esclusivamente la disposizione dell’art. 18 del d.lgs. n. 112/1999 che, in effetti, tratta solo dell’imposta di bollo, senza far riferimento al punto 7 delle Norme speciali, relative alla tabella D) allegata alla L. n. 604 dell’8.6.1962.




Premesso che i certificati richiesti direttamente da Equitalia sono esenti da bollo e da diritti di segreteria, come ampiamente rilevato in precedenza, le indicazioni contenute nella presente sezione sono riferibili esclusivamente alla richiesta di certificati da parte di soggetti diversi dal Concessionario del Servizio riscossione (Equitalia), che abbia ottenuto da quest’ultimo l’affidamento di alcune fasi del procedimento di riscossione coattiva
• Richiesta del certificato effettuata direttamente presso lo sportello anagrafico: il richiedente dovrà essere in possesso della prescritta marca da bollo dell’importo di euro 14,62 o pagare il relativo importo, nel caso in cui il comune abbia attivato il pagamento dell’imposta in modo virtuale, oltre, ovviamente, ai diritti di segreteria.
• Richiesta del certificato effettuata tramite servizio postale: se la richiesta di certificati anagrafici viene inviata tramite servizio postale e il richiedente non provvede all’assolvimento dell’imposta di bollo e ai diritti di segreteria, allegando la marca da bollo e l’importo dei diritti di segreteria, l’ufficiale d’anagrafe dovrà richiedere il pagamento di quanto dovuto con l’avviso che, in mancanza, opporrà un rifiuto scritto e motivato al rilascio del certificato richiesto.
• Richiesta del certificato effettuata tramite fax: se la richiesta di certificati anagrafici viene inviata tramite fax e dunque risulta inevitabilmente sprovvista di marca da bollo e diritti di segreteria, l’ufficiale d’anagrafe dovrà invitare il richiedente al pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria, con l’avviso che, in mancanza, opporrà un rifiuto scritto e motivato al rilascio del certificato richiesto.





IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE


COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le ……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. richiesta del certificato di ……. (residenza, oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, avanzata in qualità di soggetti privati, affidatari di alcune fasi esecutive del procedimento di riscossione mediante ruolo, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 18 del D.Lgs. 13.4.1999 n. 112; tuttavia, l’uso da Voi indicato non è pertinente al caso specifico. E’ stato chiarito di recente dall’Agenzia delle entrate che “le fattispecie di esenzione hanno carattere tassativo e non consentono alcuna estensione in via analogica (cfr. articolo 2, comma 1, lettera e, L. 80 del 7 aprile 2003, secondo cui “è vietata l’applicazione analogica delle norme fiscali che stabiliscono le esenzioni e le agevolazioni”). In tale ottica, le ditte di recupero crediti sono escluse dall'ambito soggettivo cui la norma agevolativa è indirizzata, circoscritto ai soli concessionari della riscossione (oggi Agenti della Riscossione) ed ai soli fini della riscossione mediante ruolo”. “… ciò che rileva ai fini dell’esenzione è la soggettività di chi riscuote, che deve necessariamente essere un “concessionario del servizio nazionale di riscossione”, oggi Agente di Riscossione (Equitalia Spa). In questo senso si è pronunciata, in data 22/12/2010, l’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale dell’Emilia Romagna – Settore Servizi e Consulenza – Ufficio Fiscalità generale in risposta all’interpello 909-615/2010 presentato, ai sensi dell’art. 11, legge 27.7.2000, n. 212, dal Comune di Modena.
Inoltre, sempre a parere dell’Agenzia delle Entrate “i poteri e le facoltà di cui è titolare la società cui spetta l’esercizio del servizio nazionale di riscossione, caratterizzata necessariamente dai suddetti requisiti e dalle garanzie previste per i trasferimenti delle quote societarie, non possono in alcun modo essere esercitati da società partecipate o controllate da Equitalia S.P.A., i quali rappresentano soggetti terzi assolutamente estranei alla suddetta società a partecipazione pubblica”
Questi operatori … non possono vantare a titolo derivativo la titolarità del servizio di riscossione, né i diritti di accesso disciplinati dal citato art. 18, aventi connotati tipicamente pubblicistici”. “Il soggetto privato non subentra all’ente pubblico nei diritti e negli obblighi inerenti alla gestione del servizio di riscossione, quindi la titolarità …. dell’esenzione tributaria non si può trasferire a soggetti terzi, titolari semplicemente di rapporti contrattuali di diritto privato”. Così si è espressa in data 11.01.2011 l’Agenzia delle Entrate, Direzione Regionale della Basilicata – Ufficio Consulenza in risposta all’interpello 918-60/2010 presentato, ai sensi dell’art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212, dal Comune di Pignola.
- Per il rilascio di ciascun certificato richiesto è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………



IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE


COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le ……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. richiesta del certificato di ……. (residenza, oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, avanzata in qualità di soggetti privati, affidatari di alcune fasi esecutive del procedimento di riscossione mediante ruolo, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato dell’art. 5 tab. allegato B d.P.R n. 642/1972; tuttavia, l’uso da Voi indicato non è pertinente al caso specifico. E’ stato chiarito, infatti, dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale dell’Emilia Romagna – Settore Servizi e Consulenza – Ufficio Fiscalità generale, con risposta in data 22/12/2010 all’interpello 909-615/2010 presentato, ai sensi dell’art. 11, legge 27.7.2000, n. 212, dal Comune di Modena che “le fattispecie di esenzione hanno carattere tassativo e non consentono alcuna estensione in via analogica (cfr. articolo 2, comma 1, lettera e, L. 80 del 7 aprile 2003, secondo cui “è vietata l’applicazione analogica delle norme fiscali che stabiliscono le esenzioni e le agevolazioni”).
Con particolare riferimento alla possibilità di applicazione dell’esenzione dall’imposta di bollo prevista dall’art. 5 tab. all. B d.P.R. n. 642/1972, al caso specifico della richiesta avanzata da soggetti diversi dai concessionari del servizio nazionale di riscossione, l’Agenzia delle Entrate nel citato interpello ha ritenuto che si debba concentrare l’attenzione sul quarto comma del citato art. 5 che “esenta in modo assoluto dall’imposta di bollo gli “atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo, per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extratributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni …., dei contributi e delle entrate extratributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell'opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”. “Anche in questo caso” prosegue l’Agenzia delle entrate, “ciò che rileva ai fini dell’esenzione è la soggettività di chi riscuote, che deve necessariamente essere un “concessionario del servizio nazionale di riscossione”, oggi Agente di Riscossione (Equitalia Spa). I soggetti diversi, seppure impegnati a riscuotere somme che oggettivamente rientrano nell’elencazione dell'articolo 5 e pur agendo a vantaggio di uno degli enti ivi tassativamente indicati, non godono dell’esenzione”. “Le certificazioni anagrafiche” rilasciate alle Ditte di recupero crediti (soggetti diversi dal concessionario del servizio nazionale di riscossione) “sconteranno dunque l’imposta di bollo ai sensi del combinato-disposto articoli 1, commi 1 e 4, comma 1, Tariffa, allegato A, parte prima, D.P.R. 642 del 26 ottobre 1972”.
- Per il rilascio di ciascun certificato richiesto è, dunque, necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………

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<< Carta intestata della società richiedente che ha avuto l’affidamento di alcune fasi del procedimento di riscossione coattiva >>


Al Comune di …………………….
Servizi Demografici
Ufficio Anagrafe

Oggetto: Accertamento d’ufficio dei dati anagrafici ai sensi dell’art. 34 d.P.R. n. 223/1989 e dell’art. 43, d.P.R. n. 445/2000.


Il sottoscritto ……………………….., in qualità di affidatario di alcune fasi del procedimento di riscossione coattiva per conto di …………………….. ente gestore di pubblico servizio, ai fini dell’espletamento di attività connesse ai propri compiti istituzionali, ai sensi dell’art. 34 d.P.R. n. 223/1989 e dell’art. 43 del d.P.R. n. 445/2000, chiede di acquisire le informazioni di cui al seguente prospetto, relative a persone iscritte nell’anagrafe della popolazione residente di codesto comune.

Dichiara che tali accertamenti sono necessari per …………………… (deve essere chiaramente specificato l’uso esclusivo di pubblica utilità).
Dichiara, infine, che i dati acquisiti verranno utilizzati esclusivamente per il procedimento di ………………………………………………

Data ………

Firma
……………………………..
Si prega di inviare la risposta tramite:
 fax n……………………………….
 e-mail ……………………………..
 servizio postale (in questo caso è necessario allegare la busta affrancata per la risposta)





COMUNE DI ………………………………….


Cognome e nome (1) Data e
luogo di nascita
(1) Indirizzo
(1) Conferma indirizzo/ Nuovo indirizzo/ Emigrazione-Irreperibilità
(2) Indicazione dell’intestatario scheda per i minori
(2) Note (eventuale decesso- segnalazione - discordanze sui dati identificativi)
(2)




















(1) Dati da compilare da parte dell’ente gestore
(2) Dati da compilare da parte del comune

Data ………. L’ufficiale d’anagrafe

………………………………
Top
Ospite
52ba





MessaggioInviato: Lun 10 Dic 2012 - 3:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

PARTE 3

Speciale imposta di bollo





D.P.R. 26.10.1972 n. 642 Disciplina dell'imposta di bollo.

Allegato A
TARIFFA (Parte I)
Atti, documenti e registri soggetti all'imposta di bollo fin dall'origine (tariffa allegata al D. M. 20 agosto 1992, che contiene anche le modifiche introdotte da ultimo dal comma 10 dell'art. 1-bis, D.L. 12 luglio 2004, n. 168 nel testo integrato dalla relativa legge di conversione).

Art. 1

1. Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali e certificati, estratti di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all'originale rilasciati dagli stessi: per ogni foglio: € 14,62

Art. 4

1. Atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei consorzi e associazioni, delle comuni, loro comunità montane e delle unità sanitarie locali, nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all'originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta: per ogni foglio: € 14,62

Allegato B
TABELLA
Atti, documenti e registri esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto

N.B. la Tabella Allegato B al d.P.R. n. 642/1972 e successive modificazioni non prevede alcuna tipologia di atti o certificati esenti dall’imposta di bollo per uso recupero crediti.

Art. 32 delle disposizioni di attuazione al codice di procedura penale
Recupero dei crediti professionali.

1. Le procedure intraprese per il recupero dei crediti professionali vantati dai difensori d'ufficio nei confronti degli indagati, degli imputati e dei condannati inadempienti sono esenti da bolli, imposte e spese.






AGENZIA ENTRATE Bologna, 22 maggio 2008
Direzione Regionale dell’Emilia Romagna
Ufficio Fiscalità generale

OGGETTO: Interpello 909/186/2008 – art. 11,legge 27 luglio 2000,n. 212.
COMUNE DI PONTE DELL’OLIO
Istanza presentata il 25/03/2008


Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’art. 5 del DPR n. 642 del 1972, è stato esposto il seguente

QUESITO

Il comune di Ponte dell’Olio rende noto, testualmente, che “si presentano presso gli uffici comunali “funzionari stragiudizali” dipendenti di aziende di recupero crediti (gestione del contenzioso), nella fattispecie per istituto di Credito privato con richiesta di ottenimento di certificati e stati di famiglia con esenzione dell’imposta di bollo citando l’articolo 5 della tabella allegata al DPR. 26/10/1972 n. 642.
Chiede come comportarsi.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

Ritiene che “tali certificati non rientrano nella fattispecie indicata in quanto la prevista esenzione dell’art. 5 è precipuamente indicata per l’applicazione di leggi tributarie e non per recupero di crediti a favore di Istituti privati”.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Si concorda con la soluzione prospettata dal Comune istante.

L’art. 5, Tabella DPR 642 del 26 ottobre 1972, infatti, esenta dall’imposta di bollo in modo assoluto, tra l’altro, gli “atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo”, nonché gli “atti e copie relativi al procedimento anche esecutivo per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extra tributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extra tributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell’opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”.

Gli atti di recupero crediti posti in essere da istituti di Credito non sono né oggettivamente né soggettivamente assimilabili ad alcuna delle voci oggetto di esenzione.

I certificati di parola saranno pertanto regolarmente soggetti ad imposta di bollo ai sensi dell’art. 1, comma 1, Tariffa, parte prima, DPR 642 del 26 ottobre 1972

IL DIRETTORE REGIONALE
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COMUNE DI PIANEZZA (Provincia di Torino)
Settore Amministrativo - Servizi Demografici

All’Ufficio Fiscalità Generale
della Direzione Regionale del Piemonte
TORINO


OGGETTO: Richiesta di Interpello – Legge 27 luglio 2001 n. 212.

Con la presente, per quanto di Vostra competenza, si pone a codesto Ufficio il seguente INTERPELLO concernente richieste di certificazione anagrafica:

“Pervengono a questo Ufficio Anagrafe richieste di certificati anagrafici, di cittadini residenti, effettuate da società di Recupero Crediti.
Queste società, che talvolta indicano nella loro istanza il possesso di un’autorizzazione di Pubblica Sicurezza, richiedono la certificazione di residenza ai sensi dell’art. 3 della Tabella B del d.P.R. 642/1972.
Poiché l'articolo 3 sopra citato, concerne: "Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare, esclusi gli atti di cui agli articoli 34 e 36 della tariffa e comprese le istanze e denunce di parte dirette a promuovere l'esercizio dell'azione penale e relative certificazioni. Documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall'imputato o incolpato"., pare allo scrivente che le società di recupero crediti, generalmente prestatori d’opera per conto di altri soggetti (banche, studi legali), non siano titolari di legittimazione processuale per esercitare l’azione penale nei confronti dei cittadini dei quali richiedono il certificato anagrafico, e di conseguenza non abbiano diritto all'esenzione dall’imposta di bollo per il rilascio del certificato richiesto.
E la stessa legittimazione parrebbe non sussistere se i certificati, richiesti dalle stesse società, fossero adibiti ad uso: "Art. 12 tab. B,del D.P.R. 642/1972 - procedimenti innanzi al giudice di pace".

Ringraziando, in attesa di ricevere cortese comunicazione in merito, si porgono Distinti Saluti.


Pianezza 08/04/2010 IL SINDACO
GAGLIARDI Ing. Claudio


AGENZIA ENTRATE Torino, 23 giugno 2010
Direzione Regionale del Piemonte
Settore Servizi e Consulenza
Ufficio Fiscalità generale


OGGETTO: Interpello 901-167/2010 - ART. 11, legge 27 luglio 2000, n.212.
COMUNE DI PIANEZZA
Istanza presentata il 12/04/2010

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’art. 1 del D.P.R. n. 642 del 1972, è stato esposto il seguente

QUESITO

Il comune istante chiede chiarimenti circa il trattamento tributario, ai fini dell’imposta di bollo, delle richieste di certificazione anagrafica presentate da società di recupero crediti.
In particolare, viene rappresentato che le società richiedenti i certificati anagrafici talvolta indicano nell’istanza il possesso di un’autorizzazione di pubblica sicurezza richiedendo, pertanto, la certificazione di residenza ai sensi dell’art. 3 della Tabella B di cui al D.P.R. 642 del 1972.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L’istante ritiene che le società di recupero crediti di cui si tratta non possano chiedere i certificati in esenzione dal momento che, in genere, sono prestatori d’opera per conto di altri soggetti (banche, studi legali) non processualmente legittimati ad esercitare l’azione penale nei confronti dei cittadini dei quali richiedono i certificati. Non troverebbe, pertanto, applicazione né l’esenzione di cui all’art. 3 del D.P.R. 642 del 1972, né quella di cui all’art. 12 della Tabella allegata allo stesso Decreto.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Ai sensi del combinato di cui agli artt. 1 del D.P.R. 642 del 1972 e 4 della Tariffa parte prima di cui allo stesso Decreto il rilascio di certificati anagrafici da parte del Comune è soggetto all’imposta di bollo.

L’art.1 del D.P.R. citato, infatti, prevede che oggetto dell’imposta siano tutti “gli atti, i documenti e i registri indicati nell’annessa Tariffa”.

In particolare, i certificati anagrafici sono ricompresi tra gli atti soggetti all’imposta fin dall’origine indicati nell’art. 4 della Tariffa pt. I di cui al D.P.R. suindicato, vale a dire tra gli “atti e provvedimenti degli organi della amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, loro consorzi e associazioni, delle comunità montane e delle unità sanitarie locali, nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all’originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta”.

L’Amministrazione finanziaria si è più volte pronunciata affermando sempre l’assoggettabilità fin dall’origine all’imposta di bollo delle certificazioni anagrafiche (in tal senso si vedano le seguenti Risoluzioni: prot. n.300612 del 9/12/1983, prot. n.301694 del 21/11/1986, prot.n.352014 del 19/10/1987, prot. n.352119 del 9/12/1987, prot. n. 811 del 22/4/1994, prot. n.851 del 22/4/1994, prot. n. 27 del 17/12/1994, prot. n. 135 del 5/6/1995, prot. n. 208 del 15/7/1995).

Alla regola generale sull’assolvimento dell’imposta di bollo fa, tuttavia, eccezione l’ipotesi in cui si ricada in una delle esenzioni tassativamente indicate dallo stesso Decreto o da Leggi speciali.

In tal senso si è recentemente espressa l’Amministrazione Finanziaria con la Circolare n. 25 del 29.03.2010 ribadendo che “i certificati in discorso possono essere rilasciati senza il pagamento dell’imposta di bollo se destinati a uno degli usi indicati nella tabella allegato B, annessa al citato D.P.R. n. 642 del 1972, recante l’elencazione degli atti e documenti esenti in modo assoluto dall’imposta, o nei casi previsti da leggi speciali”.

In particolare, l’art. 3 della Tabella allegata al già citato Decreto prevede l’esenzione in modo assoluto di “Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare, esclusi gli atti di cui agli artt. 34 e 36 della tariffa e comprese le istanze e denunce di parte dirette a promuovere l’esercizio dell’azione penale e relative certificazioni. Documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall’imputato o incolpato”.

Inoltre, sempre nella Tabella ma all’art. 12 è prevista l’esenzione in modo assoluto di “Atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla Corte costituzionale. Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie:

1) in materia di assicurazioni sociali obbligatorie ed assegni familiari;
2) individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego;
3) in materia di pensioni dirette o di reversibilità;
4) in materia di equo canone delle locazioni degli immobili urbani.

Atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti agli uffici del lavoro e della massima occupazione o previsti da contratti o da accordi collettivi di lavoro. Atti e documenti relativi all’esecuzione immobiliare nei procedimenti di cui ai nn. 1), 2) e 3) del secondo comma e dei provvedimenti di cui al terzo comma del presente articolo. Atti e provvedimenti dei procedimenti
innanzi al conciliatore, compreso il mandato speciale a farsi rappresentare ed escluse le sentenze”.

Tanto premesso, si ritiene che i certificati anagrafici richiesti dalle società di recupero credito siano da assoggettare all’imposta di bollo in quanto non vi sono specifiche disposizioni normative che ne consentano il rilascio in esenzione.


IL DIRETTORE REGIONALE
Vincenzo PALITTA

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R.M. – Dipartimento D.G. Tasse – n. 391983 del 28.01.1993

Le istanze e la documentazione allegata, presentate dagli interessati al fine di ottenere il rimborso di crediti per erroneo o maggior versamento dell’oblazione ex art. 35, ultimo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (*), scontano l’imposta di bollo ai sensi dell’art. 3 della Tariffa alleg. A) annessa al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642.
Infatti, l’oblazione riveste la natura giuridica di una causa di estinzione del reato e la somma che si versa è di fatto una semplice sanzione amministrativa, il cui pagamento ha per diretta conseguenza di degradare il reato in illecito amministrativo, estinguendone tutte le conseguenze di carattere penale.
Le caratteristiche appena delineate dell’oblazione non possono essere il alcun modo mutuate per individuare l’imposta, che va intesa, secondo l’accezione comune, come una prestazione obbligatoria in denaro, dovuta per un obbligo unilaterale al di fuori di qualsiasi schema contrattuale o penale.

(*) Legge 28.2.1985 n. 47 Art. 35. Procedimento per la sanatoria.
“La domanda di concessione o di autorizzazione in sanatoria deve essere presentata al comune interessato
(omissis)
Alla domanda devono essere allegati
(omissis)
c) un certificato di residenza, di data non anteriore a tre mesi nell'ipotesi di cui al terzo comma dell'articolo 34, nonché copia della dichiarazione dei redditi nell'ipotesi di cui al primo e al secondo comma dell'articolo 36




Come si è potuto notare, nella parte relativa alle norme che prevedono l’esenzione dall’imposta di bollo non è stato riportata alcuna disposizione della Tabella - Allegato B - al d.P.R. n. 642/72; il motivo è molto semplice: non esiste alcuna disposizione in proposito. In particolare, come ha avuto modo di chiarire l’Agenzia delle Entrate di Bologna, non può trovare applicazione l’art. 5 della predetta Tabella, spesso invocata nelle richieste di certificati anagrafici, poiché tali documenti “non sono né oggettivamente né soggettivamente assimilabili ad alcuna delle voci oggetto di esenzione”.
Alla stessa conclusione perviene anche l’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale del Piemonte che afferma: “Si ritiene che i certificati anagrafici richiesti dalle società di recupero credito siano da assoggettare all’imposta di bollo in quanto non vi sono specifiche disposizioni normative che ne consentano il rilascio in esenzione”.
Resta da esaminare quello che appare come l’unico caso di esenzione dall’imposta di bollo previsto dal nostro ordinamento giuridico in materia di recupero crediti, e cioè il recupero dei crediti professionali dei difensori d’ufficio, disciplinato dall’art. 32 delle disp. di attuazione al codice di procedura penale. La norma, sopra riportata nella sezione “NORMATIVA”, va letta e interpretata in senso strettamente letterale.
La disposizione è molto generica, poiché fa riferimento alle “procedure”. Da ciò si deve ritenere che nella previsione di esenzione dall’imposta di bollo possano rientrare anche i certificati anagrafici richiesti al fine di potere recuperare i crediti professionali vantati nell’ipotesi prevista dalla norma in questione. Tali documenti, infatti, fanno parte della procedura necessaria al recupero dei crediti professionali; occorre tuttavia fare attenzione, poiché si tratta di una disposizione applicabile esclusivamente ai procedimenti penali (ipotesi previste dal codice di procedura penale) e riguardanti i crediti professionali vantati dai soli difensori d’ufficio.






• Richiesta del certificato effettuata direttamente presso lo sportello anagrafico: il richiedente dovrà essere in possesso della prescritta marca da bollo dell’importo di euro 14,62 o pagare il relativo importo, nel caso in cui il comune abbia attivato il pagamento dell’imposta in modo virtuale, oltre, ovviamente, ai diritti di segreteria.
• Richiesta del certificato effettuata tramite servizio postale o fax: la richiesta di certificati anagrafici da parte di agenzie di recupero crediti viene inviata, in prevalenza, tramite servizio postale o fax; in questi casi o il richiedente provvede all’assolvimento dell’imposta di bollo (oltre ai diritti di segreteria), oppure l’ufficiale d’anagrafe dovrà inviare la richiesta del pagamento di quanto dovuto con l’avviso che, in mancanza, opporrà un rifiuto scritto e motivato al rilascio del certificato richiesto.
• Segnalazione all’Agenzia delle entrate: Nel caso in cui si abbia il fondato sospetto di trovarsi di fronte ad una evasione fiscale, a seguito della richiesta di un certificato anagrafico per un uso dichiarato difforme da quello che si può effettivamente presumere, qualora, da elementi intrinseci all'atto, possa emergere in maniera incondizionata che l'invocata norma d'esenzione è inconferente od erronea, l’ufficiale d’anagrafe può inoltrare formale segnalazione all’Agenzia delle entrate per gli eventuali controlli che l’Agenzia stessa ritenga di effettuare.






IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE


COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le ……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.



Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 5 tab. allegato B d.P.R n. 642/1972; tuttavia, l’uso da Voi indicato non è pertinente al caso specifico. E’ stato chiarito, infatti, dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale dell’Emilia Romagna – Ufficio Fiscalità generale, con risposta in data 22/05/2008 all’interpello 909/186/2008 presentato, ai sensi dell’art. 11, legge 27.7.2000, n. 212, dal Comune di Ponte dell’Olio che “L’articolo 5, Tabella B, d.P.R. 642 del 26 ottobre 1972, infatti esenta dall’imposta di bollo in modo assoluto, tra l’altro, gli “atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo”, nonché gli “atti e copie relativi al procedimento anche esecutivo per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extratributarie dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extratributarie di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi dell’opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”.
Gli atti di recupero crediti posti in essere da società di recupero crediti non sono né oggettivamente, né soggettivamente assimilabili ad alcuna delle voci oggetto di esenzione.
I certificati in parola saranno pertanto regolarmente soggetti ad imposta di bollo ai sensi dell’articolo 1, comma 1 Tariffa, parte prima, d.P.R. 642 del 26 ottobre 1972”.
- Per il rilascio del certificato richiesto è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
………………………………




IPOTESI DI RISPOSTA DELL’UFFICIALE D’ANAGRAFE

Prot. n. del


COMUNE DI ……
Ufficio Anagrafe
Prot. n. del

Spett. le ……………………..

OGGETTO: Richiesta certificazioni anagrafiche.

Con riferimento alla Vs. cortese nota in data …….., avente per oggetto la richiesta del certificato di residenza (oppure stato famiglia, ecc. ) a nome del Sig. ………………………, si comunica che:
- I certificati vengono emessi in bollo salvo che ne sia indicata, nella richiesta, una causa di esenzione prevista dalle norme vigenti (d.P.R 26.10.72 n. 642; D.M. 30.12.82 n. 955 e succ. modif.) ed a patto che tale causa di esenzione sia applicabile al caso concreto;
- Nella Vs. richiesta viene invocato l’art. 3 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72; tuttavia, l’uso da Voi indicato non sembra corretto e pertinente, in quanto ben difficilmente un certificato anagrafico può rientrare nella casistica prevista dall’art. 3 della Tab. all. B al d.P.R. n. 642/72 e successive modificazioni. E’ stato chiarito, infatti, dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale del Piemonte - Ufficio Fiscalità generale, con risposta in data 23/06/2010 all’interpello 901-167/2010 presentato, ai sensi dell’art. 11, legge 27.7.2000, n. 212, dal Comune di Pianezza che “…. i certificati anagrafici sono ricompresi tra gli atti soggetti all’imposta fin dall’origine indicati nell’art. 4 della Tariffa pt. I di cui al D.P.R. suindicato, vale a dire tra gli “atti e provvedimenti degli organi della amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, loro consorzi e associazioni, delle comunità montane e delle unità sanitarie locali, nonché quelli degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all’originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta”.
L’Amministrazione finanziaria si è più volte pronunciata affermando sempre l’assoggettabilità fin dall’origine all’imposta di bollo delle certificazioni anagrafiche (…..).
Alla regola generale sull’assolvimento dell’imposta di bollo fa, tuttavia, eccezione l’ipotesi in cui si ricada in una delle esenzioni tassativamente indicate dallo stesso Decreto o da Leggi speciali.
In particolare, l’art. 3 della Tabella allegata al già citato Decreto prevede l’esenzione in modo assoluto di “Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare, esclusi gli atti di cui agli artt. 34 e 36 della tariffa e comprese le istanze e denunce di parte dirette a promuovere l’esercizio dell’azione penale e relative certificazioni. Documenti prodotti nei medesimi procedimenti dal pubblico ministero e dall’imputato o incolpato”. ….
Tanto premesso, si ritiene che i certificati anagrafici richiesti dalle società di recupero credito siano da assoggettare all’imposta di bollo in quanto non vi sono specifiche disposizioni normative che ne consentano il rilascio in esenzione”.
- Per il rilascio del certificato richiesto è necessario far pervenire allo scrivente ufficio una marca da bollo da € 14,62, oltre all’importo dei diritti di segreteria fissati nella misura di € 0,52 (da inviare in contanti), ed una busta preaffrancata per la risposta.
Ad ogni buon fine, si fa presente che questa pubblica amministrazione, in ossequio ad un doveroso contrasto ad ogni possibile fenomeno di evasione fiscale, potrebbe decidere, come suo diritto/dovere, di segnalare all’Agenzia delle entrate, qualsiasi richiesta di certificazione in esenzione dal bollo, non sufficientemente suffragata da convincenti motivazioni di fatto e di diritto, e per cui sussista anche solo il dubbio di una possibile evasione fiscale.

Restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, si porgono, con l’occasione, distinti saluti.
L’Ufficiale d’Anagrafe
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MessaggioInviato: Lun 10 Dic 2012 - 3:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

PARTE 4

Speciale imposta di bollo





I cittadini stranieri e comunitari sono soggetti alle stesse norme in materia di imposta di bollo vigenti per i cittadini italiani; si richiamano, pertanto, il D.P.R. 26.10.1972 n. 642 e successive modifiche e integrazioni, con i relativi allegati.
Tuttavia, poiché la particolare condizione di cittadino straniero o comunitario comporta la necessità di produrre, oltre ai documenti amministrativi comuni a tutte le persone nei loro rapporti con la Pubblica Amministrazione e con i soggetti privati, anche una tipologia di documenti specifici, propri della condizione di cittadinanza, straniera o comunitaria, si ritiene utile esaminare tale documentazione in relazione alle norme sull’imposta di bollo.




Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale del Piemonte

OGGETTO: Interpello 901-232/2007-Art. 11, legge 27 luglio 2000, n.212
COMUNE DI TORINO
Istanza presentata il 14/05/2007

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l'interpretazione del d.P.R. n. 642 del 1972, è stato esposto il seguente

QUESITO

L'Ente pubblico istante rilascia, previa istanza del richiedente, l'attestazione di soggiorno permanente ai cittadini dell'Unione Europea, come disciplinato dall’articolo 16 del D. Lgs. n. 30 del 6 febbraio 2007.
A tal fine, si richiede un parere in merito al trattamento fiscale da applicare all'istanza prodotta dal richiedente, ai fini dell’imposta di bollo, rilevando al riguardo che il citato decreto legislativo non prevede alcun regime impositivo per il rilascio dall'attestazione di soggiorno.
Ciò premesso, la disciplina fiscale in materia di imposta di bollo, DPR n. 642/1972, stabilisce quale principio di carattere generale che il trattamento fiscale applicabile all’attestazione di soggiorno deve essere applicato anche all’istanza. Ne deriva, quindi, che se l’attestazione di soggiorno è soggetta ad imposta di bollo, lo stesso trattamento fiscale deve essere applicato all’istanza; viceversa qualora l’attestazione fruisse del regime di esenzione, analogo trattamento deve essere applicato all’istanza de qua.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L’interpellante ritiene che l’attestazione di soggiorno rientri tra gli atti soggetti ad imposta in conformità a quanto stabilito dall'art. 4 della tariffa, parte prima, allegata al DPR n. 642/1972 e conseguentemente lo stesso trattamento fiscale devesi applicare anche all’istanza de qua, ai sensi dell’art. 3 della citata tariffa, parte prima.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Preliminarmente si rileva l’inammissibilità dell’istanza in esame, ai sensi dell’art. 3, comma 1, del D.M. n. 209/2001, atteso che la stessa non è stata sottoscritta dal Sindaco legale rappresentante del Comune.
Si reputa, tuttavia, opportuno esaminare nel merito la questione descritta, rappresentando, ai sensi della circolare n. 99/2000, un parere che non è produttivo degli effetti propri dell'interpello previsto dal citato articolo 11 della legge n. 212/2000.
Il D. Lgs. 6 febbraio 2007 n. 30, concernente il diritto dei cittadini dell'Unione Europea e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri disciplina le modalità di circolazione, d’ingresso e soggiorno nonché le formalità amministrative dei cittadini dell’Unione.
L’art. 16 del richiamato decreto, dispone al comma 1 che: “A richiesta dell’interessato, il comune di residenza rilascia al cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea un attestato che certifichi la sua condizione di titolare del diritto di soggiorno permanente. L’attestato è rilasciato entro trenta giorni dalla richiesta, corredata dalla documentazione atta a provare le condizioni rispettivamente previste dagli artt. 14 e 15”.
Il DPR 18-01-2002, n. 54, testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di circolazione e soggiorno dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, prevede all’art. 5, comma 7 che i documenti e certificati necessari al rilascio o al rinnovo della carta di soggiorno siano rilasciati gratuitamente.
Parimenti, anche l’art. 17 del D. Lgs. n. 30/2007, ha statuito il rilascio gratuito, salvo il rimborso del costo degli stampati o del materiale utilizzato, della carta di soggiorno ai familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea.
Il legislatore fiscale quindi, ha manifestato espressamente, nei citati DPR n. 54/2002 e D. Lgs. n. 30/2007, la volontà di rilasciare gratuitamente la carta di soggiorno, fatti salvi i relativi oneri. Viceversa, tale manifestazione non risulta esplicitata dal legislatore nei confronti dell’attestazione di soggiorno, per cui si deve ritenere, nel silenzio della norma, che il documento de quo ricada nell’ambito degli atti di cui all’art. 4, parte prima, della Tariffa, del DPR n. 642/1972, soggetti ad imposta di bollo, per cui anche l’istanza subisce analogo trattamento fiscale, ai sensi dell’art 3 del citato decreto.


Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso
Risoluzione n. 279/E - Roma, 04 ottobre 2007

OGGETTO: Istanza di interpello – Art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212. Ministero dell’Interno – Trattamento ai fini dell’imposta di bollo dell’attestato di iscrizione anagrafica e dell’attestato di soggiorno permanente rilasciati ai cittadini comunitari ed ai loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea - Istanza presentata il 01/06/2007 – D.Lgs. n. 30 del 2007

Con l’interpello in oggetto, concernente l’applicazione dell’imposta di bollo sulle attestazioni d’iscrizione anagrafica e di soggiorno permanente, il Ministero dell’Interno ha esposto il seguente:

QUESITO

Il decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, di recepimento della direttiva comunitaria del 29 aprile 2004, n. 2004/38/CE, prevede che i cittadini dell’Unione europea, per soggiorni superiori a tre mesi nel territorio nazionale, hanno l’obbligo d’iscriversi all’anagrafe, dimostrando il possesso di determinati requisiti ai quali è subordinato il diritto di soggiorno (svolgimento di un’attività lavorativa; disponibilità di risorse economiche sufficienti; ecc.).
Il procedimento d’iscrizione anagrafica dei cittadini dell’Unione si conclude con il rilascio del relativo attestato che deve contenere il nome, l’indicazione della dimora dell’interessato e la data della richiesta d’iscrizione.
L’attestato viene consegnato all’interessato a seguito della verifica della dimora abituale e della sussistenza delle condizioni di soggiorno richieste ai cittadini dell’Unione.
Dopo 5 anni di soggiorno regolare e continuativo il cittadino dell’Unione e il suo familiare maturano il diritto di soggiorno permanente, che consente di soggiornare in Italia a prescindere dal possesso delle condizioni di soggiorno previste dal decreto legislativo del 6 febbraio 2007, n. 30.
La condizione di titolare del diritto di soggiorno permanente è anch’essa documentata da un attestato che l’interessato ha facoltà di richiedere al Comune.
Ciò premesso, il Ministero interpellante chiede di conoscere il trattamento tributario da riservare, ai fini dell’imposta di bollo, ai seguenti documenti (e relative istanze) rilasciati dal Comune:
• attestato di iscrizione anagrafica;
• attestato di soggiorno permanente.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L’istante fa presente, preliminarmente, che l’articolo 25 della direttiva comunitaria 2004/38/CE stabilisce che i documenti di cui si tratta sono rilasciati a titolo gratuito o dietro versamento di una somma non eccedente quella richiesta ai cittadini nazionali per il rilascio di documenti analoghi.
Viene altresì rappresentato che il decreto legislativo n. 30 del 2007, agli articoli 10 e 17, ha previsto il rilascio gratuito - fatto salvo il rimborso del costo degli stampati e del materiale usato – della “carta di soggiorno” e della “carta di soggiorno permanente” per i familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno stato membro dell’Unione europea.
Ciò premesso, ad avviso dell’interpellante, nel caso in esame possono prospettarsi le seguenti soluzioni:
1) esenzione dall’imposta di bollo: detta soluzione interpretativa si fonda sulla considerazione che gli attestati di iscrizione anagrafica e di soggiorno permanente hanno natura dichiarativa e non costitutiva di un diritto; inoltre non è fatto alcun obbligo al cittadino comunitario di dotarsi dell’attestato di soggiorno permanente, la cui richiesta è meramente facoltativa;
2) assoggettamento all’imposta di bollo: detta soluzione interpretativa discende dall’assimilazione dei predetti attestati ai certificati rilasciati dalla pubblica amministrazione. Quest’ultima soluzione potrebbe essere adottata qualora il principio della gratuità, introdotto dagli articoli 10 e 17 del D.Lgs. n. 30 del 2007 per il rilascio delle carte di soggiorno ai familiari di cittadini dell’Unione, non dovesse ritenersi applicabile anche ai documenti aventi analogo rilievo rilasciati ai cittadini dell’Unione.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Il d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, recante la “Disciplina dell’imposta di bollo”, all’articolo 3 della tariffa stabilisce che è dovuta, fin dall’origine, un’imposta nella misura di € 14,62 per le “… istanze … dirette agli uffici e agli organi dell’amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, … tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo o il rilascio di certificati, estratti, copie e simili”.
Il successivo articolo 4 della medesima tariffa prevede un uguale trattamento per gli “Atti e provvedimenti degli organi dell’amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, … rilasciati … a coloro che ne abbiano fatto richiesta.”.
Ciò posto, per stabilire il corretto trattamento tributario, ai fini dell’imposta di bollo, da applicare al caso in esame, è necessario procedere all’individuazione della natura che rivestono l’attestato di iscrizione anagrafica e quello di soggiorno permanente.
Il decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, ha dato attuazione alla direttiva comunitaria n. 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
In particolare, l’articolo 9 del decreto legislativo medesimo prevede al primo comma che: “Al cittadino dell’Unione che intenda soggiornare in Italia, ai sensi dell’art. 7, per un periodo superiore a tre mesi, si applica la legge 24 dicembre 1954, n. 1228, ed il nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223”. Il successivo comma 2 del medesimo articolo stabilisce che:
“…l’iscrizione è comunque richiesta trascorsi tre mesi dall’ingresso ed è rilasciata immediatamente una attestazione contenente l’indicazione del nome e della dimora del richiedente…”.
Ai sensi del comma 1 dell’articolo 14 del medesimo decreto legislativo “Il cittadino dell’ Unione che ha soggiornato legalmente e in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale ha diritto al soggiorno permanente non subordinato alle condizioni previste dagli articoli 7, 11, 12 e 13”, ed in forza di quanto previsto dall’articolo 16 del medesimo decreto “A richiesta dell’interessato il comune di residenza rilascia al cittadino di uno stato membro dell’Unione europea un attestato che certifichi la sua condizione di titolare del diritto di soggiorno permanente…”.
In sede di commento della predetta normativa, il Ministero dell’Interno, con la circolare n. 19 del 6 aprile 2007, ha affermato che “Il cittadino dell’Unione che intende soggiornare in Italia per un periodo superiore a tre mesi è tenuto ad iscriversi all’anagrafe della popolazione residente. Nei confronti del cittadino dell’Unione si applicano la legge ed il regolamento anagrafico. Al momento della richiesta di iscrizione viene rilasciata all’interessato un’attestazione …”.
La predetta circolare del Ministero dell’Interno ha, altresì, precisato che “Il cittadino dell’Unione che ha soggiornato legalmente e in via continuativa, per cinque anni, nel territorio nazionale acquisisce un diritto di soggiorno permanente. “…Per i soli cittadini dell’Unione, la relativa attestazione è rilasciata dal comune di residenza entro 30 giorni dalla richiesta dell’interessato…”.
Dal quadro normativo sopra delineato emerge, quindi, che ai cittadini dell’Unione che intendono soggiornare per un periodo superiore a tre mesi, si applica la legge 24 dicembre 1954, n. 1228 ed il regolamento anagrafico della popolazione residente approvato con d.P.R. n. 223 del 1989.
Atteso ciò, va rilevato che nell’istanza di interpello in esame, relativamente all’attestato di iscrizione anagrafica, il Ministero dell’Interno fa presente che “…non esiste un analogo documento previsto per l’iscrizione anagrafica dei cittadini italiani o stranieri, ai quali estendere in via analogica il regime fiscale”.
Al riguardo, si ritiene che la circostanza che nell’ordinamento italiano non sia rinvenibile un attestato che contenga, contemporaneamente, tutte le informazioni che si ritrovano nell’attestato di iscrizione anagrafica – circostanza, quest’ultima, riferibile anche all’attestato di soggiorno permanente - non rileva ai fini dell’applicazione dell’imposta di bollo, in quanto tali certificazioni sono riconducibili “agli atti e provvedimenti degli organi dell’amministrazione dello stato, delle regioni, delle province, dei comuni,…rilasciati… a coloro che ne abbiamo fatto richiesta...”, di cui all’articolo 4 della Tariffa del d.P.R. n. 642 del 1972 sopra citato, e, in quanto tali, scontano l’imposta di bollo fin dall’origine, nella misura di Euro 14,62.
L’eccezione formulata dal ministero istante, circa la possibilità di estendere ai documenti in esame la previsione normativa di cui all’articolo 17, comma 3 del D.Lgs. 30 del 2007, che dispone il rilascio gratuito della “carta di soggiorno permanente dei familiari”, si formulano le seguenti osservazioni.
La Direttiva comunitaria n. 2004/38/CE ha previsto che “l’attestato di iscrizione anagrafica”, il “certificato di soggiorno permanente”, la “ricevuta della domanda di una carta di soggiorno di familiare” e la “carta di soggiorno permanente” “…sono rilasciati a titolo gratuito o dietro versamento di una somma non eccedente quella richiesta ai cittadini nazionali per il rilascio di documenti analoghi” (articolo 25, comma 2).
Il legislatore nazionale, nel recepire la sopra indicata direttiva con il citato decreto n. 30 del 2007 ha previsto, per i familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, il rilascio gratuito della “carta di soggiorno” e quella di soggiorno permanente “….salvo il rimborso del costo degli stampati e del materiale usato per il documento” (articoli 10 e 17).
Nulla ha previsto, invece, per quanto concerne l’attestato di iscrizione anagrafica e l’attestato di soggiorno permanente richiesti da cittadini comunitari.
In ogni caso occorre precisare che il generico concetto di “gratuità”, affermato dall’articolo 25 della direttiva comunitaria n. 38 del 2004 e recepito dal d. lgs. 6 febbraio 2007, n. 30, agli articoli 10 e 17, non integra un’espressa previsione agevolativa in materia fiscale, ma è finalizzato a non gravare il cittadino del “costo del servizio” che la pubblica amministrazione sopporta per il rilascio dei documenti richiesti.
A tale riguardo, si osserva che l’Agenzia delle entrate per un’analoga fattispecie ha specificato che “… con il termine (…) “gratuitamente” il legislatore non ha inteso introdurre esenzioni in materia di imposta di bollo” (cfr. risoluzione n. 132/E del 13/11/2006).
Pertanto, si ritiene che anche per la “Carta di soggiorno” il regime di gratuità previsto dalla norma non vale a riconoscerne l’esenzione ai fini dell’imposta di bollo.
Si osserva, inoltre, che per esenzione si intende un enunciato normativo che sottrae all’applicazione del tributo ipotesi che dovrebbero esservi soggette in base alla definizione generale del presupposto. In materia tributaria possono essere considerate esenzioni solo quelle che il legislatore qualifica e disciplina espressamente come tali, quale che sia il rapporto logico tra caso esentato e disciplina generale. Le esenzioni costituiscono, quindi, previsioni normative di carattere eccezionale che, proprio per la loro peculiarità, non possono essere applicate per analogia oltre i casi espressamente previsti dal legislatore.
Del resto, quando il legislatore ha voluto esentare atti o documenti da qualsiasi tributo lo ha espressamente previsto, come nel caso, ad esempio, dell’articolo 13 del d.P.R. 18 gennaio 2002, n. 54, che prevede “l’esenzione da diritti o imposte per i documenti di espatrio”.
Pertanto, in assenza di una specifica previsione normativa, non risulta condivisibile l’interpretazione fornita dal Ministero interpellante, il quale propone di equiparare il trattamento tributario dell’attestato di iscrizione anagrafica e dell’attestato di soggiorno permanente, a quello riservato alla “carta di soggiorno” (artt.10 e 17 d.lgs. n. 30 del 2007).
Alla luce, quindi, delle argomentazioni proposte, si precisa che le certificazioni oggetto del presente interpello scontano l’imposta di bollo fin dall’origine, ai sensi del sopra citato articolo 4 della Tariffa del d.P.R. n. 642 del 1972, in quanto, come specificato, esse sono annoverabili tra gli atti e provvedimenti rilasciati dalla pubblica amministrazione dietro richiesta dell’interessato.
Di conseguenza, anche le relative istanze, in quanto “…dirette agli uffici e agli organi dell’amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, (…) tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo o il rilascio di certificati, estratti, copie e simili”, sono soggette all’imposta di bollo fin dall’origine, nella misura di Euro 14,62 ai sensi dell’articolo 3 della Tariffa allegata al d.P.R n. 642 del 1972.


Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso
Risoluzione n. 250/E - Roma, 17 settembre 2009

OGGETTO: Istanza di interpello – Imposta di bollo - rilascio della carta di soggiorno a favore dei familiari dei cittadini dell’unione non aventi la cittadinanza in uno stato membro - Richiesta parere

QUESITO

Il Ministero dell’Interno ha chiesto di conoscere il trattamento tributario ai fini dell’imposta di bollo applicabile al rilascio della carta di soggiorno a favore dei familiari del cittadino dell’Unione Europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DALL’ISTANTE

In merito al quesito posto, non è stata fornita alcuna soluzione interpretativa.

PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

Preliminarmente si osserva che, il decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, di attuazione della direttiva 2004/38/CE, del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa al diritto dei cittadini dell’unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri, all’articolo 3, comma 1, prevede che le disposizioni da esso recate si applicano “…a qualsiasi cittadino dell’Unione che si rechi o soggiorni in uno stato membro diverso da quello di cui ha la cittadinanza, nonché ai suoi familiari (…) che accompagnino o raggiungano il cittadino medesimo”.
Ai fini del predetto decreto, all’articolo 2 viene specificato che “…si intende per (…) familiare:
1) il coniuge;
2) il partner che abbia contratto con il cittadino dell’Unione un’unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari l’unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle condizioni previste dalla pertinente legislazione dello Stato membro ospitante;
3) i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge o partner di cui alla lettera b);
4) gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge o partner…”.
Il successivo articolo 10 del decreto in argomento, al comma 1, stabilisce che “…i familiari del cittadino dell’Unione non aventi la cittadinanza di uno Stato membro (…) trascorsi tre mesi dall’ingresso nel territorio nazionale, richiedono alla questura competente per territorio di residenza la «Carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione» …”.
La suddetta carta di soggiorno “…ha una validità di cinque anni…” (comma 4) e, il rilascio della stessa “…è gratuito, salvo il rimborso del costo degli stampati e del materiale usato per il documento” (comma 6).
Ciò posto, il termine “gratuito” utilizzato dal legislatore non integra una espressa previsione esentativa in materia tributaria, ma è semplicemente finalizzato a non far gravare sull’interessato l’intero costo del servizio che la pubblica amministrazione sopporta per il rilascio della carta di soggiorno.
Pertanto, si ritiene che il regime di gratuità previsto dalla norma non vale a riconoscerne l'esenzione ai fini dell'imposta di bollo.
Si osserva, inoltre, che per esenzione si intende un enunciato normativo che sottrae all'applicazione del tributo ipotesi che dovrebbero esservi soggette in base alla definizione generale del presupposto.
In materia tributaria possono essere considerate esenzioni solo quelle che il legislatore qualifica e disciplina espressamente come tali, quale che sia il rapporto logico tra caso esentato e disciplina generale.
Le esenzioni costituiscono, quindi, previsioni normative di carattere eccezionale che, proprio per la loro peculiarità, non possono essere applicate per analogia oltre i casi espressamente previsti dal legislatore.
Sulla base di tale premessa, ai fini dell’applicazione dell’imposta di bollo disciplinata dal DPR n. 642 del 26 ottobre 1972, non essendo prevista alcuna esplicita norma esentativa da tale tributo, si ritiene che il rilascio della carta di soggiorno in favore dei familiari di cittadino dell’Unione, non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, sia riconducibile agli “…Atti e provvedimenti degli organi dell’amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, (…) rilasciati (…) a coloro che ne abbiano fatto richiesta…” di cui all’articolo 4 della tariffa allegata al DPR n. 642 del 1972 e, pertanto, soggetto all’imposta di bollo nella misura di euro 14,62 per ogni foglio.
Per completezza, si precisa che anche le istanze volte a richiedere la suddetta carta di soggiorno devono essere presentate in bollo ai sensi dell’articolo 3 della citata tariffa in quanto “…Istanze (…) tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo…”.

***
Le Direzioni regionali vigileranno affinché le istruzioni fornite e i principi enunciati con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dagli uffici.


Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale del Piemonte – Fiscalità generale
Risoluzione Prot. 2006/16104 - Torino, 5 aprile 2006

OGGETTO: Interpello 901-61/2006-Art.11, legge 27 luglio 2000,n.212.
COMUNE DI CANNERO RIVIERA
Istanza presentata il 10/02/2006

Con interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione del DPR n. 642 del 1972, è stato esposto il seguente
QUESITO
L’Ente pubblico, facendo seguito ad un’istanza di interpello già presentata alla scrivente (n. 492/2005), relativa al rilascio di certificati anagrafici (residenza e stato di famiglia) alla Questura, da utilizzare a fini di rinnovo del permesso di soggiorno per i cittadini stranieri, prospetta un’ulteriore richiesta.
In particolare viene chiesto quale trattamento fiscale occorre applicare al rilascio dei suddetti certificati qualora essi siano richiesti direttamente dai cittadini stranieri (Comunitari ed Extracomunitari), anziché dalla Questura.
In tal caso occorrerebbe applicare rispettivamente le disposizioni legislative previste per i cittadini membri dell’Unione Europea (art. 5, comma 7, del DPR n. 54/2002) che prevedono l’esenzione dall’imposta di bollo e per i cittadini Extracomunitari (art. 9 del DPR n. 394/1999) che non prevedono alcuna esenzione dal tributo.
In alternativa si chiede se esista una normativa unica, che preveda per entrambi i cittadini l’esenzione dall’imposta di bollo.
SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE
L’istante, in relazione alla fattispecie prospettata, non fornisce alcuna soluzione.
PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Con riferimento al quesito prospettato, la scrivente conferma quanto già precedentemente esplicitato con l’interpello n. 492/2005 ed inviato al contribuente in data 8.2.2006, prot. n. 5947, nel quale si affermava che i suddetti certificati anagrafici se richiesti dalla Questura possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo, ai sensi dell’art. 16 della tabella, del DPR n. 642/1972, prescindendo dalla nazionalità dei cittadini stranieri.
Al contrario, qualora fossero i cittadini stranieri a richiedere i suddetti certificati anagrafici all’istante, occorrerà verificare preliminarmente l’area di appartenenza geografica dei richiedenti.
Per cui i certificati se sono richiesti da cittadini membri dell’Unione Europea si deve applicare l’art. 5, comma 7, del DPR n. 54/2002 che prevede il rilascio gratuito dei documenti e certificati necessari al rilascio o al rinnovo della carta di soggiorno; se richiesti, invece, da cittadini Extracomunitari occorrerà attenersi alle disposizioni del DPR 31/08/1999 n. 394 e alle modifiche apportate con il DPR 18.10.2004 n. 334, concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero. Tali disposizioni non prevedono alcun tipo di esenzione da imposta o diritti, per cui il rilascio dei predetti certificati non può avvenire in esenzione da imposta di bollo e conseguentemente gli stessi devono essere sottoposti a tassazione secondo la modalità stabilita dall’art. 4, parte prima, della Tariffa, del DPR n. 642/1972.
IL DIRETTORE REGIONALE





Titolo: Esenzione imposta di bollo e diritti di segreteria. Ambasciate straniere.
Argomento: CONSULTAZIONE ANAGRAFICA
Data: 07/11/2006

Domanda: La certificazione di stato di famiglia richiesta dall'Ambasciata del Belgio a Roma è soggetta ai diritti di segreteria, o va equiparata come richiesta di ente pubblico, e quindi esente da
diritti come previsto dall'art. 16 della Tab. All. B - D.P.R. 642/72? In attesa di cortese cenno di risposta alla presente si porgono distinti saluti. L'Ufficiale d'Anagrafe Delegato

Risposta: In relazione al quesito posto, occorre distinguere nettamente fra imposta di bollo e diritti di segreteria; si tratta, infatti, di fattispecie distinte, disciplinate da norme diverse. La disciplina dell’imposta di bollo è contenuta nel d.P.R. n. 642/1972 e le esenzioni sono elencate nella relativa tab. all. B o in altre disposizioni speciali; tali esenzioni non possono costituire oggetto di applicazione in via analogica. Per quanto riguarda, in particolare, l’esenzione dall’imposta di bollo prevista dall’art. 16 tab. all. B al d.P.R. n. 642/1972 che riguarda gli atti e documenti posti in essere da amministrazioni dello stato, regioni, province, comuni, purché vengano tra loro scambiati, questa non sembra applicabile alle certificazioni richieste da autorità diplomatiche o consolari straniere, soggetti che non possono essere equiparati alle Pubbliche Amministrazioni italiane.
Per quanto concerne i diritti di segreteria, occorre invece far riferimento alla legge n. 604/1962; le norme speciali contenute nella relativa tabella D prevedono, al punto 7, quanto segue: “Nessun diritto è dovuto per la scritturazione di attestati di povertà, per la legalizzazione di firme, … per gli atti richiesti d’ufficio nell’interesse dello Stato e dei servizi pubblici, e in generale in tutti quei casi nei quali le leggi ed i regolamenti dispongono che il rilascio debba farsi senza spesa”. Anche in tal caso, si ritiene che l’esenzione dai diritti di segreteria di cui al punto 7 della citata tab. D non possa essere applicata. Per un approfondimento della tematica appare, comunque, opportuno interpellare il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Titolo: Certificati Legge 326/2003 - Imposta di bollo.
Argomento: REGOLAMENTO ANAGRAFICO
Data: 20/04/2005

Domanda: Detrazione per i figli a carico di cittadini extra-comunitari. L'Agenzia delle Entrate ha fornito con circolare 22/04 chiarimenti in merito all’applicazione delle detrazioni per i figli a carico di cittadini extra comunitari residenti in Italia con riferimento alle disposizioni contenute nell'art. 21 comma 6bis del D.L. n. 269/03, convertito dalla L. 24 novembre 2003, n. 326. Tale articolo cita: "Se i figli dei lavoratori extra-comunitari sono residenti in Italia dovrà, invece, essere prodotta al sostituto la certificazione dello stato di famiglia rilasciato dagli uffici comunali". Vari uffici di consulenza al fine di evitare contestazioni da parte dell'Amministrazione finanziaria si attengono "letteralmente" alla disposizione invitando i cittadini extra comunitari a richiedere la certificazione agli uffici comunali. Noi, ufficiali d'anagrafe, come ci dobbiamo comportare? Il certificato di stato di famiglia lo dobbiamo rilasciare in esenzione da bollo ai sensi dell' art. 9 Tab. B) ?

Risposta: L’art. 21, comma 6-bis, della legge 326/2003 prevede che “A fini di controllo, il diritto alla deduzione per i figli a carico di cittadini extra-comunitari è in ogni caso certificato nei riguardi del sostituto di imposta dallo stato di famiglia rilasciato dal comune, se nella relativa anagrafe i figli di tali cittadini sono effettivamente iscritti, ovvero da equivalente documentazione validamente formata nel Paese d'origine, ai sensi della legge ivi vigente, tradotta in italiano ed asseverata come conforme all'originale dal consolato italiano nel Paese di origine”. Il DPR 26/10/1972, n. 642, all’Allegato B, punto 9, prevede che i documenti in materia di assegni familiari sono esenti dall’imposta di bollo. Considerato, da un lato, che il citato art. 21 non specifica che l’atto debba essere in bollo e, dall’altro, la previsione di cui all’Allegato B, sembrerebbe che la certificazione in parola non sia soggetta all’imposta di bollo. Tuttavia, sulla tematica, appare opportuno acquisire l’autorevole parere dell’Agenzia delle Entrate. Peraltro, è da precisare che il rilascio delle certificazioni e delle attestazioni anagrafiche da parte dell’Ufficiale di anagrafe è soggetto, sin dall’origine, all’assolvimento dell’imposta di bollo. In caso di esenzione, spetta al soggetto richiedente dichiarare il relativo uso ed indicare la norma di riferimento che dispone il diritto all’esenzione, in quanto l’agevolazione non può essere presunta dall’operatore del servizio anagrafico. L’obbligo a carico dell’Ufficiale di anagrafe consiste nell’indicare espressamente sul documento che rilascia il caso di esenzione dall’assolvimento dell’imposta di bollo, l’uso e l’articolo della tabella all. B del D.P.R n. 642/1972 o della norma speciale di riferimento. IL DIRIGENTE DELL' AREA ANAGRAFE Castaldo




La vigente normativa in materia di imposta di bollo non prevede esenzioni o agevolazioni fiscali genericamente riferibili alla condizione di cittadino straniero; vige, piuttosto, la regola secondo cui l’imposta di bollo, come tutte le imposte, si applica a tutte le persone indistintamente, senza alcuna eccezione legata alla cittadinanza.
Tuttavia, poiché si tratta di un’imposta “cartolare”, sarà utile prendere in considerazione le diverse tipologie di documenti, nonché l’uso degli stessi, che sono tipici dei procedimenti amministrativi relativi a cittadini stranieri o comunitari; naturalmente, con particolare riferimento ai procedimenti e alla documentazione propria dei servizi demografici.

• Cittadini comunitari

La questione che si è posta fin dall’entrata in vigore del D.lgs. n. 30/2007 riguarda il regime fiscale degli attestati e delle relative istanze che la predetta normativa ha istituito in attuazione delle disposizioni della Direttiva comunitaria 2004/38/CE.
a. Ricevuta della richiesta di iscrizione anagrafica, contenente anche la comunicazione di avvio del procedimento (Allegato 1 alla Circolare ministeriale n. 45/2007): esente dall’imposta di bollo.
b. Attestazione di iscrizione anagrafica di cittadino dell’Unione europea e relativa istanza (Allegato 2 alla Circolare ministeriale n. 45/2007): soggette all’imposta di bollo da euro 14,62.
c. Attestazione di soggiorno permanente per i cittadini dell’Unione europea e relativa istanza (Allegato 3 alla Circolare ministeriale n. 45/2007): soggette all’imposta di bollo da euro 14,62.

Per quanto riguarda, in particolare, le istanze che il cittadino comunitario o il suo familiare presentano in modalità “formale” e cioè per iscritto, l’art. 3 della Tariffa allegata al D.P.R. n. 642/1972 e successive modificazioni e integrazioni non offre possibilità di eludere l’obbligo fiscale; la previsione di legge è comprensiva di ogni tipologia di “istanza”: “Ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica. Istanze, petizioni, ricorsi e relative memorie diretti agli uffici e agli organi, anche collegiali dell'Amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, loro consorzi e associazioni, delle comunità montane e delle unità sanitarie locali, nonché agli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, tendenti ad ottenere l'emanazione di un provvedimento amministrativo o il rilascio di certificati estratti, copie e simili: per ogni foglio: euro, 14,62”.
E’ evidente che, tutte le istanze dirette ad una pubblica amministrazione sono soggette all’imposta di bollo, con l’eccezione e, quindi, l’esenzione dal pagamento dell’imposta in caso di uso esente per disposizione di legge. Di conseguenza, se è soggetto al bollo l’attestato, sarà soggetta al bollo anche l’istanza per ottenerlo.
L’interpretazione sul corretto regime fiscale degli attestati e delle relative istanze è stata confermata dalle pronunce di diverse Agenzie delle entrate del Ministero delle Finanze, sopra riportate (in particolare, si evidenzia la Risoluzione n. 279/E del 4 ottobre 2007 della Direzione Centrale Normativa e Contenzioso).
Occorre, tuttavia, osservare che il “bollo” è un’imposta di tipo cartolare, per cui solo i documenti scritti, sia su carta che su supporti informatici, sono soggetti al pagamento di tale imposta.
È scontato che gli attestati rilasciati dall’ufficiale d’anagrafe non possono essere rilasciati se non con modalità “formale”, e cioè redatti su carta (eventualmente anche su supporto informatico, ma comunque avente le caratteristiche del “documento”).
Per quanto riguarda, invece, l’istanza con la quale si richiede il rilascio dell’attestato, nessuna norma impone all’ufficiale d’anagrafe di pretendere che l’interessato presenti domanda scritta, piuttosto che in forma verbale (modalità “informale”). Ne consegue che, qualora il cittadino si avvalga della possibilità di presentare domanda in forma verbale, il bollo non potrà essere chiesto, mancando il presupposto fondamentale per l’assolvimento di tale imposta che è la presenza del “documento”.
Su questo specifico aspetto si ritiene utile citare una vecchia risoluzione del Ministero delle finanze del 12 giugno 1979, n. 291676, con la quale si afferma: “per quanto concerne la possibilità o meno di rivolgersi oralmente agli uffici della pubblica amministrazione per chiedere – come nel caso in esame – il rilascio di un certificato, di un attestato, ecc., si precisa che la vigente legge di bollo (come del resto anche la precedente) non obbliga il contribuente a rivolgersi per iscritto agli organi della pubblica amministrazione, ma stabilisce che il tributo si rende dovuto qualora l’istanza assuma la forma scritta ed in mancanza di una esplicita norma esentativa che deroghi al disposto dell’art. 5 della Tariffa allegato A al menzionato decreto presidenziale n. 642 del 1972”.

• Cittadini extracomunitari

Per quanto riguarda i cittadini extracomunitari, la questione relativa all’imposta di bollo si pone, in particolare, in occasione della richiesta di certificazioni da utilizzare a fini di rinnovo del permesso di soggiorno o per il rilascio di “nulla osta” o, comunque, per soddisfare le esigenze istruttorie delle procedure di competenza delle Questure.
In questi casi, risulta utilissimo e determinante il parere espresso dall’Agenzia delle entrate - Direzione Regionale del Piemonte, del 5 aprile 2006 (sopra riportata), in cui si afferma che le vigenti disposizioni non prevedono “alcun tipo di esenzione da imposta o diritti, per cui il rilascio dei predetti certificati non può avvenire in esenzione da imposta di bollo”.
Nello stesso parere, si fa riferimento ad un parere precedente, fornito allo stesso comune e che si conferma, nel quale si affermava che i suddetti certificati anagrafici, se richiesti dalla Questura, possono essere rilasciati in esenzione da imposta di bollo, ai sensi dell’art. 16 della tabella, del DPR n. 642/1972, prescindendo dalla nazionalità dei cittadini stranieri.
In conclusione:
- la Questura (come lo Sportello unico dell’immigrazione e ogni altra Pubblica Amministrazione) ha l’obbligo giuridico di acquisire i dati anagrafici d’ufficio o, in alternativa, di chiedere, sempre d’ufficio, i certificati anagrafici; in questo caso i certificati non sono soggetti al pagamento dell’imposta di bollo, in quanto scambiati fra pubbliche amministrazioni (art. 16, Tabella all. B al d.P.R. n. 642/1972).
- Se il certificato anagrafico, pur essendo destinato alla Questura (o allo Sportello unico) che lo ha richiesto, viene rilasciato all’interessato, cittadino italiano o straniero, il certificato è soggetto al pagamento dell’imposta di bollo, oltre ai diritti di segreteria.

Le certificazioni anagrafiche da allegare alle istanze di cittadinanza



Finora si è fatto riferimento alla certificazione anagrafica da presentare alla Questura o allo Sportello unico dell’immigrazione presso la Prefettura a corredo delle pratiche di rilascio o rinnovo del titolo di soggiorno. Un riferimento specifico è comunque necessario anche per la documentazione da allegare alle istanze di acquisto della cittadinanza italiana da presentare al Ministero dell’interno (per il tramite della Prefettura territorialmente competente) e più in generale alle certificazioni anagrafiche da produrre nel contesto di qualunque procedimento connesso alle vicende di cittadinanza. Non essendovi disposizioni esentative per la fattispecie in esame, la certificazione anagrafica (di norma certificato di residenza storico, certificato di stato di famiglia, ma anche ogni altra eventuale certificazione anagrafica, ivi inclusa la certificazione di cittadinanza) sono soggette all’imposta di bollo fin dall’origine.
Si ricorda, inoltre, che a seguito delle modifiche in materia di cittadinanza introdotte dalla legge 15 luglio 2009 n. 94 (“Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”) al cittadino che intende presentare istanza di acquisto della cittadinanza italiana non è consentito avvalersi dell’autocertificazione. “L’art. 1 della nuova legge al comma 12 ha introdotto inoltre l’art. 9 bis in base al quale alle domande di cittadinanza, sia per matrimonio che per residenza – così come alle dichiarazioni di elezione, acquisto e rinuncia – deve essere allegata la certificazione comprovante il possesso dei requisiti, che non potranno quindi più essere autocertificati anche da parte dei cittadini comunitari”; così si legge nella circolare prot. n. 10652 del 6.8.2009 del Ministero dell’interno - Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione – Direzione centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze.





• Richiesta del certificato effettuata direttamente presso lo sportello anagrafico: si tratta senza dubbio dell’ipotesi più frequente. Il richiedente dovrà essere in possesso della prescritta marca da bollo dell’importo di euro 14,62 o pagare il relativo importo, nel caso in cui il comune abbia attivato il pagamento dell’imposta in modo virtuale, oltre, ovviamente, ai diritti di segreteria.
• Richiesta del certificato effettuata tramite servizio postale o fax: la richiesta di certificati anagrafici da parte di privati potrebbe essere inviata anche tramite servizio postale o fax; in questi casi o il richiedente provvede all’assolvimento dell’imposta di bollo (oltre ai diritti di segreteria), oppure l’ufficiale d’anagrafe dovrà inviare la richiesta del pagamento di quanto dovuto con l’avviso che, in mancanza, opporrà un rifiuto scritto e motivato al rilascio del certificato richiesto.
• Segnalazione all’Agenzia delle entrate: Nel caso in cui si abbia il fondato sospetto di trovarsi di fronte ad una evasione fiscale, a seguito della richiesta di un certificato anagrafico per un uso dichiarato difforme da quello che si può effettivamente presumere, qualora, da elementi intrinseci all'atto, possa emergere in maniera incondizionata che l’invocata norma d’esenzione è inconferente od erronea, l’ufficiale d’anagrafe può inoltrare formale segnalazione all’Agenzia delle entrate per gli eventuali controlli che l’Agenzia stessa ritenga di effettuare.








QUESTURA DI ………..
Provincia di …………………….

Prot.
Al Comune di …………………….
Servizi Demografici
Ufficio Anagrafe

Oggetto: Procedura di rilascio/rinnovo del titolo di soggiorno. Acquisizione d’ufficio della certificazione anagrafica. Art. 43 d.P.R. n. 445/2000.


Al fine di procedere all’istruttoria del procedimento di rilascio/rinnovo del titolo di soggiorno avviata dal/la Sig./ra …………………………………………… nato/a a ……………………………
il …………………. residente in ……………………………. Via/Piazza ………………… n. …
si chiede, ai sensi dell’art. 43 del d.P.R. n. 445/2000, l’invio dei seguenti documenti a nome di ………………………….. nato/a a ……………….. il ……………………………
residente in Codesto Comune:

[ ] Certificato di residenza
[ ] Certificato di stato di famiglia;
[ ] Certificato cumulativo di residenza e stato di famiglia
[ ] Certificato storico di residenza alla data del ..............
[ ] Certificato storico di stato di famiglia alla data del ....................
[ ] …………………………………………………………………………….

La certificazione richiesta può essere trasmessa tramite
 fax n. ………./…………..
 e-mail ………………….@...........................
 PEC ………………….@..............................
 servizio postale

Per eventuali chiarimenti si può contattare il Sig./Dr. ……………………… al n. ……../…………..

I documenti richiesti debbono essere rilasciati in esenzione dall’imposta di bollo ai sensi dell’art. 16 Tab. all. B D.P.R. 642/1972.

Distinti saluti.


Luogo e data
Firma
……………………………………….
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bc7d





MessaggioInviato: Mar 23 Apr 2013 - 7:26 am    Oggetto: Rispondi citando

Domanda banale: il contrassegno telematico di euro 14,62 da applicare su un certificato anagrafico, può avere data non recente (esempio 2009?)
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diego



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MessaggioInviato: Mar 23 Apr 2013 - 7:31 am    Oggetto: Rispondi citando

no, a causa dell'inflazione! Laughing
perchè no? a volte la data a stampa trae in inganno (il suo scopo sarebbe di consentire di verificare l'imposta di bollo venga assolta sin dall'origine dell'atto su cui venga apposta)... io non vedrei, insomma, problemi.
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Diego Mosè Moro
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pak



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MessaggioInviato: Ven 03 Mag 2013 - 9:27 am    Oggetto: R.M. 451010 Rispondi citando

Qualche anima santa è in possesso della R.M. 28 giugno 1988, n. 451010? Dovrebbe essere una risoluzione del Ministero delle Finanze che riguarda l'imposta di bollo sui certificati da far pervenire agli avvocati.
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uno qualunque



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MessaggioInviato: Ven 03 Mag 2013 - 9:46 am    Oggetto: Re: R.M. 451010 Rispondi citando

pak ha scritto:
Qualche anima santa è in possesso della R.M. 28 giugno 1988, n. 451010? Dovrebbe essere una risoluzione del Ministero delle Finanze che riguarda l'imposta di bollo sui certificati da far pervenire agli avvocati.


Se c'è una cosa facile da trovare, è la documentazione tributaria:
http://def.finanze.it/DocTribFrontend/getPrassiDetail.do?id=9E62133A-EF15-4E3B-A802-6924479390E5.
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54de





MessaggioInviato: Mar 16 Lug 2013 - 1:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi e' stato richiesto da un avvocato un certificato di residenza in carta libera
ai sensi dell'art. 10 legge 533/1973
http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1973-08-11;533~art25!vig=

a mio avviso invece il bollo ci va, che ne pensate?
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falcoang
5e53





MessaggioInviato: Gio 18 Lug 2013 - 8:39 am    Oggetto: Rispondi citando

colleghi, l'autentica della firma sulla busta che contiene l'espressione di voto per l'elezione degli organi di organizzazioni professionali (ex d.p.r. n.169 del 2005) secondo voi è esente dall'imposta dibollo
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Sereno.SCOLARO



Registrato: 27/09/02 08:22
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MessaggioInviato: Gio 18 Lug 2013 - 1:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

E' ancora vigente la normativa del 1993?

Per l'autenticazione apposta sulla busta: e' prevista nella Tabella allegato B) al dPR 26/10/1972, n. 642? La risposta e' palesemente negativa, per cui trovano applicazione le "regole generali", cioe' lì'assoggettamento.
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Sereno SCOLARO
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c351





MessaggioInviato: Mer 31 Lug 2013 - 5:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

un avvocato può richiedere un certificato cumulativo res/stato di famiglia di un residente chiedendo l'esenzione dall'imposta di bollo per "uso pratiche di divorzio"? ovviamente per conto di qualcun altro?
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Valter



Registrato: 06/02/08 11:56
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MessaggioInviato: Gio 01 Ago 2013 - 7:44 am    Oggetto: Rispondi citando

L'esenzione dal bollo dipende dall'uso, non dal richiedente.
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